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Cronaca

  • A Parma 162 infrazioni nell’autotrasporto primi sette mesi 2026

    A Parma 162 infrazioni nell’autotrasporto primi sette mesi 2026

    Nei primi sette mesi del 2026, la Polizia Locale di Parma ha controllato 65 veicoli industriali lungo le principali arterie, contestando 162 infrazioni tra cronotachigrafo, velocità e riposi. Tra i casi più gravi, la manomissione dei sigilli di un sistema Kitas.

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Autotrasporto

    Ram vuole intercettare i traffici con l’Asia


    Rete Autostrade Mediterranee, società in house del ministero dei Trasporti, ha tenuto una giornata di studio incentrata sulla Via della Seta, un progetto che rappresenta un'opportunità per il nostro Paese ma che al tempo stesso solleva interrogativi e che richiede un approccio onnicomprensivo. "La Cina, pur rappresentando un importante partner commerciale nazionale, sul quale peraltro soffriamo un cronico deficit della bilancia commerciale attestatosi a circa 11 miliardi di euro nel 2018, non è tuttavia il mercato di riferimento per l'Italia (circa il 5,7% del totale dell'import/export italiano in valore ed il 2,1%) con quote decisamente inferiori rispetto ai principali partner UE e dell'area mediterranea", spiega la società. Degli attuali traffici Italia-Cina, la quasi totalità dei volumi viaggia via mare, mentre una quota significativa del valore dell'interscambio merci, oltre il 22% delle importazioni e circa il 50% delle esportazioni, è trasportata via cargo aereo.
    L'analisi svolta dalla società romana sull'offerta di servizi marittimi container di linea tra Europa e Far East ha evidenziato che il 60% della capacità offerta è relativo a compagnie armatoriali europee e che la capacità container allocata nel periodo 2018/2010 è cresciuta solo del +4%, rispetto al +10% del collegamento Far East-Nord Atlantico e al +16% di quello intra-regionale in Estremo Oriente. Elementi cui si aggiungono i dati presentati dall'amministratore delegato Ennio Cascetta, che mostrano come le meganavi portacontainer (da oltre 15mila teu) sulle rotte Asia-Europa siano prevalentemente impiegate verso i porti del Nord Europa, mentre il Mediterraneo è scalato per il 94% da servizi con navi di taglia massima entro i 15mila teu.
    Tali analisi hanno costituito la base degli interrogativi e delle osservazioni emerse durante la giornata di lavoro. Innanzitutto la questione del fabbisogno di grandi progetti portuali di accessibilità marittima, in aggiunta a quelli attualmente in corso o programmati. Cascetta e gli altri partecipanti al confronto hanno sottolineato come non appaia urgente programmare nuovi grandi progetti portuali infrastrutturali dedicati al traffico container, bensì l'attenzione dovrebbe concentrarsi per lo più sulla conquista di quote di mercato che transitano attualmente sulla rotta Asia-Nord Europa, incrementando l'accessibilità terrestre dei nostri scali e promuovendone la piena integrazione intermodale ai corridoi Transeuropei che corrono verso i mercati centro-settentrionali del Vecchio Continente.
    Il secondo punto di discussione è stato incentrato sulla necessità di massimizzare il valore aggiunto che l'eventuale aumento dei traffici da e per la Cina potrebbe generare per l'ecosistema economico e sociale nazionale. In tal senso, nel caso in cui tali traffici siano di natura di mero attraversamento, e considerata l'ormai prossima saturazione di alcune direttrici fondamentali dell'import-export nazionale, in primis i valichi alpini, è emersa l'opportunità di orientare gli eventuali investimenti cinesi, e quindi le conseguenti movimentazioni di traffici, in attività che richiedano lavorazioni industriali, logistiche e manipolazioni da effettuare in Italia permettendo ricadute territoriali, anche in termini occupazionali, sul territorio nazionale.
    Nonostante i tanti interrogativi ancora aperti, è indubbio secondo quanto emerso dall'incontro organizzato da Rete Autostrade Mediterranee che la Cina rappresenti un'opportunità per il nostro Paese: è il principale partner commerciale dell'Italia con il Far East (31,6% in volume e 47,5% in valore), ha ancora buone prospettive di crescita e il crescente flusso di investimenti produttivi cinesi in Africa, in particolare nei Paesi nord-africani, potrebbe far sì che tali Paesi diventino nuovi esportatori di beni favorendo la nascita di nuove relazioni marittime di corto raggio tra Nord Africa ed Europa via Italia.
    "Per queste ragioni, l'orientamento italiano sulla questione cinese, che include ma non si esaurisce nella risposta alla Via della Seta, sembrerebbe doversi concentrare da un lato nel completamento della strategia infrastrutturale in atto, vale a dire nell'integrazione ai corridoi europei, e dall'altro lato in un approfondito ragionamento sulle modalità di effettiva massimizzazione delle ricadute economiche e sociali di tali traffici, estendendo quindi il focus da una mera risposta di adeguamento infrastrutturale a parte integrante di una più ampia policy industriale del Paese" è la conclusione della società in house del dicastero romano.

    Nicola Capuzzo

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