La quarta ondata di calore dell'estate 2026 ha portato le principali città italiane in allerta rossa nella prima settimana di agosto, con temperature che in diverse regioni hanno superato i 40 gradi. Per gli autisti di veicoli industriali il caldo non è solo un disagio: le cabine parcheggiate al sole possono superare i 50 gradi in mezz'ora di sosta e arrivare fino a 60 se il fermo si prolunga, con effetti sui tempi di reazione che il club automobilistico olandese Anwb paragona a quelli prodotti da un tasso alcolemico di 0,5 grammi per litro. In questo scenario s’intreccia una contraddizione normativa che il settore dell'autotrasporto conosce da anni ma che le temperature record della stagione riportano puntualmente all'attenzione.
L'articolo 157, comma 7-bis del Codice della Strada italiano vieta espressamente di tenere il motore acceso durante la sosta del veicolo allo scopo di mantenere in funzione l'impianto di condizionamento d'aria e la violazione comporta una sanzione amministrativa da 223 a 444 euro, la stessa per autovetture e veicoli industriali, senza distinzioni di categoria. La norma non prevede eccezioni legate alla temperatura esterna o al benessere del conducente e si applica indipendentemente dal fatto che il mezzo sia fermo per una pausa di guida o per il riposo notturno regolato dal Regolamento CE 561/2006. Già nell'estate 2022 alcune associazioni di categoria, riunite nel comitato Uniti per la Vita dei Conducenti, chiesero una deroga esplicita per i giorni più caldi dell'anno, senza però un seguito legislativo.
Sull'altro fronte, l'articolo 2087 del Codice Civile impone all'imprenditore di adottare le misure necessarie, secondo la particolarità del lavoro e le conoscenze tecniche disponibili, a tutelare l'integrità fisica dei lavoratori. Il Decreto Legislativo 81/2008 traduce questo principio in obblighi operativi: l'articolo 17 rende non delegabile la valutazione dei rischi, tra cui quello microclimatico, e l'articolo 28 impone di riportarla nel documento di valutazione; l'allegato IV, ai punti 1.9.2 e 1.9.3, richiede che la temperatura dei luoghi di lavoro sia adeguata all'organismo umano tenendo conto degli sforzi fisici e del grado di umidità. La cabina di un veicolo industriale, luogo in cui l'autista lavora e spesso riposa, rientra a pieno titolo in questo perimetro. Non esiste però nella normativa italiana un obbligo specifico che imponga alle imprese di dotare i veicoli di un impianto di climatizzazione indipendente dal motore: l'azienda deve dimostrare di aver valutato il rischio e adottato misure adeguate, ma la scelta delle misure resta aperta.
È qui che la contraddizione diventa concreta per le imprese di autotrasporto. Secondo i dati Acea, nel 2024 circolavano sulle strade dell'Unione Europea 6,2 milioni di veicoli commerciali medi e pesanti, con un'età media di 14 anni e solo in Italia il parco conta circa 988mila mezzi. Equipaggiare l'intero parco circolante con sistemi di climatizzazione da parcheggio autonomi, alimentati a batteria o a gasolio separatamente dal motore principale, richiederebbe investimenti difficilmente sostenibili in tempi brevi, tanto più per una flotta in gran parte datata e spesso composta da veicoli non progettati per ospitare questi sistemi. La Germania è l'unico dei principali mercati europei ad aver affrontato il problema in modo strutturale: dal 2021 il regolamento tecnico dell'ente previdenziale di settore Bg-Verkehr impone ai veicoli industriali con cuccetta un impianto di climatizzazione indipendente, la cosiddetta Standklimaanlage, salvo che il datore di lavoro dimostri che nell'area operativa non si raggiungono temperature critiche.
Negli altri Paesi esaminati il divieto di tenere il motore acceso in sosta esiste in forma più o meno esplicita, ma le sanzioni e le deroghe variano sensibilmente. In Francia la base giuridica è un arrêté ministeriale del 1963, oggi richiamato dall'articolo R318-1 del Code de la Route, con sanzione di 135 euro e deroga esplicita per i veicoli frigoriferi che trasportano alimenti. In Spagna la sosta con motore acceso solo per il climatizzatore è sanzionata fino a 100 euro, con eccezioni per ambulanze, polizia, trasporto pubblico e veicoli frigoriferi. La Polonia limita il divieto alle aree urbanizzate, con sanzioni comprese tra 100 e 300 zloty. I Paesi Bassi restano il caso più atipico: la normativa nazionale non prevede alcun divieto specifico ed eventuali restrizioni sono demandate ai regolamenti comunali motivati dal disturbo della quiete pubblica.
Le deroghe tecniche riconosciute in quasi tutti i paesi riguardano quindi i soli veicoli frigoriferi, per i quali il motore o un gruppo frigo indipendente deve restare acceso per mantenere la catena del freddo, e i mezzi di soccorso o di trasporto pubblico in servizio. Per il trasporto merci su gomma non frigorifero, la soluzione più diffusa resta l'installazione di climatizzatori da parcheggio indipendenti dal motore, già commercializzati da diversi costruttori tra cui Man e Volvo, ma la loro adozione su larga scala procede a un ritmo che resta legato ai cicli di rinnovo del parco circolante.
P.R.







































































