Lo stallo di Hormuz procede, con i due contendenti che bloccano reciprocamente i cargo ritenuti nemici e diffondono proclami più vicini alla propagando che alla realtà. Le rilevazioni dai tracciamento Ais mostrano un traffico ancora scarso: Kpler segnala per il 2 settembre 2026 solo quattro transiti di mercantili, contro una media quotidiana degli ultimi dieci giorni di circa tredici unità. È vero che alcune navi viaggiano con il sistema spento, ma non è un fenomeno di massa, anche perché potrebbe causare gravi incidenti. L’evento principale dell’inizio di settembre è l’attacco che nella notte del 31 agosto ha colpito due petroliere cariche di greggio saudita.
Sul fronte iraniano, all’inizio di settembre 2026 la Persian Gulf Strait Authority, l’organismo che vuole regolare i passaggi nello stretto, ha ampliato a 56 il numero dei mercantili banditi, aggiungendone undici ritenute non conformi ai propri protocolli di navigazione. Nell'elenco ci sono petroliere Vlcc, metaniere Gnl, gasiere Gpl e product tanker, battenti bandiere di una ventina di Paesi diversi, tra cui Liberia, Panama, Malta e Isole Marshall. Le sanzioni previste per le unità coinvolte vanno dalla multa al sequestro fino alla detenzione, con l'estensione della responsabilità anche alle navi che effettuano trasferimenti da nave a nave con imbarcazioni già inserite in lista.
L'episodio recente più grave ha riguardato la superpetroliera saudita Sidr, di proprietà della compagnia Bahri, colpita da proiettili non identificati alle 23.40 locali del 31 agosto a circa 16,6 miglia nautiche a nordest di Khasab, in Oman. L’armatore ha confermato la morte di due marittimi filippini e pochi minuti dopo anche la petroliera Senegal Prosperity, battente bandiera liberiana, sarebbe stata colpita da tre proiettili nella stessa area. Gli iraniani hanno fornito una versione diversa dei fatti, sostenendo che due petroliere sarebbero state danneggiate da mine durante il transito.
Sul fronte statunitense, il segretario all'Energia Chris Wright ha dichiarato alla Cnbc che il 31 agosto sarebbero transitati per nave oltre 17 milioni di barili di petrolio, il volume più alto delle ultime settimane. Una cifra che però non trova pieno riscontro nei sistemi di tracciamento satellitare, che segnalano volumi di traffico via nave sensibilmente più contenuti. Parte della discrepanza è riconducibile a pratiche di trasbordo e trasferimenti da nave a nave difficili da intercettare, oltre alle navi che disattivano il transponder durante l'attraversamento. Dallo scorso maggio, quando la Marina statunitense ha attivato il corridoio di scorta lungo la costa dell'Oman per assistere il transito delle petroliere alleate, sarebbero passati – Secondo Centcom - oltre 660 milioni di barili di greggio, con circa 1.300 navi commerciali assistite.









































































