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Podcast K44

Cronaca

  • Benzina spacciata per solvente sequestrata a Padova

    Benzina spacciata per solvente sequestrata a Padova

    Le Fiamme Gialle del Comando Provinciale di Padova hanno sottoposto a sequestro preventivo 33mila litri di benzina di contrabbando, dichiarata come solvente nei documenti di trasporto, e l'autoarticolato utilizzato. Denunciato per contrabbando di prodotti petroliferi il conducente ungherese del mezzo, fermato al valico di Tarvisio.

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  • Pronta la graduatoria per l’esodo volontario autotrasporto

    Pronta la graduatoria per l’esodo volontario autotrasporto

    Il Comitato Centrale dell'Albo nazionale degli Autotrasportatori ha pubblicato l'elenco delle 133 imprese monoveicolari ammesse agli incentivi da 15mila euro per l'uscita volontaria dal mercato, nell'ambito del bando finanziato con 2 milioni di euro per il 2026.

    Nhava Sheva snodo instabile per il Golfo

    Foto: Njpa

    Dal novembre 2023 gli attacchi Houthi hanno fatto crollare i transiti di container a Bab-el-Mandeb del 75%, spingendo la maggior parte delle portacontainer verso la rotta del Capo di Buona Speranza. Gli hub del Mar Rosso come Jeddah e King Abdullah Port hanno così perso fino al 70-90% del traffico delle navi più grandi, mentre porti come Colombo, Barcellona, Djibouti e Dammam hanno intercettato quote crescenti di trasbordo. In questo riassetto Nhava Sheva, il maggiore terminal container indiano nei pressi di Mumbai, ha registrato una crescita del 12,6% nel 2025, sostenuta anche dall'espansione di Fase 2 che ha aggiunto circa 2,4 milioni di teu di capacità.

    Il modello che si è consolidato è quello di un trasbordo "spezzato": le grandi navi madre asiatiche hanno smesso di deviare nel Mar Rosso per servire direttamente gli scali del Golfo, così le spedizioni destinate a quell'area sono scaricate a Nhava Sheva o Colombo e instradate via feeder verso Jeddah, Dammam o Sohar. Su questo schema si è inserito un gruppo di vettori regionali di nicchia, con Folk Maritime, controllata dal fondo sovrano saudita Pif, come protagonista principale. La compagnia opera più collegamenti tra il subcontinente indiano e il Golfo, tra cui la India Gulf Service (rotazione Mundra-Nhava Sheva-Sohar-Dammam, su cui Cma Cgm noleggia slot) e la India Red Sea Service, quest'ultima gestita insieme a Cu Lines e Marsa Ocean sulla tratta Jeddah-Djibouti-Nhava Sheva-Mundra. Ad agosto si aggiunge un nuovo servizio stand-alone, la India-Red Sea, con tre navi da circa 1.900 teu ciascuna. Al gruppo di vettori attivi sulla rotta si affiancano Global Feeder Shipping, che opera per conto di One la rete costiera indiana con scali a Mundra, Pipavav, Cochin e Colombo, e Ignazio Messina, rientrata a scalare Nhava Sheva dopo vent'anni di assenza con il servizio Med-Middle East/India.

    L'espansione di questi collegamenti si è però svolta in un contesto tutt'altro che lineare. A marzo 2026, con lo stretto di Hormuz di fatto chiuso al traffico container dopo l'escalation tra Stati Uniti, Israele e Iran, la stessa Folk Maritime ha dovuto ridispiegare le navi della sua rotta India-Gulf verso il Mar Rosso: secondo i dati Ais, la Folk Jeddah e la Folk Dammam, entrambe da 1.900 teu, hanno abbandonato la rotazione verso Nhava Sheva per concentrarsi su Jeddah. Il Ceo Poul Hestbaek ha precisato che la compagnia non ha legami operativi diretti con lo stretto, ma che i suoi servizi lungo la costa del Golfo Arabico sono stati colpiti direttamente dagli sviluppi del conflitto.

    La crisi ha avuto ricadute immediate sui noli e sulle rotte. Xeneta ha rilevato che il mercato spot verso il Golfo, a 1.350 dollari per container da quaranta piedi a fine febbraio, è salito del 54% a 2.070 dollari nel giro di due settimane, con alcuni spedizionieri che hanno pagato fino a 4.000-5.000 dollari per unità in gara di priorità. Nello stesso periodo il tasso di congestione a Nhava Sheva, divenuto uno snodo di stoccaggio oltre che di trasbordo, è passato dal 15 al 55%. Maersk ha attivato "land bridge" via terra da Jeddah verso Emirati, Bahrein, Kuwait, Qatar e Oman e dai porti di Fujairah e Khor Fakkan verso l'Alto Golfo, mentre Msc ha introdotto sovrapprezzi da Nhava Sheva verso Anversa (2.150 dollari) e Valencia (2.250 dollari), oltre a un Emergency Fuel Surcharge di 100 dollari a teu dry e 150 dollari a teu reefer dal Nord Europa al subcontinente. Cma Cgm e Hapag-Lloyd hanno imposto sovrattasse rispettivamente di 2.000-4.000 dollari e 1.500-3.500 dollari a container su Bahrein, Iraq, Kuwait, Oman, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati.

    A complicare ulteriormente il quadro, Nhava Sheva ha attraversato nella prima metà del 2026 anche una crisi tutta interna: la sospensione prolungata di uno dei principali Container Freight Station, disposta dopo un'indagine della Direzione investigazioni sui redditi (Dri) su un traffico di contrabbando individuato dal personale dello stesso Cfs, ha bloccato lo sdoganamento di parte del carico fino a quando il Cestat non ne ha ordinato la riapertura, l'8 giugno 2026. In parallelo, l'introduzione di un nuovo sistema di gestione degli accessi dei camion ha allungato i tempi di attesa ai varchi, con ritardi in partenza aumentati del 118% secondo i dati raccolti a marzo.

    Sul versante di Suez, la ripresa resta selettiva e non lineare. Gennaio 2026 ha segnato il mese più debole nell'ultimo decennio, con 150 transiti di portacontainer e un calo del 16,7% su base annua; a metà gennaio i transiti settimanali erano scesi a 26 rispetto agli oltre 80 pre-crisi. Cma Cgm ha comunque avviato un rientro selettivo, con il servizio Indamex Karachi-Nord America che attraverso Suez taglia il transit time da 91 a 77 giorni, mentre Maersk ha completato il suo primo passaggio non annunciato a dicembre 2025. Nel primo semestre dell'anno fiscale egiziano 2025/2026 l'Autorità del Canale di Suez ha comunque registrato un aumento dell'8,2% dei transiti e del 18,5% dei ricavi rispetto all'anno precedente, un dato che riflette soprattutto la ripresa dei mesi centrali del 2025 più che l'indebolimento di gennaio.

    La situazione allo stretto di Hormuz resta ancora irrisolta. Dopo la riapertura parziale annunciata a metà giugno e una nuova sospensione dei transiti a fine luglio in risposta ai raid israeliani in Libano, Iran e Oman hanno raggiunto un'intesa sulle coordinate del nuovo corridoio di navigazione, con le navi dirette verso il Golfo instradate lungo la corsia settentrionale nelle acque territoriali iraniane e quelle in uscita lungo la rotta più vicina alle coste omanite. L'accordo, della durata iniziale di 60 giorni e senza pedaggi previsti, attende ancora il via libera del Consiglio supremo di sicurezza nazionale iraniano.

    Sullo sfondo di questo assetto ancora instabile prosegue intanto l'interesse degli operatori globali per l'infrastruttura di Nhava Sheva: l'ingresso del fondo Stonepeak nella joint-venture United Ports con Cma Cgm, perfezionata il 28 luglio 2026 per un valore di circa 10 miliardi di dollari, prevedeva inizialmente anche una quota nel terminal indiano, rimasta subordinata alle autorizzazioni regolatorie e rinviata ai prossimi mesi.

    M.L.

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