La guerra di Hormuz arriva sino alle coste egiziane, dove la sera di mercoledì 29 luglio 2026 un drone ha colpito due navi gasiere ormeggiate nel porto egiziano di Damietta, sul delta settentrionale del Nilo: la Energos Winter, unità galleggiante di stoccaggio e rigassificazione di proprietà statunitense e battente bandiera delle Isole Marshall, e la Gaslog Salem, gasiera di gas naturale liquefatto battente bandiera delle Bermuda e gestita dalla compagnia armatrice greca GasLog. Il Governo del Cairo ha confermato giovedì 30 luglio, al termine di un'indagine preliminare, che l'incendio scoppiato a bordo delle due unità è stato causato da un attacco deliberato, dopo che il giorno precedente il ministero del Petrolio si era limitato a segnalare un rogo senza indicarne la causa. Nessuna vittima o ferito è stato registrato e le squadre di emergenza hanno domato le fiamme nel giro di poche ore.
Damietta, scalo chiave per l'export di Gnl egiziano non lontano dal canale di Suez, ha proseguito le proprie attività operative su tutti i terminal e le banchine, secondo quanto riferito dall'Autorità portuale locale. La società di sicurezza marittima britannica Vanguard ha precisato che la Energos Winter è stata colpita sul lato di dritta, mentre la società di intelligence commerciale Kpler ha confermato che entrambe le unità hanno riportato danni e sono state successivamente spostate al largo per le verifiche tecniche. Tre fonti del settore commerciale citate da Reuters attribuiscono l'impatto iniziale del drone alla Energos Winter, con le fiamme poi estese alla Gaslog Salem. La compagnia di servizi portuali Inchcape ha confermato l'incendio su entrambe le unità in una nota separata, mentre il ministro del Petrolio egiziano Karim Badawi si è recato personalmente sul luogo per seguire le operazioni di risposta.
L'episodio arriva a poche ore dalla ripresa degli attacchi statunitensi contro l'Iran e s’inserisce indubbiamente nell'escalation del conflitto tra Washington e Teheran, avviato il 28 febbraio 2026. La televisione di Stato iraniana aveva indicato Damietta, due giorni prima dell'attacco, come possibile bersaglio di ritorsione contro interessi ucraini, dopo che nel fine settimana precedente l'Ucraina aveva colpito una nave iraniana nel mar Caspio e il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi dichiarò martedì che Teheran non cerca l'escalation, ma chiede un risarcimento a Kiev. Nessun gruppo o Paese ha finora rivendicato l'attacco: gli Houthi yemeniti hanno respinto ogni collegamento con l'episodio, mentre il New York Times, citando due fonti iraniane anonime, ha attribuito l'azione a un drone lanciato dall'Iran senza specificare quale unità l'abbia effettivamente eseguita.
L’attacco su Damietta s’inquadra in una fase di intensa escalation regionale. Nella notte tra mercoledì e giovedì le Guardie rivoluzionarie iraniane (Irgc) hanno dichiarato di aver colpito e fermato tre petroliere nello Stretto di Hormuz, accusandole di aver ignorato gli avvertimenti e di aver percorso una rotta giudicata da Teheran non sicura e illegale, ma l'agenzia iraniana Tasnim non ha reso noti nomi, proprietari o localizzazione esatta delle unità coinvolte. Poche ore dopo il Comando Centrale Statunitense (Centcom) ha condotto una nuova ondata di attacchi contro obiettivi delle Guardie Rivoluzionarie in Iran, tra cui centri di comando militare, siti missilistici e per droni, sorveglianza costiera e capacità navali, in risposta a un tentato attacco missilistico contro le forze statunitensi nella regione.
Nel frattempo l'esercito giordano ha intercettato cinque missili lanciati dall'Iran nelle prime ore di giovedì, senza vittime né danni. In Kuwait un attacco iraniano ha invece colpito l'edificio di una società cinese nella parte settentrionale del Paese, causando la morte di un lavoratore. Sul fronte diplomatico l'Iran ha respinto una proposta dell'Oman, sostenuta dai Paesi del Golfo, per la gestione del transito nello Stretto di Hormuz attraverso un sistema di pedaggio volontario: un'intesa raggiunta il mese precedente tra Washington e Teheran aveva parzialmente riaperto il passaggio, ma è collassata ai primi di luglio dopo che l'Iran aveva aperto il fuoco contro navi che utilizzavano un canale di navigazione non riconosciuto da Teheran.
Per il traffico marittimo regionale l'effetto resta comunque contenuto nell'immediato: secondo i dati di tracciamento navale, nelle ultime 24 ore almeno 14 navi commerciali hanno comunque attraversato lo Stretto di Hormuz, mentre altre 37 unità sono transitate nello stretto di Bab al-Mandeb, a fronte di una media di circa 120 passaggi giornalieri registrata nello stesso tratto prima dell'inizio del conflitto.








































































