Gli Houthi yemeniti, alleati di Teheran, rivendicano un attacco con missili e droni contro le petroliere saudite Encelia e Layla nel Mar Rosso: è il primo colpo dopo l'annuncio del blocco navale contro l'Arabia Saudita. L'agenzia di stampa saudita conferma un incendio a prua della Encelia, mentre l'attacco alla Layla resta senza conferme indipendenti.
Le Guardie rivoluzionarie islamiche (Irgc) riferiscono che un'esplosione ha incendiato una petroliera nello Stretto di Hormuz mentre tentava la rotta meridionale, spingendo altre due navi a invertire la rotta. Teheran dichiara lo stretto completamente chiuso senza coordinamento con le proprie forze armate.
Gli Stati Uniti completano la dodicesima notte consecutiva di raid contro l'Iran mentre il Brent sfiora i 98 dollari al barile, ai massimi da sei settimane, dopo un rialzo superiore al 30% nel mese. Gli analisti temono il blocco simultaneo dei due principali corridoi energetici del Medio Oriente.
Nelle ultime dodici ore la crisi dei due stretti strategici mediorientali – Hormuz e Bab el-Mandeb - si è aggravata: giovedì 23 luglio 2026 gli Houthi yemeniti hanno infatti rivendicato un attacco con droni e missili contro due petroliere saudite nel Mar Rosso, mentre le Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane (Irgc) riferiscono di una nuova esplosione nello Stretto di Hormuz. I due episodi arrivano mentre gli Stati Uniti completano la dodicesima notte consecutiva di raid contro obiettivi militari iraniani, nel quadro del conflitto tra Washington e Teheran in corso da fine febbraio.
Secondo quanto riportato da Al Jazeera e Reuters, gli Houthi hanno colpito le petroliere Encelia e Layla accusandole di violare il blocco navale contro l'Arabia Saudita annunciato dal gruppo lo scorso 20 luglio, in risposta al blocco saudita su porti e aeroporti controllati dagli Houthi e a un raid sull'aeroporto di Sanaa. L'agenzia di stampa di Stato saudita ha confermato che la Encelia è stata colpita mentre transitava nel Mar Rosso, con un incendio divampato a prua senza vittime tra l'equipaggio, mentre sulla Layla, una superpetroliera Vlcc da 317.821 tonnellate di portata lorda di proprietà della compagnia Bahri, non è arrivata alcuna conferma ufficiale saudita, e il suo segnale Ais risultava spento da diversi giorni prima dell'attacco rivendicato. I dati di tracciamento raccolti da Bloomberg rivelano che la Encelia, una product tanker saudita da 109.250 tonnellate di portata lorda costruita nel 2003, dopo il colpo la nave ha iniziato a segnalare una condizione di incapacità di manovra, indizio di un possibile danno alla propulsione o al timone. Un’ulteriore segnalazione viene da Ukmto, secondo cui una nave – probabilmente la stessa Encelia - è stata colpita da un proiettile non identificato a circa 130 chilometri a sud-ovest di Al Shuqaiq, in Arabia Saudita, provocando un incendio poi contenuto dall'equipaggio.
Sul fronte opposto, l'Irgc sostiene che un'esplosione abbia incendiato una petroliera che tentava di attraversare, al largo delle coste dell'Oman, un tratto di mare che Teheran considera minato a sud dello Stretto di Hormuz e altre due navi in transito avrebbero invertito rapidamente la rotta dopo l'esplosione. È il terzo attacco in poche ore e i Pasdaran gli attribuiscono a un presunto ordine statunitense e ha dichiarato che lo Stretto di Hormuz resterà "completamente chiuso" per l'intera durata delle operazioni militari americane, senza possibilità d’ingresso o uscita per le petroliere che non coordinino il transito con le forze armate iraniane. L'episodio segue di due giorni un altro attacco statunitense contro l'isola iraniana di Larak, sempre nello stretto, avvenuto martedì 21 luglio nell'ambito dell'undicesima notte di raid.
L'apertura di un secondo fronte nel Mar Rosso si somma quindi al blocco già in atto a Hormuz, colpendo una delle rotte alternative su cui l'Arabia Saudita ha fatto affidamento per esportare greggio da quando i flussi dal Golfo Persico si sono ridotti a un rivolo. Il Brent ha sfiorato i 98 dollari al barile in seduta a Londra, dopo aver chiuso ai massimi delle ultime sei settimane nella sessione precedente, mentre il Wti (West Texas Intermediate) viaggia intorno ai 90,7 dollari, in rialzo di oltre il 4%. Il prezzo del greggio è salito di più del 30% nell'arco del mese, secondo i dati raccolti da Bloomberg. Daniel Hynes, analista delle materie prime di Anz Group Holdings, ha definito l'attacco nel Mar Rosso "un'escalation seria", che aggraverebbe ulteriormente la tensione sul mercato del greggio in caso d’interruzione della rotta. Di segno diverso la lettura di Priyanka Sachdeva, analista di Phillip Nova: la tenuta del rialzo, spiega, dipenderà dal fatto che l'attacco resti un episodio isolato o inneschi disagi prolungati alla catena di approvvigionamento. Bob McNally, alla guida della società di consulenza Rapidan Energy Group, non esclude un ulteriore rialzo dei prezzi qualora il conflitto attorno a Hormuz si estendesse stabilmente al Mar Rosso.
Per le compagnie marittime le conseguenze pratiche riguardano soprattutto i premi assicurativi e la gestione del rischio sulle rotte del Mar Rosso meridionale: i premi di guerra sui transiti in quell'area sono già saliti da circa lo 0,3 allo 0,75% del valore della nave dopo l'attacco alla Encelia, riferisce un broker assicurativo a Seatrade Maritime News. Ci si attende un controllo più stretto su origine del carico, scali recenti nei porti sauditi, proprietà e gestione delle navi, oltre a un aumento dei tempi di attesa e delle deviazioni, con un'attenzione particolare rivolta al porto di Yanbu. Dal Bab al-Mandeb, punto di transito obbligato tra Mar Rosso e Golfo di Aden verso il Canale di Suez, passa circa il 12% del commercio mondiale, compreso un quarto del traffico container tra Europa e Asia: una nuova chiusura riproporrebbe gli scenari già visti tra il 2023 e il 2025, quando gli attacchi Houthi legati alla guerra di Gaza spinsero molte compagnie a deviare le rotte attorno al Capo di Buona Speranza, prima della tregua annunciata nell'ottobre 2025.
Nell’area del Mar Rosso, la missione navale dell'Unione Europea nel Mar Rosso, l'operazione Aspides, ha alzato il 23 luglio la soglia di allerta per il Mar Rosso settentrionale da bassa a media, estendendo la stessa valutazione all'intero Mar Rosso, al Bab al-Mandeb e al Golfo di Aden. La decisione arriva subito dopo l'annuncio dell'embargo marittimo Houthi contro l'Arabia Saudita, definito da Aspides una "escalation significativa" della campagna di coercizione navale del gruppo. Un successivo chiarimento diffuso dal Centro di Coordinamento delle Operazioni Umanitarie (Hocc) degli Houthi precisa che il divieto colpisce tutte le navi che caricano o scaricano merci nei porti sauditi, a prescindere dalla proprietà, dalla nazionalità o dalla bandiera dell'imbarcazione: l'embargo si basa quindi sull'attività commerciale svolta, non sull'identità della nave.
Aspides raccomanda alle navi mercantili legate a interessi israeliani, statunitensi o sauditi di evitare il transito nel Mar Rosso e nel Golfo di Aden finché la soglia di allerta non scenderà, ricordando che gli attacchi Houthi già visti in passato hanno coinvolto missili antinave, droni, mezzi di superficie senza equipaggio e assalti con piccole imbarcazioni. Le navi che devono comunque attraversare l'area sono invitate a mantenere un livello di vigilanza elevato e a coordinarsi con il Maritime Security Centre Indian Ocean (Mscio). La missione precisa di aver rafforzato le misure di protezione senza un corrispondente aumento degli assetti militari disponibili: le navi che richiedono una scorta ravvicinata rischiano quindi tempi di attesa più lunghi.
Sul versante diplomatico non emergono segnali di distensione imminente. Il segretario di Stato americano Marco Rubio, interpellato sull'attacco alle petroliere, ha dichiarato di augurarsi che gli Houthi "si fermino", aggiungendo che il gruppo si sarebbe fatto "raggirare dagli iraniani" in un'azione da cui avrebbe fatto meglio a restare fuori. Il presidente Donald Trump ha intanto minacciato di colpire ponti e centrali elettriche iraniane e ha ribadito la possibilità di un attacco al sito nucleare iraniano sospetto noto con il nome in codice "Pickaxe Mountain". Va segnalata con cautela una dichiarazione diffusa dalla sola agenzia di Stato iraniana Tasnim, non confermata da fonti indipendenti, secondo cui Teheran non lascerebbe passare "una goccia di petrolio" attraverso Hormuz in caso di nuove azioni americane.
M.L.










































































