Dp World ha aggiunto 700 nuovi veicoli industriali alla propria rete di trasporto stradale nei Paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo (Gcc), portando la capacità del gruppo di Dubai a circa 35mila viaggi mensili e a circa tremila movimenti quotidiani nell'area. L'annuncio, diffuso tra l'8 luglio 2026, riguarda i collegamenti terrestri che uniscono Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Oman, Qatar, Kuwait e Bahrein, e giunge mentre le tensioni militari tra Stati Uniti e Iran mantengono sotto pressione i transiti nello stretto di Hormuz, da cui passa circa un quinto del commercio mondiale di petrolio insieme a quote rilevanti di Gnl, Gpl e prodotti chimici.
La pressione sullo stretto risale a inizio marzo, quando attacchi a diverse navi cisterna e la chiusura di fatto imposta dai Pasdaran ai transiti nello stretto avevano spinto le principali compagnie di navigazione a sospendere il passaggio, in seguito all'uccisione del capo supremo iraniano in un'operazione militare condotta da Stati Uniti e Israele. Il petrolio e i noli marittimi avevano segnato rialzi immediati. Ad aprile, nonostante un parziale allentamento delle restrizioni, gli operatori del Golfo avevano già avviato una diversificazione dei percorsi verso corridoi terrestri e porti alternativi, mentre lo stretto restava definito un punto di passaggio critico e fragile.
L'operazione va letta come un investimento di lungo periodo per scalare la rete multimodale regionale, ha spiegato Ahmad Yousef Al-Hassan, amministratore delegato di Dp World Gcc. Raveen Guliani, direttore operativo Logistics della stessa divisione, ha invece posto l'accento sull'efficienza e sull'affidabilità della flotta, sottolineando che i nuovi mezzi si inseriscono in una rete già capace di sostenere volumi crescenti su tratte di primo, medio e ultimo miglio, sia per carichi su container sia per merci non in container, in ambito domestico e transfrontaliero.
Per Dp World - che nel Golfo gestisce porti, i terminal e piattaforme logistiche digitali - l'ampliamento della flotta stradale rappresenta un tassello di una strategia più ampia d’integrazione tra i diversi nodi della catena: porti, terminal, zone economiche e magazzini sono collegati in un'unica rete pensata per garantire continuità dei flussi anche in caso di nuove interruzioni marittime. Tra i collegamenti rafforzati rientrano il corridoio doganale vincolato che unisce la costa orientale degli Emirati a Jebel Ali, quello tra Sohar, in Oman, e lo stesso terminal, e le operazioni via terra collegate al porto islamico di Gedda, in Arabia Saudita.
Alcune analisi collegano esplicitamente la mossa alle difficoltà attraversate dallo stretto negli ultimi anni: le interruzioni registrate tra il 2023 e il 2026 su Hormuz, Mar Rosso e Suez avrebbero accelerato una riallocazione strutturale del traffico verso corridoi terrestri, porti alternativi e infrastrutture di trasporto pipeline, di cui l'espansione della flotta di Dp World costituisce un caso concreto.
P.R.










































































