- Il 22 luglio 2026 l'Amministrazione Generale delle Dogane e della Commissione Nazionale per lo Sviluppo e la Riforma della Cina hanno presentato il piano di modernizzazione delle infrastrutture logistiche per il quinquennio 2026-2030: prevede l'ammodernamento di 57 impianti di frontiera e l'inserimento di 43 scali prioritari nel programma dei valichi intelligenti.
- Il perimetro del piano comprende tutti i punti di frontiera doganale: porti marittimi e fluviali, valichi terrestri, terminal ferroviari e aeroporti. Entro il 2030 oltre il 90% dovrà disporre di apparecchiature di controllo intelligenti, con l'obiettivo di uno sdoganamento senza soste. Il completamento è fissato al 2035.
- I cantieri navali cinesi hanno acquisito nel primo semestre 121,06 milioni di tonnellate di portata lorda di nuovi ordini, il 173,1% in più su base annua e l'82,3% del mercato mondiale secondo il ministero dell'Industria. Clarksons, che misura i volumi in stazza lorda compensata, calcola per lo stesso periodo una quota del 72%.
Solo ventiquattro ore separano i due documenti con cui Pechino ha fissato la propria agenda logistica per il prossimo quinquennio. Il 22 luglio 2026, nella sala stampa dell'Ufficio Informazioni del Consiglio di Stato, l' Amministrazione Generale delle Dogane (Gac) e la Commissione Nazionale per lo Sviluppo e la Riforma (Ndrc) hanno presentato il piano di modernizzazione dei punti di ingresso relativo al 15° Piano quinquennale, che copre il periodo 2026-2030 e solo il giorno successivo il ministero dell'Industria e dell'Informatica (Miit) ha diffuso i dati semestrali della cantieristica navale: 121,06 milioni di tonnellate di portata lorda (dwt) di nuovi ordini acquisiti nei primi sei mesi dell'anno, in crescita del 173,1% su base annua.
Sul primo documento serve una precisazione di perimetro, perché diverse testate lo hanno presentato come un programma per i porti. Il testo cinese usa il termine kou'an (口岸), che nel lessico amministrativo di Pechino designa qualunque punto di ingresso doganale: scali marittimi e fluviali, valichi terrestri, terminal ferroviari e aeroporti. Le misure annunciate riguardano dunque l'intera frontiera del Paese, dal valico di Torugart verso il Kirghizistan a quello di Ganqimaodu verso la Mongolia, fino al porto di Zhoushan, primo scalo al mondo per il bunkeraggio in regime di deposito doganale. Nelle scorse settimane l'aeroporto di Xi'an è entrato nel programma degli scali intelligenti per il comparto aereo, mentre Hainan e la zona di cooperazione approfondita Guangdong-Macao di Hengqin rientrano nel capitolo dedicato ai nodi di cooperazione regionale.
Il piano fissa l'ammodernamento di 57 infrastrutture di frontiera e l'inserimento di 43 punti di ingresso prioritari nel programma nazionale degli scali intelligenti, con applicazioni d’intelligenza artificiale, analisi di grandi masse di dati e apparecchiature automatizzate. L'obiettivo è realizzare punti di ingresso "sicuri, efficienti, intelligenti, conformi allo Stato di diritto e a basse emissioni", la formula dei cinque attributi che ricorre in tutto il documento. La vicedirettrice generale delle dogane Sun Meijun ha quantificato il traguardo intermedio: entro il 2030 oltre il 90% dei punti di ingresso dovrà disporre di apparecchiature di controllo intelligenti, con un modello che combina intelligenza artificiale, grandi masse di dati e dispositivi connessi, per arrivare a uno sdoganamento "senza percezione" per imprese e viaggiatori. Il completamento sostanziale della modernizzazione è collocato al 2035.
Per i flussi terrestri l'intervento di maggiore impatto operativo è l'estensione della formula "un luogo, due controlli" e delle ispezioni congiunte a un numero più ampio di valichi transfrontalieri: il modello, già sperimentato nei collegamenti fra il Guangdong e Hong Kong e Macao, concentra in un unico punto le verifiche delle due amministrazioni doganali. Lo ha annunciato il vicedirettore Zhang Baofeng, che ha confermato anche la costituzione di un comitato tecnico nazionale per la standardizzazione dei punti di ingresso, incaricato di uniformare apparecchiature, formati dei dati e condivisione delle risorse fra gli scali. Il piano si salda infine con la rete di trasporto integrata mare-fiume-ferrovia-strada e con l'estensione del trasporto multimodale a documento unico.
La cornice politica è quella del 15° Piano quinquennale approvato dall'Assemblea nazionale del popolo il 12 marzo 2026, che assegna un ruolo centrale alla resilienza delle catene di approvvigionamento. "La mappa di riferimento per il lavoro nazionale sui punti di ingresso" è la definizione data al documento dallo stesso Zhang, che ha ricordato come nel quinquennio precedente le dogane avessero già garantito il funzionamento del porto franco di Hainan e della zona di Hengqin. Sullo sfondo restano le tensioni commerciali con gli Stati Uniti e l'esigenza di diversificare le rotte dell'export cinese.
Il secondo documento misura invece un primato già consolidato. I 121,06 milioni di dwt di nuovi ordini raccolti nel semestre superano da soli l'intero record annuale precedente della cantieristica cinese. Per il Miit la quota corrisponde all'82,3% del mercato mondiale, mentre Clarksons, che misura i volumi in stazza lorda compensata (Cgt) anziché in portata lorda, attribuisce alla Cina circa il 72% dei nuovi ordini globali nello stesso periodo. Le consegne sono cresciute del 51,2%, a 36,50 milioni di dwt, pari al 62,2% della produzione mondiale del semestre, con portarinfuse, portacontainer e petroliere che hanno rappresentato oltre l'80% dei nuovi ordini acquisiti dai cantieri cinesi.
Il baricentro produttivo resta la costa orientale, dove opera China State Shipbuilding Corporation (Cssc), il polo nato dalla fusione da 16 miliardi di dollari (circa 14 miliardi di euro) con China Shipbuilding Industry Corporation, che conta oltre 530 navi in portafoglio. La Corea del Sud, principale concorrente, si attesta secondo Clarksons su una quota semestrale del 19-20%, concentrata su unità a maggior valore aggiunto come le metaniere.
Le ragioni del divario sono in larga parte strutturali: tassi di interesse preferenziali e partecipazioni pubbliche, acciaio nazionale sussidiato, disponibilità di manodopera qualificata che il declino demografico non ha ancora eroso come in Corea del Sud e in Giappone, riattivazione di cantieri rimasti inoperosi ed espansione della capacità dei costruttori già consolidati. Dal lato della domanda pesa il rinnovo delle flotte imposto dagli standard Imo sulle emissioni di gas serra, che prevedono riduzioni del 31% dal 2035, del 62% dal 2045 e dell'80% entro l'obiettivo di azzeramento netto al 2050, con l'obbligo per gli armatori di acquistare quote di anidride carbonica. Le navi destinate a clienti stranieri costituiscono infatti il 92-94% della produzione cinese. Fra i committenti internazionali, Maersk ha firmato a febbraio 2026 un contratto per otto grandi portacontainer con New Times Shipbuilding, mentre Msc ha ormai in cantieri cinesi il 100% delle 128 navi che compongono il suo ordinato attivo.
Il tentativo statunitense di frenare l'espansione navale di Pechino passa dalle tariffe portuali introdotte il 14 ottobre 2025 sulle navi costruite, possedute o gestite da soggetti cinesi. Un'analisi del centro studi Csis ripresa da Reuters non ha però finora rilevato un rallentamento apprezzabile del flusso di ordini. La Cina resta quindi leader mondiale della cantieristica per il sedicesimo anno consecutivo e ha chiuso il 2025 con il 69% dei nuovi ordini e il 66,8% del portafoglio ordini globale.
M.L.







































































