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    Camionista tagiko in cabina da mesi vince in tribunale

    Illustrazione: TrasportoEuropa
    • Il 13 marzo 2026 la Rechtbank Overijssel ha emesso una sentenza provvisoria ma immediatamente esecutiva in favore di Muhammad, camionista originario del Tagikistan assunto dalla società lituana Uab Marvel Solar Energy. Il giudice ha riconosciuto la legittimità del diritto di ritenzione esercitato dal conducente sul veicolo aziendale e ha disposto il pagamento di 19.519,04 euro lordi a titolo di salario arretrato — comprensivi di una maggiorazione di 4 euro l'ora per le ore lavorate fuori dalla Lituania ai sensi della direttiva europea sul distacco dei conducenti — e di 13.054 euro netti di indennità giornaliera per 214 giorni, al netto dei 14.680 euro già versati dall'azienda.
    • La vicenda ha riportato l'attenzione sulle condizioni dei conducenti di Paesi non membri dell'Ue impiegati da imprese dell'Europa orientale per svolgere trasporti prevalentemente in Europa occidentale. Secondo la Federazione Europea dei Lavoratori dei Trasporti (Etf), si tratta di una "realtà nascosta" che riguarda potenzialmente migliaia di lavoratori, costretti a vivere nelle cabine dei camion per mesi senza rientrare a casa e senza ricevere la retribuzione pattuita o quella minima prevista dalla legge nei Paesi di transito e destinazione.
    • Il caso ha aperto un dibattito sull'applicazione della direttiva europea sul distacco nel trasporto stradale, sulla responsabilità nelle catene di subappalto e sull'adeguatezza degli strumenti di controllo disponibili. Etf e il sindacato olandese Fnv hanno chiesto un rafforzamento della capacità ispettiva, norme più severe contro il "falso distacco" e una regolazione più stringente degli intermediari di manodopera e dei contratti di subappalto nel settore.

     

    Muhammad, conducente originario del Tagikistan, venne assunto il 2 luglio 2025 dalla società lituana Uab Marvel Solar Energy, con sede a Klaipėda, con un contratto di lavoro regolato dal diritto lituano. Per sette mesi ha percorso le strade dell'Europa occidentale consegnando merci per conto di grandi committenti — tra cui, secondo le organizzazioni sindacali, insegne della grande distribuzione — dormendo stabilmente nella cabina del camion e senza ricevere il salario pattuito. Il 5 febbraio 2026 ha ricevuto l'ordine di consegnare 24 pallet presso un'azienda nei Paesi Bassi. Il giorno successivo, invece di completare la missione, ha parcheggiato il veicolo — di proprietà di Marvel — presso l’area di sosta olandese Het Veelsveld lungo l'autostrada A1 a Deurningen, nella provincia di Overijssel, e ha dichiarato di non voler riprendere la guida finché non avesse ricevuto quanto gli era dovuto.

    Da quel momento Muhammad ha vissuto nella cabina del mezzo fermo, in condizioni precarie, sostenuto dalla comunità locale che gli ha portato cibo e bevande e ha avviato una raccolta fondi a favore sua e della famiglia rimasta in Tagikistan. La sua storia ha attirato l'attenzione del sindacato olandese Fnv, che gli ha fornito assistenza legale. Nel frattempo, la società lituana chiese l'intervento delle Autorità di polizia olandesi e lituane per ottenere lo sgombero del conducente e il recupero del veicolo. La polizia olandese, dopo aver valutato la situazione, non ha proceduto alla rimozione forzata, qualificando la controversia come una disputa civile in materia di salario e proprietà.

    L'impresa ha quindi avviato un "kort geding" — la procedura d'urgenza prevista dal diritto processuale olandese — davanti al kantonrechter (il giudice del lavoro olandese) di Enschede, chiedendo la restituzione immediata del veicolo a pena di sanzioni economiche giornaliere a carico del conducente. Muhammad, con il supporto di Fnv, ha presentato una contro-domanda per il pagamento degli arretrati salariali e delle indennità giornaliere, invocando anche le norme europee sul distacco dei conducenti nel trasporto stradale. L'udienza si è svolta il 5 marzo 2026, con la partecipazione di osservatori di Etf e Fnv, e la decisione è arrivata l'11 marzo successivo.

    Il caso presentava una complessità internazionale rilevante: la società datrice di lavoro è stabilita in Lituania, il lavoratore risiede in Tagikistan, i trasporti si sono svolti prevalentemente in Germania, Belgio e Paesi Bassi, e il veicolo si trovava sul territorio olandese al momento della controversia. Il giudice ha stabilito quale diritto applicare a ciascuna delle domande, ricorrendo al regolamento Roma I per i rapporti contrattuali e al regolamento Roma II per la domanda in materia di illecito civile. Le parti hanno concordato l'applicazione del diritto olandese, che il giudice ha ritenuto applicabile in virtù della scelta espressa in corso di udienza. Il tribunale ha comunque accertato che, in assenza di tale scelta, sarebbe stato applicabile il diritto lituano come diritto del Paese di stabilimento dell'impresa datrice di lavoro, precisando che le tutele previste da norme inderogabili del diritto lituano sarebbero comunque rimaste applicabili.

    Sul punto centrale della controversia — la legittimità del trattenimento del camion — il giudice ha applicato l'articolo 3:290 del Burgerlijk Wetboek, che riconosce al creditore il diritto di sospendere la restituzione di un bene finché il debitore non abbia adempiuto la propria obbligazione, purché esista un nesso sufficiente tra le due obbligazioni. La società ha contestato sia l'esistenza del credito salariale sia la proporzionalità della misura, sostenendo che il valore di mercato del veicolo fosse di gran lunga superiore all'importo della pretesa del lavoratore.

    Il giudice ha respinto entrambe le eccezioni. Quanto al credito salariale, ha ritenuto provato che Muhammad avesse lavorato 1.348 ore a un salario lordo di 10,48 euro l'ora — pari a 1,65 volte il salario minimo lituano, come previsto dal contratto — e ha aggiunto una maggiorazione di 4 euro l'ora per le ore svolte fuori dalla Lituania, applicando le disposizioni della direttiva UE 2020/1057 sul distacco dei conducenti nel trasporto internazionale su strada. Il giudice ha sottolineato che i dati tachigrafici completi si trovano nella disponibilità esclusiva del datore di lavoro, che non li ha prodotti in giudizio, e ha quindi ritenuto non sufficientemente contestate le ore dichiarate dal lavoratore. Il salario arretrato è stato quantificato in 19.519,04 euro lordi, pari al prodotto di 14,48 euro l'ora per 1.348 ore lavorate.

    Per quanto riguarda le indennità giornaliere, la società ha riconosciuto il diritto di Muhammad a percepirle, ma ha sostenuto che fossero esigibili soltanto al rientro del conducente in Lituania. Il giudice ha rigettato questa interpretazione, osservando che la finalità dell'indennità è quella di coprire i costi di vita sostenuti dal lavoratore durante i periodi trascorsi lontano da casa, in Paesi con costi più elevati rispetto alla Lituania. Ha inoltre tenuto conto del fatto che Muhammad aveva dichiarato — e la società non aveva smentito — di essere stato ripetutamente trattenuto dall'azienda sulle tratte dell'Europa occidentale con il pretesto della carenza di conducenti, sotto minaccia di licenziamento o di mancato pagamento. L'indennità giornaliera è stata riconosciuta nella misura di 61 euro netti al giorno per 214 giorni, per un totale di 13.054 euro netti, con riferimento al Belgio come Paese con l'importo minimo tra quelli in cui il lavoratore aveva operato.

    Dal totale spettante sono stati detratti 14.680 euro netti già versati dalla società, importo riconosciuto dallo stesso Muhammad. La Rechtbank Overijssel ha condannato la società anche al pagamento di 2.452 euro a titolo di spese processuali e ha dichiarato la sentenza immediatamente esecutiva. Il comunicato istituzionale del tribunale parla di "quasi 18mila euro" di arretrati complessivi come stima sintetica, mentre il dettaglio degli importi emerge dalla sentenza integrale. Tutte le domande di Marvel sono state respinte.

    La vicenda di Muhammad non è isolata. Nella settimana precedente all'udienza, Etf aveva segnalato un caso analogo nei Paesi Bassi: un altro conducente tagiko, identificato con il nome di Parviz, fermo al parcheggio Maasvlakte Plaza di Rotterdam dopo sette mesi senza salario e due anni senza rientrare in patria, aveva adottato la stessa strategia di trattenere il veicolo come strumento di pressione, ottenendo alla fine il pagamento. Secondo le organizzazioni sindacali, episodi simili si moltiplicano nei parcheggi lungo le principali rotte dell'Europa occidentale, dove conducenti provenienti da Paesi extra-Ue — in particolare dall'Asia centrale — trascorrono settimane o mesi fermi in attesa del pagamento degli arretrati.

    Il modello ricorrente, secondo Etf e Fnv, vede imprese di trasporto registrate in Paesi dell'Europa orientale — spesso con sede solo formale, le cosiddette "letterbox companies" — assumere conducenti di Paesi terzi con contratti regolati dal diritto del Paese di registrazione, salari parametrati ai livelli locali e in violazione delle norme sul distacco applicabili nei Paesi in cui il trasporto viene effettivamente svolto. In questo schema, i lavoratori risultano difficili da proteggere per le autorità degli Stati membri dove i trasporti avvengono, e altrettanto difficilmente riescono a far valere i propri diritti senza un supporto sindacale e legale esterno.

    Il caso di Muhammad evidenzia anche la complessità delle catene di subappalto. Nella singola operazione di trasporto contestata erano coinvolte quattro società distinte, rendendo difficile risalire alla responsabilità finale. Etf ha sottolineato che la committenza austriaca, per conto della quale Muhammad aveva effettuato alcune consegne, non aveva contribuito a risolvere la situazione. Questo aspetto tocca direttamente il tema della responsabilità solidale nelle catene di subappalto, su cui il dibattito europeo è ancora aperto.

    Sul piano del diritto del lavoro europeo, la sentenza della Rechtbank Overijssel contiene elementi di interesse che vanno al di là del singolo caso. Il riconoscimento dell'applicabilità della Direttiva UE 2020/1057 — che ha introdotto norme specifiche sul distacco nel trasporto su strada nell'ambito del cosiddetto Pacchetto Mobilità — e la conseguente maggiorazione salariale di 4 euro l'ora per le ore lavorate fuori dalla Lituania costituiscono, secondo Etf e Fnv, un precedente utile per le vertenze future di conducenti in situazioni analoghe.

    Va precisato che si tratta di una decisione nell'ambito di un procedimento d'urgenza, con effetto provvisorio: una eventuale causa di merito potrebbe portare a una valutazione più approfondita, anche alla luce delle norme inderogabili del diritto lituano che il tribunale ha riconosciuto come potenzialmente applicabili ma non ha potuto esaminare nel dettaglio per mancanza di informazioni fornite dalle parti.

    Etf e Fnv hanno accolto la sentenza come una vittoria rilevante, ma hanno insistito sulla necessità d’interventi strutturali. Le richieste avanzate dopo la decisione includono un aumento delle risorse destinate ai controlli, strumenti più efficaci per contrastare il falso distacco, una regolazione degli intermediari di manodopera nel trasporto internazionale e norme più stringenti sulla responsabilità solidale nelle catene di subappalto. Le organizzazioni sindacali hanno ribadito che il diritto di ritenzione e le tutele previste dalla direttiva sul distacco sono strumenti accessibili soltanto a chi riesce a ottenere assistenza legale qualificata — condizione che molti conducenti nelle stesse condizioni di Muhammad non riescono a soddisfare autonomamente — e che la risposta strutturale non può limitarsi al supporto caso per caso.

    M.L.

    © TrasportoEuropa - Riproduzione riservata - Foto di repertorio
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