Quale futuro c’è da aspettarsi per il trasporto merci su ferrovia? Le stime sul traffico nei prossimi anni sono positive, oppure le previsioni parlano di una perdita costante di quote di mercato? A queste domande di fondo cerca di dare una risposta uno degli analisti europei più competenti, Reinhard Christeller, ingegnere con una lunga carriera alle spalle di dirigente di settore e consulente, con il suo contributo ospitato dal portale specializzato RailFreight.com. Le premesse sono tutt’altro che rosee perché il trasporto merci su rotaia in Europa ha registrato un calo costante di quote di mercato anno dopo anno (anche se in valori assoluti può esserci stato un incremento, ma ciò che conta è il “peso” rispetto a tutte altre modalità). E anche quando la domanda potenziale esiste, questa non può essere pienamente soddisfatta a causa di vari fattori, come il limite di una rete messa a dura prova dai lavori di manutenzione che comportano incrementi dei costi, ritardi e soppressione di treni.
“Non è vero che non vediamo alcun potenziale di mercato, perché questo c’è”, secondo una recente dichiarazione rilasciata dal gruppo svizzero Hupac, “tuttavia i nostri servizi di trasporto non sono attualmente in grado di operare con gli standard operativi necessari per sfruttare questo potenziale e Hupac ha dovuto cancellare il 25% dei treni nord-sud previsti per il 2025 e oltre la metà dei suoi treni ha subito ritardi superiori a un’ora, con il risultato che il trasporto su strada torna protagonista”.
Eppure, nonostante questo, il trasporto ferroviario resta l’opzione più economica sulle lunghe distanze. Viene citato l’esempio della spedizione per ferrovia di un container da venti piedi tra Amburgo e Monaco che comporta un costo stimato tra i 300 e i 600 euro tutto compreso, mentre a parità di volume la spedizione stradale costa almeno il 50% in più. Inoltre, dal punto di vista sociale, il trasporto su rotaia causa costi esterni che sono inferiori della metà rispetto a quelli stradali, mentre in una recente analisi che riguarda il Brennero tra Austria e Italia, la discrepanza tra le due modalità sarebbe addirittura di quattro volte.
Sulle prospettive future occorre prendere in prestito le elaborazioni dell’International Transport Forum, un organismo dell’Ocse, che prevede una crescita complessiva di oltre l’84% per il trasporto merci europeo, considerando tutte le modalità, con orizzonte la metà del secolo. Se però non si fanno scelte di politica economica a favore della ferrovia, il rischio è quello dell’incremento in valori assoluti per il trasporto su rotaia, ma lasciando inalterate o quasi le quote di mercato rispetto alle altre modalità. Pertanto, si legge nello studio, “è necessario prendere decisioni che creino condizioni di mercato favorevoli al trasporto ferroviario”. Che è come dire, tutto e niente, perché resta confinato nel libro delle buone intenzioni.
Ma la strada appare in salita anche per un altro fattore. Le statistiche indicano che circa la metà di tutto il trasporto ferroviario europeo, in tonnellate-chilometro, avviene attraverso treni completi, una tipologia di servizio che difficilmente può incrementare la propria quota rispetto al complesso della modalità ferroviaria. Quindi ulteriori spazi di crescita potrebbero essere previsti solo per il trasporto a carro singolo (che già di per sé non gode di ottima salute) e per il trasporto combinato. Queste due ultime tipologie, per mantenere gli ambiziosi obiettivi indicati dall’Europa, dovrebbero triplicare le proprie prestazioni entro un quarto di secolo, il che corrisponde a una crescita media annua di quasi il 3%. Di fatto, una scommessa.
I maggiori studi suggeriscono che il trasporto ferroviario può essere competitivo per distanze superiori a 200-500 chilometri, anche se esistono casi specifici in Europa di distanze più brevi. Si possono ipotizzare due scenari, uno più prudente, l’altro più ottimistico. Nell’ipotesi di uno spostamento modale elevato, si ipotizza che un ulteriore 10% delle tonnellate-chilometro per distanze superiori a 150 chilometri potrebbe essere trasferito dalla strada alla ferrovia in tutta Europa, ma se le distanze arrivano a 300 chilometri l’incremento salirebbe al 20%, mentre con mille chilometri si arriva al 40% e, per finire, con una percorrenza ancora maggiore l’incremento potrebbe raggiungere addirittura l’80%. In questo scenario ottimistico, in media il trasporto su rotaia potrebbe non solo raddoppiare, ma quasi triplicare. Anche in uno scenario più prudente è possibile ipotizzare un potenziale di mercato doppio per il servizio ferroviario merci. Le premesse quindi a quanto pare ci sono, ma occorre contare anche su un quadro normativo più efficace, oltre a eliminare tutti i colli di bottiglia che ancora caratterizzano la rete insieme al completamento di tutte le principali opere infrastrutturali.
Piermario Curti Sacchi








































































