- Il Dipartimento dei Trasporti Usa ha revocato dal marzo 2026 le patenti per veicoli industriali a circa 200mila immigrati con status temporaneo, tra cui beneficiari Daca, rifugiati e richiedenti asilo. L'Ice ha condotto per mesi controlli stradali intensificati, sospesi a metà luglio dopo due morti in una settimana tra Texas e Maine.
- Trump ha proposto al Congresso la cosiddetta Dalilah Law, che vieterebbe agli Stati di rilasciare patenti Cdl a immigrati irregolari e imporrebbe sanzioni più severe ai conducenti con scarsa conoscenza dell'inglese. L'amministrazione cita 17 incidenti mortali nel 2025 legati a conducenti non cittadini, però meno dell'1% del totale.
- La carenza di autisti negli Stati Uniti resta strutturale e il 70% delle aziende Usa intervistate segnalava gravi difficoltà di reclutamento. Walmart ha invece aumentato i propri autisti del 33% in due anni con salari fino a 130mila dollari, circa 113mila euro.
La guerra di Trump all’immigrazione ha raggiunto anche l’autotrasporto, prima con serrati controlli sugli autisti, poi con la revoca di decine di migliaia di patenti Cdl (Commercial Driver’s License, ossia la patente professionale necessaria per guidare camion e autobus) e infine con un piano, diffuso a metà luglio 2026, per sostituire i conducenti immigrati privi di documenti regolari con "orgogliosi veterani americani". L'iniziativa arriva al termine di una fase di stretta sull'immigrazione che ha già portato, dal marzo scorso, alla revoca delle patenti commerciali (Cdl) a circa 200mila immigrati con status temporaneo, compresi beneficiari del programma Daca, rifugiati e richiedenti asilo.
Contemporaneamente alla stretta sulle patenti, l'Immigration and Customs Enforcement (Ice) ha condotto per mesi intensi controlli stradali contro conducenti stranieri, con agenti in tenuta tattica, spesso a bordo di veicoli non contrassegnati e a volto coperto. Le operazioni si erano intensificate ulteriormente negli ultimi cinque giorni di giugno 2026, prima che il Dipartimento per la Sicurezza Interna, guidato da Kristi Noem, ordinasse la sospensione della maggior parte dei controlli a metà luglio, dopo che tre morti in una settimana erano state collegate ai fermi stradali di automobilisti: due delle vittime sono cadute a Houston, in Texas, e a Biddeford, nel Maine. L'ordine attuale prevede che vengano fermati solo conducenti con precedenti penali gravi.
Al centro della proposta legislativa di Trump c'è la Dalilah Law, che vieterebbe a qualunque Stato di rilasciare patenti Cdl a immigrati irregolari, imporrebbe la revoca immediata a chi ha status temporaneo e inasprirebbe le sanzioni per i conducenti con scarsa conoscenza dell'inglese. L'amministrazione giustifica la misura citando diciassette incidenti mortali nel 2025 attribuiti a conducenti non cittadini. Pbs NewsHour ha però calcolato che questa cifra rappresenta meno dell'1% degli incidenti mortali causati ogni anno dai camionisti negli Stati Uniti, rilevando che non esistono evidenze statistiche che colleghino lo status migratorio alla sicurezza di guida.
La stretta sull'immigrazione s’innesta su una carenza di conducenti che l’autotrasporto statunitense si trascina da anni. Già nel 2019 l'American Trucking Association (Ata) stimava un deficit di 60mila autisti, con proiezioni salite a 100mila entro il 2023. Il fenomeno si è aggravato nella fase post-pandemica: secondo l'economista capo dell'Ata Bob Costello, il numero di conducenti di merci scese a 430mila unità nel 2021, contro le 465mila di inizio 2020. Nel 2025 la situazione restava critica: un rapporto Iru segnalava che il 70% delle 5.100 aziende di autotrasporto intervistate incontrava gravi o gravissime difficoltà di reclutamento, prima ancora che le nuove norme sull'immigrazione del 2026 aggiungessero un ulteriore fattore di pressione sul bacino di conducenti disponibili.
Diversi fattori strutturali alimentano il deficit. L'età media dei conducenti statunitensi era già di 55 anni nel 2019 secondo il Bureau of Labor Statistics, con un ricambio generazionale insufficiente. Pesano anche le condizioni di lavoro: la retribuzione media di un camionista dipendente si aggira attorno ai 47.130 dollari l'anno (circa 41mila euro), a fronte di turni che possono raggiungere le 70 ore settimanali, mentre il rischio di morte sul lavoro risulta dieci volte superiore rispetto alla media dei lavoratori. L'Iru osserva tuttavia che gli stipendi medi del settore restano superiori del 30-135% rispetto al costo della vita di base: pesano di più, secondo l'associazione, la scarsità di aree di sosta sicure e ben attrezzate e l'accesso limitato all'assistenza medica presso i luoghi di consegna. Nel 2026 si aggiungono l'inasprimento dei controlli linguistici sui conducenti e il ridimensionamento delle politiche d’inclusione, fattori che riducono ulteriormente il bacino di manodopera disponibile secondo un'analisi di settore citata da Bloomberg.
Tra le grandi aziende, Walmart rappresenta un caso di gestione efficace della carenza: secondo Bloomberg, il gruppo ha aumentato il numero dei propri conducenti del 33% in due anni, offrendo salari iniziali fino a 115mila dollari l'anno (circa 100mila euro) e fino a 130mila dollari (circa 113mila euro) per le tratte più complesse, quasi il doppio della media di settore. La strategia combina retribuzioni elevate, stabilità operativa e investimenti in formazione e flotta. Il segretario generale dell'Iru, Umberto de Pretto, propone invece di integrare i percorsi di carriera nei sistemi educativi, eliminare le soglie di età irrealistiche per la formazione e aumentare gli investimenti in aree di sosta sicure. Ora la stretta sull’immigrazione, che colpisce autisti già in servizio, può aggravare il problema e non è detto che i veterani possano riempire i varchi sia della carenza strutturale, sia di quella causata dalla revoca delle patenti agli immigrati.
P.R.









































































