Tra il 27 febbraio e il 31 luglio 2026 il prezzo del gasolio alla pompa è salito a 2,080 euro al litro (+20,9%, secondo i dati del ministero dell’Industria elaborati dall'Ufficio studi della Cgia), contro gli 1,721 euro registrati il giorno precedente l'attacco militare degli Stati Uniti contro l'Iran. Un rialzo di 36 centesimi al litro che per la distribuzione delle merci si traduce in un costo esagerato: fare il pieno a un autocarro che ha una massa complessiva inferiore a 7,5 tonnellate costa oggi 1.040 euro, 180 euro in più rispetto a fine febbraio. Ricordiamo che questa tipologia di veicoli industriali non beneficia né del recupero delle accise, né del credito d’imposta introdotto dal Governo per affrontare l’aumento del prezzo dei carburanti per l’autotrasporto.
Infatti, per contenere l'impatto sul settore, lo scorso 27 luglio il Consiglio dei Ministri ha varato un taglio di 17 centesimi sul prezzo del diesel e ha integrato di 22 milioni di euro il credito d'imposta destinato all'autotrasporto, portando la dotazione complessiva a 322 milioni. La misura, introdotta con il Decreto del 23 maggio 2026 e convertita in Legge il 21 luglio, copre gli acquisti di gasolio sostenuti tra il 1° marzo e il 31 luglio 2026 e rimborsa fino al 70% della maggiore spesa sostenuta rispetto al prezzo medio del gasolio di febbraio, calcolato dal ministero dell'Ambiente e della Sicurezza energetica (Mase). Ne possono però beneficiare solo i veicoli superiori alle 7,5 tonnellate adibiti al trasporto merci in conto terzi, con classe ambientale non inferiore a Euro V.
Il perimetro dei beneficiari è quindi molto limitato. Secondo l'Automobile Club d'Italia in Italia risultano immatricolati 233.459 trattori per semirimorchi e 5.509.826 autocarri, dato riferito al 2025 e di questi solo 1.263.522 superano le 7,5 tonnellate, la soglia che dà accesso al credito d'imposta. Ne deriva - stima l'Ufficio studi Cgia - che l'agevolazione raggiunge appena il 22% circa dei veicoli industriali circolanti nel Paese, mentre quasi la metà delle imprese di autotrasporto ne resta esclusa. Se l’obiettivo del Governo è anche quello di contenere l’inflazione, bisognerebbe applicarlo anche all’ultimo chilometro della filiera del trasporto, indispensabile per l’approvvigionamento di negozi, uffici e industrie.
Per la Cgia le misure nazionali non bastano da sole ad attutire l'impennata dei prezzi, ed è necessario un intervento a livello europeo che autorizzi gli Stati membri a ridurre in modo stabile le imposte sui prodotti energetici. L'associazione chiede a Bruxelles di consentire riduzioni temporanee delle accise, un taglio dell'aliquota Iva o aiuti mirati ai comparti più esposti, tra cui il trasporto merci, richiamando il precedente della risposta coordinata attivata dall'Unione Europea dopo lo scoppio della guerra tra Russia e Ucraina.







































































