One ordina sei portacontainer
Ocean Network Express ha ordinato sei portacontainer dual fuel predisposte per Gnl a Hd Hyundai Heavy Industries, con capacità compresa tra 15.000 e 15.900 teu per unità, rafforzando la propria flotta di nuova generazione sulle rotte principali. Le consegne sono previste tra fine 2028 e settembre 2029, con ingresso progressivo in flotta. L’ordine porta avanti una campagna avviata nel 2024 che comprende 36 navi dual fuel: 22 unità da 13.000 teu alimentate a metanolo presso Jiangnan e Yangzijiang e 14 navi a Gnl da 15.000 teu presso Hd Hyundai. La scelta conferma una strategia multi combustibile, con Gnl e metanolo impiegati per ridurre il rischio tecnologico e regolatorio. Le nuove unità potranno operare a gas naturale liquefatto, riducendo le emissioni di CO2 rispetto ai combustibili convenzionali.
DP World proroga in Thailandia
DP World ha ottenuto una proroga di cinque anni della concessione per il berth B5 del porto di Laem Chabang, in Thailandia, attraverso la joint-venture Laem Chabang International Terminal. Il nuovo accordo rilasciato dalla Port Authority of Thailand coprirà il periodo compreso tra maggio 2026 e aprile 2031, garantendo la continuità operativa del terminal. Laem Chabang rappresenta il principale porto container deep-sea del Paese e il maggiore hub thailandese per il commercio internazionale. Laem Chabang International Terminal gestisce i berth B5 e C3, che dispongono complessivamente di circa 900 metri di banchina e possono accogliere fino a quattro navi contemporaneamente, oltre a un’area Cfs di circa 4,4 mila m2. Nel 2025 il terminal ha movimentato circa 1,936 milioni di teu, il valore più elevato mai registrato dalla struttura. L’estensione consentirà inoltre di proseguire gli investimenti in efficienza operativa e sostenibilità, con l’introduzione dal 2026 di nuovi mezzi elettrici destinati alle attività terminalistiche. Il gruppo collega lo sviluppo del terminal a una più ampia rete logistica nazionale che comprende servizi terrestri, trasporto transfrontaliero su strada e un Inland container depot a Khon Kaen, connesso a Laem Chabang tramite un collegamento ferroviario trisettimanale. Questa integrazione tra trasporto marittimo e terrestre rafforza il ruolo del porto come nodo di raccolta e distribuzione per i traffici intra-asiatici e per le esportazioni e importazioni della Thailandia, consolidando al tempo stesso la presenza di DP World nel Golfo di Thailandia.
Ordini di portacontainer ai massimi livelli
Gli ordini mondiali delle navi portacontainer ha raggiunto livelli record, alimentando i timori di una futura sovraccapacità nel trasporto marittimo di linea. Secondo analisi riportate da Logistics Great e Global Trade Magazine, a maggio 2026 la capacità in costruzione ha toccato circa 13 milioni di teu, pari al 38,3% della flotta esistente. La crescita è stata sostenuta da una forte accelerazione degli ordini: Linerlytica segnala 5,1 milioni di teu ordinati nel 2025 e oltre 1,9 milioni di teu aggiunti nei primi quattro mesi del 2026. Secondo Maritime Executive, che riporta dati Bimco, negli ultimi 10 trimestri sono stati contrattati 8,61 milioni di teu, un volume equivalente a quello registrato nei precedenti 30 trimestri. Gli ordini sono concentrati principalmente in Cina, Corea del Sud e Giappone; una sintesi dei dati Alphaliner indica che la Cina rappresenta circa 7,36 milioni di teu, oltre il 70% del portafoglio ordini globale. Tra le motivazioni figurano gli elevati profitti realizzati dai vettori nel periodo 2021-2022, il rinnovo della flotta per rispondere ai requisiti ambientali e la competizione sulle principali rotte intercontinentali. Diversi analisti ritengono tuttavia che la crescita della capacità stia superando quella della domanda di trasporto. Secondo Sea-Intelligence, il riequilibrio tra domanda e offerta potrebbe non avvenire prima del 2028. In questo scenario i vettori stanno adottando misure come cancellazioni di partenze, riduzione della velocità commerciale e gestione delle consegne per limitare l’eccesso di stiva. Le prospettive indicano una pressione persistente sui noli e il rischio di una nuova fase di competizione tariffaria, mentre porti e terminal dovranno adeguare infrastrutture e capacità operative all’arrivo di una nuova generazione di grandi portacontainer.
La Cina accelera sui camion elettrici
La Cina ha definito un piano per aumentare la diffusione dei veicoli industriali a nuova energia, con l’obiettivo di raggiungere una quota di mercato del 40% entro il 2030 e una flotta superiore a 1,6 milioni di veicoli. Secondo quanto comunicato dal ministero dei Trasporti cinese, il programma prevede anche che oltre l’80% dei trasporti su tratte brevi e fisse nelle principali aree del Paese sia effettuato con veicoli elettrificati entro la fine del decennio e che il 18% dei volumi di merci trasportati sulle autostrade venga movimentato da questi mezzi. Per sostenere la crescita del settore è prevista la realizzazione di circa 3.000 stazioni di ricarica e sostituzione delle batterie dedicate ai camion pesanti e di 30mila chilometri di corridoi logistici a zero emissioni lungo le principali arterie autostradali. Le nuove aree di servizio e quelle oggetto di ammodernamento dovranno installare queste infrastrutture o riservare spazi per la loro futura realizzazione. Il programma comprende anche incentivi finanziari per l’acquisto dei veicoli e per gli investimenti infrastrutturali, con il ricorso a obbligazioni dedicate e strumenti di credito. Tra le misure previste appaiono la separazione tra veicolo e batteria e il noleggio degli accumulatori. Il piano punta ad ampliare l’impiego dei camion a nuova energia nei settori della logistica, delle attività minerarie e dei porti. Secondo la China Association of Automobile Manufacturers, il tasso di penetrazione dei camion pesanti a nuova energia aveva già raggiunto circa il 29% nel 2025.
Rotte agricole sotto pressione
Le guerre e le tensioni geopolitiche stanno ridisegnando le rotte dei prodotti agricoli, imponendo nuovi controlli su provenienza, tracciabilità e qualità. Secondo il rapporto di Bureau Veritas Commodities Italia, ogni shock energetico produce una reazione a catena su fertilizzanti e prodotti agricoli, soprattutto quando blocca forniture da aree chiave come Ucraina e Golfo Persico. La crisi tende a cronicizzarsi in 2-4 settimane, mentre la normalizzazione può richiedere tempi molto lunghi, anche fino a un decennio. Nel caso della guerra nell’Est europeo, il vuoto lasciato da Russia e Ucraina è stato compensato solo al 57%, mantenendo alti i prezzi. Lo scenario indicato da Bureau Veritas Commodities prevede un rientro graduale tra il 2026 e il 2032, con valori ancora superiori ai livelli pre-2020. Al 2030 il mercato agricolo appare più volatile, con una base prezzi elevata e una concentrazione geografica ancora critica. La crisi ha favorito soprattutto Argentina e Brasile, con redditi agricoli in aumento del 45% e del 50%, mentre Europa e altri esportatori hanno avuto benefici più contenuti. Restano vulnerabili il trasporto marittimo, per i costi elevati, e i fertilizzanti, per concentrazione geografica e sanzioni alla Russia. La tecnologia sostiene le rese, ma nel breve-medio periodo non basta a compensare gli shock geopolitici e climatici.











































































