Il 15 settembre 2026 la Norvegia cambierà la gestione delle importazioni, grazie all’entrata in vigore della prima fase di Digitoll, il nuovo sistema doganale digitale introdotto da Tolletaten, la Dogana norvegese. Gli obblighi non riguardano solo gli importatori norvegesi, ma coinvolgono anche le aziende esportatrici dell'Unione Europea e degli altri Paesi europei che portano merci in Norvegia. Customs Support Group (Csg), operatore indipendente specializzato in sdoganamento e soluzioni per il commercio internazionale, segnala che molte imprese sottovalutano ancora la portata del cambiamento e il tempo ristretto rimasto per adeguarsi.
Il nuovo regime si articolerà in due fasi. Il 15 settembre 2026 diventerà obbligatoria la trasmissione digitale di notifica e disclosure delle informazioni relative al trasporto e alle merci prima, o al più tardi al momento, dell'attraversamento del confine. Il 1° marzo 2027 inizierà seconda fase, in cui la dichiarazione doganale dovrà essere presentata non oltre l'attraversamento della frontiera norvegese, e verrà meno l'attuale regime di trasporto diretto, che oggi permette di portare le merci al destinatario e completare la dichiarazione entro i dieci giorni successivi. Le informazioni necessarie ai fini doganali dovranno quindi essere disponibili con largo anticipo rispetto alla prassi attuale, richiedendo un coordinamento più stretto tra esportatori, importatori, operatori del trasporto e rappresentanti doganali.
"Digitoll non riguarda soltanto gli importatori norvegesi. Anche esportatori e aziende logistiche di tutta Europa dovranno adattare processi consolidati e assicurarsi che le informazioni necessarie siano disponibili nei tempi richiesti", spiega Knut Espen Johansen, Managing Director di Customs Support Group Norway, aggiungendo che "per certi aspetti, Digitoll rappresenta una sorta di mini-Brexit per la Norvegia: processi fondamentali del commercio transfrontaliero stanno cambiando in un arco di tempo relativamente breve".
Con Digitoll cambia anche la ripartizione delle responsabilità lungo la filiera. Le aziende di trasporto diventano legalmente responsabili della comunicazione digitale alla Dogana norvegese dei dati relativi al mezzo, al conducente, al luogo e all'orario previsto di attraversamento della frontiera e ai riferimenti delle spedizioni trasportate. La responsabilità della dichiarazione doganale resta invece in capo all'importatore o al proprietario delle merci. Più soggetti devono quindi scambiarsi, in tempi ridotti, set di dati completi e accurati.
Le informazioni sull'adozione del sistema mostrano quanto lavoro resti da fare: a metà 2026, secondo Csg, solo il 25-30% dei trasporti stradali giornalieri diretti in Norvegia era registrato tramite Digitoll, con percentuali ancora più basse per i trasporti marittimi, aerei e ferroviari. Il principale elemento critico riguarda i trasportatori stranieri, che gestiscono una quota rilevante delle spedizioni dirette in Norvegia. "Molti spedizionieri e operatori doganali norvegesi sono già preparati. La sfida maggiore riguarda i trasportatori stranieri, che gestiscono una quota importante delle spedizioni dirette in Norvegia", afferma Kristoffer Eriksen, Senior Customs Consultant di Customs Support Group Norway. "La conoscenza di Digitoll in queste aziende è ancora relativamente limitata: è proprio qui che vediamo la maggiore necessità di aggiornamento".
La Norvegia è importante per le esportazioni europee: nel 2025 le imprese dell'Unione Europea hanno esportato verso il Paese scandinavo merci per circa 64 miliardi di euro, un dato confermato da Eurostat che colloca il Paese al settimo posto tra i mercati di destinazione extra-UE per l’esportazione comunitaria. Le sole importazioni norvegesi dall'Italia, secondo i dati riportati da Csg, nello stesso anno hanno raggiunto circa 3,5 miliardi di euro.
Il caso norvegese si inserisce in una tendenza più ampia che John Wegman, Ceo di Customs Support Group, osserva in un numero crescente di Paesi europei: lo sdoganamento sta passando da un'attività svolta a valle del processo logistico a un requisito informativo da gestire sempre più a monte. "Le aziende coinvolte nel commercio transfrontaliero devono quindi concentrarsi non soltanto sui propri processi doganali, ma sempre più anche sui flussi di dati lungo l'intera supply chain", ha aggiunto Wegman.



































































