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Podcast K44

Cronaca

  • Sequestrati in Sicilia due autocarri con targhe non proprie

    Sequestrati in Sicilia due autocarri con targhe non proprie

    La Sezione Polizia Stradale di Caltanissetta ha sequestrato due autocarri intestati a una ditta autotrasporto che erano privi di copertura assicurativa e con targhe riferite ad altri veicoli. Il secondo camion era stato inviato dall'impresa per trasbordare il carico del primo. Sanzioni per circa 8mila euro.

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  • Sciopero internazionale dei portuali contro le armi

    Sciopero internazionale dei portuali contro le armi

    Il 30 ottobre 2026 alcuni sindacati hanno programmato una giornata internazionale di mobilitazione nei porti contro il transito di armamenti e la militarizzazione degli scali. Usb ha proclamato anche uno sciopero generale di tutte le categorie.

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  • Il semirimorchio Kässbohrer diventa piattaforma tecnologica

    Il semirimorchio Kässbohrer diventa piattaforma tecnologica

    Allo Iaa 2026 Kässbohrer ha presentato sotto il concetto Power of Engineering, una gamma di semirimorchi che concentra alleggerimento, sicurezza ed efficienza energetica. Dal centinato K.SCS NG X+ al silo elettrico K.SSL 33 E, fino agli assali elettrici del progetto Zefes sviluppato con ZF.

    Scambi tra Italia e Regno Unito verso nuova normalità

    A oltre cinque anni dall’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, il commercio con l’Italia mostra segnali di stabilizzazione, ma opera in un quadro più complesso rispetto alla fase del mercato unico. Secondo un’analisi di 360Pay, condotta su un campione di cinquemila imprese clienti, la nuova normalità post-Brexit richiede Dogane più moderne, procedure più snelle e una maggiore integrazione tra documentazione, trasporto e gestione operativa delle filiere.

    Il nodo centrale riguarda l’attrito doganale. La Brexit ha esposto per la prima volta circa 150mila imprese britanniche alle procedure doganali, dopo anni di scambi intra-europei gestiti senza frontiere doganali interne. Per trasportatori, spedizionieri e operatori della logistica, il passaggio ha significato non solo nuovi adempimenti, ma anche una minore prevedibilità dei tempi, soprattutto nelle fasi iniziali di adattamento. Le previsioni iniziali indicavano un possibile aumento di 200 milioni di moduli doganali aggiuntivi nel Regno Unito, con un numero analogo nell’Unione Europea. La realtà operativa attuale appare più contenuta: il Regno Unito gestisce circa 40 milioni di nuove dichiarazioni doganali legate al commercio con l’Unione Europea, mentre il numero di operatori attivi è nell’ordine di 4.000 aziende. Il ridimensionamento rispetto alle stime non elimina però il tema strutturale: i flussi Italia-Regno Unito sono diventati più amministrati, più documentali e più sensibili alla qualità dei processi.

    La fase di transizione non è ancora conclusa. Il Regno Unito ha introdotto requisiti e procedure in modo graduale, anche per limitare l’impatto sugli scambi commerciali. Nei prossimi mesi, secondo l’analisi di 360Pay, formalità, operazioni e controlli doganali saranno ampliati e rafforzati. Ciò renderà la gestione dell’importazione e dell’esportazione più impegnativa per gli operatori coinvolti, soprattutto per chi tratta merci soggette a certificazioni, controlli sanitari o vincoli di temperatura. In questo quadro l’Italia mantiene un ruolo rilevante per il mercato britannico. È l’ottavo mercato di importazione e l’undicesimo mercato di esportazione per il Regno Unito, considerando beni e servizi. Dopo il calo immediatamente successivo alla Brexit, comune a diversi Paesi europei, le spedizioni tra Italia e Regno Unito sono tornate su una traiettoria di crescita stabile, sostenuta anche dalla domanda britannica di prodotti italiani, in particolare alimentari.

    La logistica ha assorbito lo shock iniziale riorganizzando rotte e modalità di trasporto. Nella prima fase post-Brexit, diversi trasportatori europei hanno ridotto o sospeso i collegamenti verso il Regno Unito, preferendo traffici interni all’Unione Europea per la maggiore prevedibilità dei tempi di transito. La successiva riorganizzazione ha favorito l’intermodalità e l’impiego di trailer non accompagnati, soluzioni utili per contenere costi e rischi collegati alle attese in frontiera. Una parte delle difficoltà iniziali, secondo gli esperti citati nell’analisi, non derivava solo dalle regole, ma dalla scarsa familiarità con processi doganali rimasti inutilizzati per decenni nei rapporti tra Regno Unito e Unione Europea. Il ritorno della Dogana ha imposto agli operatori di ricostruire competenze, procedure interne e rapporti con intermediari specializzati. Per le imprese meno strutturate, questo passaggio ha inciso sulla continuità del servizio e sulla capacità di programmare partenze, consegne e giacenze.

    Il cambiamento più evidente riguarda il groupage. Prima della Brexit, una spedizione media in groupage dall’Italia al Regno Unito era di circa 700 chilogrammi, mentre oggi si colloca più spesso intorno alle tre tonnellate. La crescita della dimensione media non indica solo un aumento dei volumi per singola partenza, ma anche una risposta operativa ai costi amministrativi. Infatti, molte formalità doganali e molti costi di intermediazione si applicano alla singola spedizione e non al chilogrammo trasportato e quindi consolidare più merce in meno partenze distribuisce meglio l’incidenza degli oneri fissi.

    Questa tendenza modifica l’organizzazione delle filiere. Spedizioni più grandi e meno frequenti richiedono maggiore coordinamento tra produttori, trasportatori, magazzini e destinatari finali. La scelta di consolidare i carichi può ridurre i costi amministrativi per unità trasportata, ma impone una programmazione più accurata degli ordini, una migliore gestione delle scorte e una maggiore attenzione ai tempi di preparazione documentale. Per gli operatori logistici diventa quindi fondamentale anticipare le verifiche sui documenti, ridurre gli errori e garantire coerenza tra merce, certificati e dichiarazioni.

    I comparti alimentare e delle bevande risentono in modo particolare di questa maggiore complessità. I prodotti di origine animale, indicati come Poao, sono sottoposti a controlli variabili in base al profilo di rischio attribuito al prodotto. Nel caso di alcuni formaggi, per esempio, possono cambiare requisiti e costi collegati a dichiarazioni sanitarie, certificazioni e oneri veterinari. L’impatto può incidere su operatività e margini, soprattutto nei traffici a temperatura controllata e ad alta rotazione. I problemi sono accentuati dalla deperibilità delle merci: nei flussi del fresco e del congelato, tempi incerti, documenti incompleti o controlli non previsti possono tradursi in ritardi operativi, maggiore pressione sui margini e rischi sulla continuità della catena del freddo. Per questo, la gestione doganale non può essere considerata una fase separata dal trasporto: deve entrare nella pianificazione della spedizione, nella scelta del corridoio, nella programmazione dei tempi e nella preparazione dei documenti prima della partenza.

    360Pay sottolinea che la competitività delle filiere Italia-Regno Unito dipende sempre più dalla capacità di rendere la Dogana un processo prevedibile, digitale e integrato nella catena logistica. Il gruppo ha rafforzato la propria capacità operativa investendo in competenze specialistiche e in realtà focalizzate su flussi ad alto valore, tra cui Eori Group e Pj Shipping, specializzata in vino e distillati, comparto rilevante per le esportazioni italiane. Le aziende sono indicate come realtà riconosciute per le semplificazioni doganali e per il supporto a produttori italiani del fresco e del congelato, con circa 150 addetti complessivi. Marco Alberti, amministratore delegato del Gruppo 360, collega la ripresa dell’affidabilità delle rotte alla riduzione dell’attrito doganale: "Era essenziale ridurre l’attrito doganale sulle rotte chiave e riportare continuità alle catene di fornitura". La risposta, secondo il gruppo, passa da investimenti in competenze e soluzioni operative, con più opzioni di instradamento quando necessario e processi doganali aggiornati per rendere nuovamente affidabili i tempi.

    Robert Hardy, amministratore delegato di Eori Group, richiama invece la specificità del comparto alimentare: "Le Dogane sono complesse e con il settore alimentare e delle bevande lo diventano ancora di più a causa della deperibilità delle merci". Hardy indica la prospettiva di modelli operativi aggiornati e semplificazioni reali, pensate per il trasporto ro-ro e per la velocità richiesta dal fresco.

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