Il mercato dei semirimorchi pesanti nell'Europa orientale sta attraversando una fase di transizione: dopo due anni di domanda debole, le previsioni elaborate da Clear International nell'aprile 2026 indicano un ritorno alla crescita nel corso dell'anno, con accelerazioni più marcate nel biennio 2027-28. Secondo il rapporto, bisognerà però attendere il 2028 perché la domanda regionale superi il record di 120mila unità registrato nel 2023, primo anno in cui la soglia era stata superata. I quattro mercati principali dell'area - Russia, Turchia, Polonia e Lituania - hanno avuto andamenti divergenti nel 2025. Russia e Turchia hanno registrato cali nelle immatricolazioni, mentre Polonia, Lituania e Bulgaria hanno chiuso l'anno in positivo, in linea con le previsioni formulate da Clear International nell'ottobre precedente. Nel complesso, la domanda regionale è scesa di 9.300 unità rispetto all'anno precedente. Il calo sarebbe stato più pronunciato se negli ultimi mesi del 2025 la Turchia non avesse registrato una ripresa più sostenuta di quanto previsto.
La contrazione russa è la più importante in termini assoluti, ma va letta in controluce rispetto agli anni precedenti: le immatricolazioni del 2023 e del 2024 crebbero in modo considerevole per effetto della guerra in Ucraina, che generò una domanda straordinaria di veicoli da trasporto. Esaurita quella spinta, il mercato ha poi subito una naturale correzione. La Turchia, invece, aveva già vissuto una fase espansiva prolungata tra il 2020 e il 2023, e il calo del 2025 è risultato inferiore alle attese.
Le ragioni della debolezza del biennio 2024-25 sono molteplici e in parte sovrapposte. Il conflitto in Ucraina ha ridotto la propensione a investire in nuovi mezzi di trasporto, frenando la domanda di semirimorchi e veicoli industriali pesanti in tutta la regione. A ciò si è aggiunto l'effetto dei dazi introdotti dagli Stati Uniti, che hanno indebolito la fiducia delle imprese e portato al rinvio o all'annullamento di piani d'investimento su scala globale. Il conflitto in Iran rappresenta un ulteriore elemento di pressione: l'aumento dei prezzi del petrolio e del gas che ne consegue alimenta l'inflazione e riduce i margini per tagli ai tassi d'interesse, con ricadute su tutto il continente.
Un altro fattore strutturale riguarda la domanda di trasporto su strada misurata in tonnellate-chilometro, che dopo una crescita lineare durata vent'anni, a partire dal quarto trimestre del 2022 ha smesso di espandersi. Nel 2023 la Polonia – che è il Paese con la più alta domanda di autotrasporto in Europa - ha registrato un calo del 2,7%, superata in negativo solo dalla Germania, che ha segnato una flessione del 5,8%. Nel 2024 la domanda nella regione è rimasta stagnante, mentre per il 2025 Clear International stima una ripresa dell'1,1%. Segnali positivi arrivano anche dal commercio internazionale: le importazioni ed esportazioni dei Paesi dell'Europa orientale, misurate in dollari statunitensi, erano in calo dal 2022, ma nella seconda metà del 2024 la tendenza si è invertita: dopo una fase di stabilizzazione, gli scambi hanno ripreso a crescere. Per il 2025 si stima un incremento del 5,2%, dato che lascia presupporre ulteriori espansioni nei prossimi anni.
Nelle previsioni per il 2026, il rapporto di Clear International indica che sette dei quindici Paesi analizzati registreranno una crescita, in alcuni casi sostanziale in termini percentuali. I cali previsti negli altri mercati saranno contenuti, con un'eccezione rilevante: la Bulgaria, che nel 2025 mise a segno un guadagno eccezionale, nel 2026 sarà soggetta a un riassestamento verso il basso. Le previsioni più ottimistiche riguardano il biennio 2027-28, quando la crescita dovrebbe distribuirsi in modo più uniforme su tutta la regione e la domanda complessiva dovrebbe superare i livelli record del 2023.
P.R.






































































