Cinquantatré chilogrammi di cocaina pura, divisi in 45 panetti e nascosti nel vano motore di un container carico di frutta: è il sequestro comunicato dalla Guardia di Finanza il 7 settembre 2026 nel porto di Livorno. La droga era nascosta in un container proveniente dal Perù e ha un valore allo spaccio di circa 20 milioni di euro. Il carico è stato individuato nell’ambito dei controlli sulle importazioni svolti dai finanzieri e dai funzionari delle Dogane. Il container è stato selezionato per un’ispezione accurata, che ha portato allo scoperta della cocaina in un vano tecnico.
Questa operazione è avvenuta pochi giorni dopo un altro sequestro nello stesso porto, dove il 24 agosto 2026 finanzieri e doganieri scoprirono 65 chilogrammi di cocaina in un container frigorifero carico di banane provenienti dall’Ecuador. In quel caso la droga era confezionata in 57 panetti e nascosta in un vano ricavato presso il gruppo frigorifero dell’unità. Le due operazioni hanno portato al sequestro di 118 chilogrammi di cocaina in 102 panetti, con un valore al dettaglio di circa 40 milioni di euro. In entrambi i casi la cocaina viaggiava nell’ambito di spedizioni di prodotti ortofrutticoli provenienti dal Sud America e il nascondiglio era una parte tecnica del container, ossia il gruppo frigorifero.
La scelta di carichi deperibili e di container refrigerati rientra in uno schema noto agli investigatori perché combina flussi ad alta rotazione, tempi operativi ridotti e strutture tecniche che possono essere sfruttate per ricavare nascondigli. Il caso di agosto mostra però un livello più elevato di preparazione, perché il vano dove erano stati posti i 57 panetti era schermato con lastre di piombo, mentre la droga era avvolta in alluminio, con lo scopo di rendere più difficile la lettura radiogena del container. Le anomalie sono state comunque rilevate attraverso le attività di controllo con scanner e cani antidroga.








































































