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Tempi duri per i creditori del Gruppo Artoni


Nei giorni scorsi, il liquidatore del Gruppo Artoni – che comprende le società Artoni Trasporti, Artoni Group e Artoni Logistica – ha annunciato che la gara per la cessione di tutti gli asset, soprattutto immobiliari, è stata vinta dalla cordata formata dalla società di autotrasporto e logistica Fercam e dal fondo immobiliare Prelios. Questa offerta è l'unica, tra le sette arrivate sul tavolo del liquidatore Franco Maurizio Lagro, che comprende tutti i beni messi in vendita, mentre le altre riguardano solo una parte degli immobili o dei rami d'azienda. La relazione trimestrale per il periodo luglio-settembre 2018 mostra l'importo delle offerte e indica che Fecam e Prelios hanno proposto una somma di 47,903 milioni di euro.
Il commissario cercherà di spuntare qualcosa in più, ma saranno comunque briciole a fronte del debito complessivo delle tre società, che sempre dalla relazione trimestrale, ammonta a 179.983.601 milioni di euro. Il buco più grande si trova in Artoni Trasporti, che ha ben 1808 creditori che rivendicano 114.541.128,13 milioni, seguita da Artoni Group con 55 creditori che chiedono 63.331.201,35 milioni e da Artoni Logistica con 75 richieste per 2.111.272,15 milioni. Anche sommando i 14,4 milioni di crediti vantati da Artoni Trasporti ai 47,9 milioni che arriveranno da Fercam e Prelios, sempre che il commissario riesca a recuperare l'intera somma dai debitori della società, mancano all'appello 179.983.538 milioni che difficilmente saranno trovati dal liquidatore, visto che ormai non resta più niente (perfino i mobili degli uffici e gli scaffali dei magazzini sono già venduti).
La relazione del commissario non precisa la tipologia dei creditori, molti dei quali sono imprese di autotrasporto o di servizi di movimentazione delle merci nei magazzini. Possiamo dedurre che queste aziende rientrino soprattutto tra i 1808 creditori di Artoni Trasporti, che era il braccio operativo del Gruppo. Generalmente questo tipo di fornitori rientra nella categoria dei creditori chirografari, che non ha precedenza nel rimborso a seguito del fallimento, mentre altri creditori (come lo Stato, i lavoratori e gli istituti finanziari che vantano ipoteche) hanno una posizione privilegiata. Da questi numeri appare per loro una missione impossibile recuperare i loro soldi. A meno che non spunti qualche sorpresa dalle diverse pagine bianche di omissis presenti nella relazione.

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