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Podcast K44

Cronaca

  • Camionista italiano in Austria con la carta cronotachigrafica del figlio

    Camionista italiano in Austria con la carta cronotachigrafica del figlio

    La Polizia austriaca ha fermato nel Tennengau, in provincia di Salisburgo, un camionista italiano di 73 anni alla guida di un autotreno immatricolato in Germania, trovando nel cronotachigrafo digitale la carta conducente intestata al figlio. L'analisi delle registrazioni ha fatto emergere 59 violazioni delle norme sui tempi di guida.

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  • Trieste capofila della cibersicurezza Shieldport

    Trieste capofila della cibersicurezza Shieldport

    Il progetto Shieldport, unico dedicato alla sicurezza informatica dei porti nel terzo bando del Programma Interreg Italia-Croazia 2021-2027, dispone di 1,37 milioni di euro e riunisce sette autorità portuali italiane e croate. Allo scalo di Trieste sono assegnati 222mila euro, coperti integralmente da fondi europei e nazionali.

    Betz International chiede la procedura d’insolvenza

    Foto: Willi Betz

    Il 2 aprile 2026 la Betz International ha depositato presso il tribunale di Tubinga la richiesta di apertura di una procedura d'insolvenza. La notizia è diventata pubblica l'8, diventando l’ulteriore segnale di una crisi più ampia: quella del trasporto su strada tedesco e, in senso lato, del modello industriale che lo ha sostenuto per decenni. L’impresa, infatti, fa parte di uno dei più noti gruppi di autotrasporto tedesco ed europeo, Willi Betz, fondato nel dopoguerra a Reutlingen da Willi Betz e cresciuto fino a diventare uno dei principali vettori continentali, riconoscibile per i camion gialli con la scritta blu e per una presenza capillare lungo i corridoi Est-Ovest. All'apice della sua espansione, la struttura del gruppo sfiorava quasi un miliardo di euro di fatturato e impiegava migliaia di dipendenti.

    Oggi Betz International occupa circa 140 persone, tutte coinvolte dalla procedura in corso. Il tribunale di Tübingen ha disposto un “vorläufiges Insolvenzverfahren”, ossia una fase preliminare nella quale il curatore provvisorio nominato dalla corte, l'avvocato Dirk Poff, è incaricato di analizzare la massa attiva - parco veicoli, immobili, crediti e contratti in essere - e quella passiva, per valutare le varie possibilità: prosecuzione in continuità dopo ristrutturazione, cessione di rami d'azienda a nuovi operatori o liquidazione. L'operatività quotidiana prosegue, sotto controllo del curatore. I salari dei 140 dipendenti sono garantiti per tre mesi dall'Insolvenzgeld, lo strumento che tutela il reddito dei lavoratori nella fase di avvio delle procedure concorsuali.

    Le motivazioni addotte dalla dirigenza sono quelle che ricorrono con sempre maggiore frequenza nei comunicati delle imprese di trasporto in difficoltà: una combinazione di congiuntura debole e aumento dei costi che ha reso insostenibile la prosecuzione dell'attività nelle forme attuali. Il vertice del gruppo ha dichiarato che anche interventi interni di ottimizzazione e riduzione dei costi non sono stati sufficienti a compensare la pressione esercitata dall'aumento del prezzo del carburante, dalla forte concorrenza di vettori stranieri con strutture di costo del lavoro inferiori, e dalla contrazione dei volumi nei settori tradizionalmente trainanti – tra cui spiccano automotive, chimica, metallo, costruzioni - che compongono il nucleo della clientela industriale tedesca.

    Betz International ha sede a Sonnenbühl, nel circondario di Reutlingen, in Baden-Württemberg, area storica del trasporto su strada tedesco e territorio in cui il marchio Willi Betz ha costruito la propria identità dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Ma la portata della crisi è tutt'altro che locale: l'azienda è attiva nel trasporto internazionale, con relazioni consolidate verso l'Europa orientale, il Sud-Est europeo, i Balcani, la Turchia e altri mercati dell'UE. La perdita di un operatore con questa presenza geografica lascia quindi spazio a vettori concorrenti, anche esteri, sui corridoi dove Betz era storicamente presente.

    Il caso s’inserisce in una sequenza di difficoltà che per Betz non è improvvisa. Le cronache del settore ricordano un declino pluridecennale: dagli scandali giudiziari legati a corruzione e irregolarità contributive nei primi anni 2000, che avevano incrinato la reputazione di un modello di crescita fondato anche su costi del lavoro contenuti lungo l'asse Germania-Europa dell'Est, fino alla progressiva riduzione di flotta, personale e volumi. La controllata operativa di oggi è una media impresa da 140 addetti, lontana dalla struttura che aveva reso il marchio un punto di riferimento nel continente.

    Il contesto macroeconomico in cui s'inserisce l'insolvenza di Betz International è quello di una Germania che nel 2025 ha registrato un record storico di grandi fallimenti aziendali. Secondo i dati di Allianz Trade, lo scorso anno si sono contate 94 Großinsolvenzen - ossia procedure che coinvolgono imprese con oltre 50 milioni di euro di fatturato - con un incremento dell'8% rispetto al 2024. A livello globale, sempre secondo Allianz Trade, ogni diciotto ore si registra una grande insolvenza. Le procedure complessive in Germania nel 2025 hanno superato quota 23-24mila casi, con ulteriori aumenti attesi nel 2026, e con la logistica tra i comparti sotto maggiore pressione.

    Le ragioni strutturali di questa ondata sono diverse. La frammentazione estrema del mercato, dominato da piccole e medie imprese esposte a shock di costo su carburanti, pedaggi e oneri finanziari, si è combinata con la fine degli strumenti emergenziali introdotti durante la pandemia: la sospensione parziale dell'obbligo di dichiarare insolvenza e gli aiuti diretti hanno tenuto in vita imprese che si sono rivelate strutturalmente fragili una volta venuto meno il sostegno pubblico. A ciò si aggiunge la perdita di competitività del sistema produttivo tedesco nel suo complesso, con energia più cara, burocrazia crescente, ritardi infrastrutturali e rallentamento della domanda globale che si traducono, per gli operatori logistici, in volumi inferiori a fronte di costi fissi elevati.

    Pietro Rossoni

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