Il Comando Centrale Statunitense (Centcom) ha lanciato all'una di notte di lunedì 20 luglio una nuova ondata di attacchi contro l'Iran: la nona notte consecutiva di raid dalla ripresa delle ostilità tra Washington e Teheran. Il comando ha spiegato che l'obiettivo resta ridurre la capacità militare iraniana impiegata per colpire le navi commerciali e i marittimi civili in transito nello stretto di Hormuz. Il presidente Usa Donald Trump ha commentato di aver "colpito duramente" l'Iran in onore dei soldati americani caduti nei giorni scorsi. Da parte sua, l'Irgc, il Corpo delle guardie della rivoluzione islamica iraniana (Pasdaran), ha rivendicato colpi contro obiettivi militari statunitensi in Kuwait e in Giordania, mentre il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha definito quella in corso una guerra "totale" mossa dagli Stati Uniti contro il proprio Paese.
Nel quadro di questa escalation rientra anche l'attacco alla Kavomaleas, petroliera battente bandiera maltese di proprietà della compagnia greca Dynacom Tankers, colpita da un proiettile di natura non ancora identificata nella serata del 19 luglio, alle 19.24 Utc, a circa otto miglia nautiche a nord-ovest di Kumzar, al largo delle coste settentrionali dell'Oman. Lo riferisce l'Ukmto, l'agenzia britannica che segue le operazioni marittime nella regione e che ha fornito le coordinate dell'episodio. La nave ha preso fuoco dopo l'impatto e l'intero equipaggio ha dovuto abbandonarla, venendo tratto in salvo da un rimorchiatore, mentre la petroliera è alla deriva e ancora in fiamme, senza che al momento risultino sversamenti o danni ambientali di rilievo.
Nelle stesse ore di domenica l'Irgc aveva reso noto che "due petroliere sono esplose e si sono fermate" dopo aver tentato di transitare su quella che Teheran definisce una rotta meridionale non sicura dello stretto, senza specificare se l'episodio fosse collegato all'incendio a bordo della Kavomaleas. I Pasdaran hanno poi rivendicato, nella notte tra domenica e lunedì, anche l'intercettazione di due petroliere che tentavano l'attraversamento senza autorizzazione. Il Joint Maritime Information Centre, conta ora undici episodi confermati contro navi cargo nello stretto di Hormuz dal 25 giugno, con il livello di allerta per il traffico mercantile elevato ufficialmente a "grave". Le società di sicurezza marittima segnalano inoltre che le imbarcazioni che mantengono attivo il sistema di tracciamento Ais risultano più esposte a intercettazioni e azioni ostili mirate.
La tensione si riaccende anche nel Mar Rosso, dove gli Houthi hanno annunciato “il blocco marittimo dell’Arabia Saudita”, dopo uno scambio di colpi tra gli yemeniti e l’esercito saudita dei giorni precedenti. Il blocco avrebbe effetto immediato. Una decisione che, se attuata, aggraverà la crisi energetica e logistica globale. La scorsa settimana, l'aeroporto della capitale yemenita Sana’a è stato colpito da un raid aereo, che gli Houthi hanno attribuito all'Arabia Saudita, sebbene il governo yemenita riconosciuto a livello internazionale abbia rivendicato l'azione, sostenendo servisse a impedire l'atterraggio di un velivolo iraniano. In risposta al bombardamento, le forze Houthi hanno lanciato missili e droni contro l'aeroporto internazionale di Abha, situato nel sud dell'Arabia Saudita.
La tensione nello stretto si somma al fermo del traffico aereo commerciale sul Golfo, compreso quello degli aerei cargo. L'Agenzia Europea per la Sicurezza Aerea (Easa) ha pubblicato il 14 luglio un nuovo bollettino sulle zone di conflitto che raccomanda di evitare, a qualsiasi quota, lo spazio aereo di Emirati Arabi Uniti, Qatar, Bahrein, Kuwait e Golfo di Oman, in vigore fino al 29 luglio salvo revisioni anticipate. Gli scali di Dubai, Abu Dhabi, Doha e Kuwait City restano formalmente operativi per decisione delle Autorità locali, ma le compagnie europee sono costrette a evitare quei corridoi, allungando i tempi di volo, aumentando i consumi di carburante e riducendo la capacità disponibile per merci e passeggeri sugli stessi aeromobili. Un precedente citato dall'Easa, relativo alle prime settimane della crisi avviata a fine febbraio, aveva già mostrato un crollo del 59% dei collegamenti tra Europa e Medio Oriente, con circa 1.200 voli giornalieri in meno.
Le restrizioni si sono tradotte in fermi per diversi vettori cargo internazionali. Cargolux ha sospeso tutti gli scali in Medio Oriente a eccezione di Muscat, in Oman. Martinair, la divisione cargo di Klm, ha interrotto i collegamenti verso l'aeroporto Dwc di Dubai e bloccato l'accettazione di nuove prenotazioni, mentre China Cargo ha fermato le operazioni su Abu Dhabi, Dubai e Riyadh. Le sospensioni più lunghe riguardano il gruppo Cathay, che ha esteso il fermo dei voli merci verso Dubai e Riyadh fino al 31 agosto, e Lufthansa Cargo, con le cancellazioni prorogate fino a ottobre su Dubai, Dammam, Riyadh e Teheran. Turkish Cargo ha invece scelto per una riduzione, non una sospensione totale, cancellando parte dei collegamenti su Bahrein, Kuwait, Iran, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita e Oman.
Tra i vettori con base nel Golfo, Emirates ed Etihad hanno cancellato nelle giornate del 19 e 20 luglio diversi voli passeggeri e cargo in stiva, in particolare sulle rotte verso Kuwait e Arabia Saudita, per effetto della rinnovata instabilità. Emirates ha comunque comunicato di aver superato la fase più acuta dei blocchi dello spazio aereo regionale, riuscendo a stabilizzare gran parte dei propri flussi merci sul resto della rete globale.
M.L.










































































