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Podcast K44

Cronaca

  • Sequestrati in Sicilia due autocarri con targhe non proprie

    Sequestrati in Sicilia due autocarri con targhe non proprie

    La Sezione Polizia Stradale di Caltanissetta ha sequestrato due autocarri intestati a una ditta autotrasporto che erano privi di copertura assicurativa e con targhe riferite ad altri veicoli. Il secondo camion era stato inviato dall'impresa per trasbordare il carico del primo. Sanzioni per circa 8mila euro.

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    Riesplode il conflitto nello stretto di Hormuz

    Si riaccende all’inizio di luglio 2026 il conflitto nel Golfo Persico tra Stati Uniti e Iran, con una serie di attacchi e contrattacchi che tornano a restringere la navigazione. L’innesco è avvenuto nella notte tra lunedì 6 e martedì 7 luglio 2026, quando le Guardie Rivoluzionarie Islamiche (Irgc) hanno colpito con missili tre navi mercantili nelle acque a sud dello Stretto di Hormuz, al largo della costa dell'Oman. Gli Stati Uniti hanno risposto martedì con una nuova serie di attacchi: il Comando Centrale statunitense (Centcom) ha rivendicato oltre 80 obiettivi colpiti con munizioni di precisione in Iran meridionale, descrivendo l'operazione come una rappresaglia per imporre "costi pesanti" a chi minaccia la navigazione commerciale in un'acqua internazionale.

    L’evento più grave per la navigazione è l’attacco a una gasiera battente bandiera del Qatar, la Al Rekayyat, che ha preso fuoco nella sala macchine dopo essere stata colpita da un proiettile non identificato a circa 8 miglia nautiche dalla costa di Limah, in Oman, secondo quanto ha segnalato dall'agenzia britannica Ukmto (United Kingdom Maritime Trade Operations). Il Qatar ha attribuito la responsabilità dell'attacco all'Iran. Una seconda nave, la superpetroliera saudita Wedyan, ha riportato danni in un attacco separato: funzionari statunitensi hanno riferito che l'Irgc ha lanciato almeno due missili contro le imbarcazioni, senza vittime a bordo. Meno di 24 ore dopo, le Guardie rivoluzionarie hanno colpito anche una terza nave nello stretto.

    L'operazione militare statunitense ha preso di mira sistemi di difesa aerea, siti radar costieri, missili anti-nave e postazioni di lancio di droni, oltre a diverse decine di piccole imbarcazioni dell'Irgc, secondo la ricostruzione fornita da Centcom. Questi attacchi sono arrivati mentre il presidente Donald Trump si trovava ad Ankara per il summit della Nato, dove ha giudicato deludente la risposta degli alleati atlantici alla guerra condotta da Stati Uniti e Israele contro l'Iran.

    Sul fronte opposto, il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha accusato Washington di violazioni del memorandum d'intesa raggiunto a giugno, elencando le minacce di nuovi attacchi tra i motivi del contendere e respingendo ogni cedimento alle pressioni americane. Il Joint Maritime Information Center, la struttura d'intelligence marittima a guida statunitense che segue il traffico nel Golfo, ha alzato a severo il livello di allerta per le navi in transito nello stretto, segnalando un'alta probabilità di ulteriori azioni ostili iraniane. Un avvertimento che spingerà molti armatori a sospendere la navigazione nello stretto.

    Già nei giorni precedenti emersero segnali di un aumento della tensione. Il 25 giugno un attacco alla portacontainer Ever Lovely, al largo di Dahit, in Oman, spinse l'Organizzazione Marittima Internazionale (Imo) a sospendere il piano di evacuazione di 11mila marittimi bloccati nell'area, mentre Centcom rispose colpendo infrastrutture missilistiche e radar sull'isola di Qeshm. Restano inoltre da bonificare circa 80 mine navali disperse nel tratto centrale dello stretto, secondo la stima diffusa da Intertanko, l'associazione internazionale degli armatori di petroliere.

    La ripresa degli attacchi su entrambi i fronti sta già causando un aumento del prezzo del petrolio e non solo per la prevedibili riduzione delle navi in uscita dal Golfo Persico. Infatti, il dipartimento del Tesoro statunitense ha revocato con effetto immediato l'esenzione che consentiva a Teheran di vendere greggio e prodotti petrolchimici, imponendo la chiusura di ogni transazione in corso entro il 17 luglio. Il ministero degli Esteri iraniano ha definito la misura una violazione del memorandum di Islamabad sulla fine del conflitto, annunciando contromisure a tutela della sicurezza nazionale. Sul mercato internazionale, la mattina dell’8 luglio il Brent è salito a 74,16 dollari al barile, il 3% in più nella seduta di martedì, mentre il Wti ha guadagnato il 2,8%, a 70,44 dollari. Sono livelli comunque ancora distanti dal picco di 126 dollari toccato in marzo, che però riaccendono le incertezze sui prezzi dell’energia nelle prossime settimane.

    Il rincaro si somma a un mercato assicurativo che è sempre rimasto sotto pressione. I premi war risk per le superpetroliere di classe Vlcc (le maggiori portacarichi di greggio, oltre 200mila tonnellate di portata lorda) in transito nel Golfo restano attorno al 4% del valore della nave per una settimana di copertura, contro lo 0,001% delle rotte oceaniche ordinarie: il costo di un singolo attraversamento oscilla tra 250mila e 375mila dollari per un naviglio valutato 100-150 milioni di dollari. Per quanto riguarda le portacontainer, le tariffe spot di giugno restavano superiori del 75% sulla rotta Cina-costa orientale degli Stati Uniti, del 51% verso il Nord Europa e del 57% sul transatlantico rispetto ai livelli precedenti al conflitto, secondo le rilevazioni di Xeneta.

    M.L.

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