- Le milizie Houthi hanno rilanciato l'offensiva militare nello Yemen occidentale, colpendo le linee governative a ovest di Taiz e nel sud di Hodeidah con missili, droni e incursioni di terra. L'obiettivo è tagliare la strada verso al-Makha e riguadagnare terreno verso lo stretto di Bab el-Mandeb.
- Questa offensiva terrestre si affianca al blocco navale contro l'Arabia Saudita dichiarato dagli Houthi il 20 luglio. Le forze governative yemenite hanno annunciato la conquista di una base degli Houthi nel Jawf, mentre un attacco missilistico di questi ultimi ha messo fuori uso la raffineria Aramco di Jizan.
- Intanto a Hormuz il transito delle navi resta ai minimi dopo mesi di crisi legata al conflitto Usa-Iran. Il 5 settembre la Marina statunitense ha colpito tre petroliere iraniane e Teheran ha rivendicato attacchi su altre unità Usa.
Mentre il conflitto tra Stati Uniti e Iran nello stretto di Hormuz si concentra sulle petroliere, nel vicino stretto di Bab el-Mandeb – che è la porta del Mar Rosso e quindi del Canale di Suez – s’intesifica lo scontro a terra, dopo che gli Houthi hanno riaperto nella prima settimana di settembre 2026 il fronte yemenita occidentale con attacchi coordinati con artiglieria, droni e missili balistici contro le posizioni delle forze governative a ovest di Taiz e nel sud della provincia di Hodeidah. L'offensiva, la più pesante dal fallimento avvenuto a luglio della tregua mediata dalle Nazioni Unite nel 2022, vuole tagliare la strada che collega Taiz al porto di al-Makha (Mocha) e così guadagnare terreno verso lo stretto di Bab el-Mandeb.
Gli scontri più intensi sono avvenuti sulle alture di Jabal Habashi e nei distretti di al-Kadha e Maqbana, a ovest di Taiz, oltre che nell'area di al-Barh, a sud di Hodeidah. Le forze governative affermano di aver respinto la maggior parte delle infiltrazioni Houthi e di aver riconquistato alcune posizioni perse nelle prime ore dell'offensiva, mentre fonti mediche riconducibili agli Houthi parlano di decine di miliziani uccisi, inclusi tre comandanti di campo. Il bilancio complessivo dei caduti nei combattimenti degli ultimi giorni, secondo le agenzie internazionali, ha superato il numero di trecento, un valore che non è verificato da fonti indipendenti.
Le forze governative avrebbero anche conquistato una base Houthi nella provincia settentrionale di Jawf, mentre un attacco con missili e droni attribuito al movimento ha messo fuori uso la raffineria Aramco di Jizan, in territorio saudita, con una capacità di 400mila barili al giorno. Un rapporto del Panel of Experts delle Nazioni Unite sullo Yemen ha segnalato una maggiore collaborazione tra gli Houthi e il gruppo somalo al-Shabaab, con scambi di armi, addestramento e supporto logistico. L’offensiva terrestre degli Houthi fa parte di una strategia più ampia che il movimento yemenita persegue dal 20 luglio, quando dichiarò un blocco navale contro l'Arabia Saudita.
Mentre il fronte yemenita si riaccende, nello stretto di Hormuz prosegue il contrasto tra Stati Uniti e Iran, che sta avvenendo attraverso colpi recirpoci a petroliere e infrastrutture energetiche. Il forze statunitensi hanno colpito tre petroliere iraniane, distruggendone una, la Kylo, mentre i Pasdaran hanno rivendicato attacchi contro altre tre petroliere e tre imbarcazioni riconducibili agli Stati Uniti in transito nello stretto. Quindi il traffico mercantile resta ridotto ai minimi termini. Secondo le rilevazioni di Lloyd's List Intelligence negli ultimi dieci giorni sono transitate mediamente una dozzina di navi al giorno.
M.L.








































































