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    Camionista denunciato per minaccia a un collega

    Un autotrasportatore di 42 anni è stato denunciato dalla Polizia Stradale di Modena per avere minacciato un collega durante una lite sull'A1 nel Modenese. Gli agenti gli hanno sequestrato una pistola a salve con oltre quaranta cartucce.

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    Per Fiap il credito d’imposta gasolio penalizza gli efficienti

    Il Decreto Direttoriale che apre la piattaforma dell'Agenzia delle Dogane riconosce fino al 70% della maggiore spesa sostenuta per il gasolio tra marzo e agosto 2026. La Fiap denuncia che il meccanismo di calcolo può penalizzare le imprese con condizioni di fornitura più vantaggiose.

    Hormuz riapre ma la crisi energetica non è chiusa

    L'8 aprile 2026 entra in vigore la tregua tra Stati Uniti e Iran che prevede la riapertura dello stretto di Hormuz al traffico commerciale. È il punto di arrivo, almeno provvisorio, di una crisi che il 28 febbraio aveva trasformato in realtà concreta una minaccia agitata per decenni: la chiusura del corridoio di mare attraverso cui passa una quota decisiva del greggio e del gas naturale liquefatto esportati dal Golfo Persico verso Europa e Asia.

    Il presidente americano Donald Trump ha annunciato il 6 aprile, a meno di due ore dalla scadenza del proprio ultimatum, la disponibilità a sospendere per due settimane i bombardamenti contro l'Iran, a condizione che Teheran garantisse la "completa, immediata e sicura riapertura" dello stretto. Il presidente ha citato esplicitamente le conversazioni con il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif e con il capo di stato maggiore Asim Munir, riconoscendo il ruolo determinante di Islamabad nel costruire il cessate il fuoco.

    Il Pakistan ha operato come mediatore principale con quello che la stampa internazionale ha definito "Accordo di Islamabad": un piano che prevede il cessate il fuoco immediato, la riapertura di Hormuz entro 15-20 giorni e l'avvio di negoziati strutturati su sanzioni, beni iraniani congelati e programma nucleare. Islamabad ha offerto anche il proprio territorio per ospitare i colloqui successivi tra delegazioni statunitensi e iraniane.

    La risposta di Teheran ha seguito un copione di doppia lettura, interno ed esterno. La nuova Guida suprema, l'ayatollah Mojtaba Khamenei, ha approvato l'accordo dopo aver valutato il rischio di devastazione economica derivante da un attacco su larga scala alle infrastrutture critiche del Paese. In pubblico, però, la dirigenza iraniana ha rivendicato la riapertura come frutto della propria forza negoziale, sostenendo che gli Stati Uniti avrebbero accettato "in toto" un piano in dieci punti presentato da Teheran, che include l'impegno a negoziare su sanzioni, beni congelati e nucleare. La sospensione dell'ultimatum americano viene presentata come una vittoria politica.

    Questo schema ibrido, in cui entrambe le parti rivendicano un successo davanti alla propria opinione pubblica, è la caratteristica strutturale dell'intesa e anche il suo punto di fragilità maggiore. La tregua è limitata a due settimane: allo scadere di questo orizzonte, l'assenza di progressi concreti sui dossier più complessi - sanzioni, arricchimento dell'uranio, garanzie sulla sicurezza delle rotte - può far saltare l'accordo con la stessa rapidità con cui è stato raggiunto.

    Nei giorni precedenti all'annuncio, lo stesso Iran aveva fatto sapere di non voler riaprire Hormuz in cambio di una tregua soltanto temporanea, segnalando le divisioni interne sulla concessione. Nelle bozze circolate, Teheran rivendica il diritto a mantenere il controllo sullo stretto e a proseguire l'arricchimento di uranio. Tra le ipotesi emerse c'è anche l'introduzione di una tassa per ogni nave in transito, una misura che trasformerebbe la riapertura in uno strumento di pressione economica permanente, con implicazioni dirette sui costi operativi per armatori e operatori logistici.

    Per la logistica internazionale, la riapertura è una boccata d'ossigeno, ma non una soluzione. I mercati finanziari hanno reagito con sollievo all'annuncio, registrando un calo consistente dei prezzi del petrolio rispetto ai picchi delle settimane precedenti. Le rotte di approvvigionamento verso Europa e Asia possono riprendere, i terminal del Golfo tornare operativi, i noli normalizzarsi almeno parzialmente.

    Tuttavia, gli analisti sottolineano che, in assenza di un cessate il fuoco duraturo e di garanzie plurilaterali sulla sicurezza delle rotte, la riapertura resta strutturalmente precaria. Basterebbe un incidente, un nuovo raid o il fallimento dei negoziati di Islamabad per riportare la crisi a livelli critici nel giro di ore. Lo stretto di Hormuz non è quindi tornato a essere un elemento neutro del sistema energetico mondiale, ma resta un'arma geopolitica, semplicemente non brandita per il momento.

    M.L.

    © TrasportoEuropa - Riproduzione riservata - Foto di repertorio
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