Forse è la volta buona per un progetto da tempo atteso dal territorio, ma a lungo rimasto poco più che un’idea. Entro fine 2026 partiranno i cantieri per la realizzazione di quella che viene definita la “lunetta” merci di Gorizia, vale a dire il raccordo che mette in relazione diretta la linea Udine-Gorizia-Monfalcone con la Gorizia-Nova Gorica e quindi con la Slovenia. Fonti dell’assessorato alle Infrastrutture della Regione Friuli-Venezia Giulia parlano di un’intesa esecutiva raggiunta con Rfi per dare il via ai cantieri nei tempi concordati.
Dopo numerose sollecitazioni da parte delle amministrazioni locali ma anche della dirigenza dell’interporto di Gorizia (Sdag), solo a fine maggio 2025 il gestore della rete ferroviaria nazionale aveva assegnato l’incarico della progettazione a Infrarail, una società che appartiene allo stesso gruppo FS. Nel frattempo, i costi per realizzare quest’opera, inizialmente ipotizzati in 12 milioni di euro sono aumentati tanto da raggiungere i venti milioni. Nella migliore delle ipotesi la nuova bretella sarà ultimata entro il 2027.
Il progetto definitivo della “lunetta” prevede la realizzazione di un raccordo a singolo binario lungo quasi un chilometro e mezzo, compresa l’elettrificazione della linea e una breve variante di tracciato della ferrovia storica lato Slovenia per circa 260 metri. Verrà spostato anche il deviatoio d’ingresso al raccordo dell’interporto sulla Gorizia-Nova Gorica per consentire l’arrivo di treni merci a modulo 750 metri anche all’interno del raccordo. Saranno aggiornati anche gli apparati di gestione della circolazione ubicati a Gorizia Centrale.
Nonostante l’opera abbia uno sviluppo all’apparenza così modesto, questa consentirà ai treni merci il collegamento diretto da Trieste o Venezia alla linea per la Slovenia (e viceversa) senza necessità di inversione di marcia a Gorizia e quindi di giro della locomotiva. I benefici si possono quantificare nella riduzione dei tempi di percorrenza, ma soprattutto per il vantaggio di eliminare gli oneri della manovra. Anche a causa di questi limiti, insieme alla mancata elettrificazione della tratta slovena, attualmente il servizio merci è di fatto sospeso. La nuova infrastruttura è quindi quasi una scommessa sul futuro, un futuro tutto da costruire, ma senza le basi, vale a dire i binari, non sarebbe neppure ipotizzabile.
Le ricadute positive non riguardano solo i treni in transito, quelli che percorrono la rete nazionale o provengono dagli scali portuali di Trieste e Monfalcone, ma valorizzano anche il terminal Sdag di Gorizia, la piattaforma logistica intermodale estesa su un’area di 60 ettari specializzata nell’agroalimentare e nella gestione di prodotti a temperatura controllata, mentre il terminal ferroviario può contare su due ettari di piazzali operativi. La “lunetta” ferroviaria andrà a beneficio del terminal e consentirà all’autoporto e al polo logistico circostante di svolgere completamente la funzione retroportuale anche perché tutti i raccordi saranno elettrificati. Ma il mosaico dei collegamenti potrà dirsi completo quando sarà potenziata in Slovenia la ferrovia Transalpina fino a Jesenice, nodo transfrontaliero con l’Austria, per non parlare di un nuovo tracciato da realizzare tra l’esistente tratta internazionale Gorizia-Nova Gorica con la linea Nova Gorica-Lubiana.
Piermario Curti Sacchi




























































