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Cronaca

  • Benzina spacciata per solvente sequestrata a Padova

    Benzina spacciata per solvente sequestrata a Padova

    Le Fiamme Gialle del Comando Provinciale di Padova hanno sottoposto a sequestro preventivo 33mila litri di benzina di contrabbando, dichiarata come solvente nei documenti di trasporto, e l'autoarticolato utilizzato. Denunciato per contrabbando di prodotti petroliferi il conducente ungherese del mezzo, fermato al valico di Tarvisio.

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    Le imprese portuali si oppongono ala fusione Psa-Sech


    A Fise Uniport, l'associazione nazionale delle imprese portuali, la notizia della possibile fusione fra i due principali terminal container di Genova e del Nord Tirreno, vale a dire Sech e Psa Genova Prà (ex Vte), non piace ed è decisa a ostacolarne la sua formalizzazione ricorrendo alle vie legali. Lo annuncia Federico Barbera, presidente dell'associazione delle imprese portuali italiane, che conferma di aver presentato (tramite lo studio legale Moroni di Roma) "una diffida ad agire all'Autorità di Sistema Portuale", intimandole di non avallare questa operazione, e contestualmente "una richiesta d'intervento all'Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato". Prima di loro era stato Gianluigi Aponte, patron del gruppo Msc, a scrivere una lettera all'Autorità portuale guidata da Paolo Emilio Signorini, evidenziando i rischi di un'eccessiva concentrazione di mercato per effetto di questa unione.
    Fise Uniport non vede di buon occhio un accorpamento fra le due società genovesi "perché si verrebbe a verificare una fusione degli unici due terminal che hanno pescaggi sufficienti per le grandi navi e questo porterebbe una sorta di cartello o comunque un monopolio su questo singolo traffico. L'operazione avrebbe una rilevanza non solo su Genova ma anche a livello nazionale perché un evento di questo genere, soprattutto con due operatori di tale valore, evidentemente avrebbe una risonanza che potrebbe essere esportata come modello". Barbera poi aggiunge: "È bene che lo Stato, sia tramite l'Asp sia l'Antitrust, in qualche modo intervenga e dica cosa vuole fare. Deve decidere. Ma le regole non possono in qualche maniera essere aggirate con delle situazioni le cui ricadute vanno poi a impattare su tutto il territorio nazionale. La situazione dei porti in Italia è di un equilibrio talmente precario che qualsiasi cosa la può cambiare e far diventare un problema vero. Il sistema ha bisogno di una rivisitazione globale di tutte le norme che in qualche maniera sono in contrasto".
    Il presidente delle imprese portuali italiane conclude: "Come Uniport siamo sempre stati di un'opinione, anche a proposito dell'ultima riforma portuale (quella del 2016, ndr): che una riforma fatta di micro sistemi e non inserita in un macrosistema è solo una situazione di potentati che non hanno nessun senso. Quello che manca è un Piano della portualità con lo Stato che faccia lo Stato. Noi non vogliamo decidere le regole, noi discutiamo sulle regole che ci sono e vorremmo che lo Stato facesse la stessa cosa". Posto che, secondo i proponenti l'affare, non ci sono i presupposti per un coinvolgimento dell'Antitrust perché la fusione non supererebbe le soglie d'allarme né di fatturato né di quote di mercato, la questione ruota soprattutto intorno al divieto di detenere due concessioni nello stesso porto previsto dall'articolo 18 comma 7 della Legge 84/1994. A proposito del rischio di concentrazione nel mercato del terminalismo portuale conseguente alla fusione Sech-Psa, Gilberto Danesi, amministratore delegato di Psa in Italia, recentemente si era mostrato tranquillo spiegando: "Ci sono tanti altri accentramenti in Italia, non credo possano esserci problemi per noi se non ci sono stati in passato per altri".
    Il riferimento implicito è ad esempio all'affare che porterà Msc a rilevare il 49% del Gruppo Messina che controlla il terminal Imt in porto a Genova, dove anche la compagnia di navigazione svizzera detiene al 100% la banchina sorta su Calata Bettolo. L'Antitrust italiano ha da pochi giorni dato il suo via libera a questa operazione nonostante abbia riconosciuto il controllo congiunto dei due soci sul gruppo oggetto di acquisizione e quindi sul relativo terminal portuale. Anche per questo il presidente dell'Autorità portuale spiega di aver "chiesto al Ministero dei Trasporti come dover interpretare, se in maniera restrittiva o estensiva, l'articolo 18 comma 7". Quindi la palla è passata nelle mani del dicastero romano guidato da Paola De Micheli, il quale a sua volta pare intenzionato, se già non l'ha fatto, a rinviare la questione al Consiglio di Stato per avere un parere sull'interpretazione della materia.

    Nicola Capuzzo

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