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    Sequestro di cocaina all’Interporto di Bologna

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    Genova Prà, i lavoratori respingono l’accordo integrativo dei confederali

    I lavoratori del terminal Psa Genova Prà hanno respinto il 16 giugno 2026, con un referendum interno, l'ipotesi di nuovo contratto integrativo di secondo livello elaborata dall'azienda insieme alla rappresentanza sindacale unitaria (Cgil, Cisl e Uil). Alla consultazione hanno partecipato 544 lavoratori sui circa 750 aventi diritto, oltre il 72 per cento del totale: 368 hanno votato no, pari al 67,6 per cento, contro 162 sì, 12 astenuti e 2 schede nulle. Il responso ha avuto un effetto immediato sugli assetti di rappresentanza interna: la Rsu si è dimessa subito dopo il voto, prendendo atto di non avere più un mandato effettivo dei lavoratori sulla bozza d'intesa.

    Nei giorni successivi al voto, Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti, le sigle confederali firmatarie del contratto collettivo nazionale di lavoro, hanno formalmente preso atto della bocciatura e hanno annunciato l'avvio di una nuova fase di ascolto e confronto con l'insieme del personale per raccogliere nel dettaglio le ragioni del rigetto e ritirare la piattaforma rivendicativa. Le segreterie locali delle tre confederazioni hanno comunicato che nelle giornate successive sarà convocata un'assemblea plenaria, mentre nel frattempo proseguiranno incontri per individuare i punti dell'ipotesi di accordo risultati più critici, sia sul piano economico sia su quello organizzativo e della turnazione.

    La società terminalista ha dichiarato di voler contattare le organizzazioni sindacali che hanno firmato il contratto collettivo nazionale per verificare la possibilità d’individuare modifiche all'accordo respinto dal referendum, confermando gli obiettivi di sviluppo dell'azienda e dei diritti dei lavoratori. In pratica, prima di procedere alla ricostituzione della rappresentanza sindacale unitaria dopo le dimissioni, Psa Genova Prà punta a proseguire il percorso negoziale direttamente con le segreterie locali di Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti, applicando alcuni ritocchi alla bozza iniziale sulla base delle osservazioni che le organizzazioni vorranno presentare . Questa strada si fonda sul combinato disposto fra lo Statuto dei Lavoratori e il contratto collettivo nazionale, che consente, in assenza di rappresentanza sindacale unitaria, di raggiungere comunque un accordo di secondo livello con le sigle firmatarie nazionali.

    Sulla questione è intervenuto anche il sindacato di base Usb, che ha usato il caso di Psa Genova Prà per rilanciare un discorso più ampio sul modello di relazioni industriali, presentando la bocciatura referendaria come un segnale contro accordi percepiti come calati dall'alto e non sufficientemente discussi con la base. La sigla si schiera nettamente dalla parte dei dipendenti di Psa e parla di un esempio di partecipazione che dovrebbe valere per l'intero Paese, anche in settori diversi da quello portuale. Senza entrare nel dettaglio di tutte le clausole contestate, l'organizzazione di base ha fatto intendere che il dissenso riguardi un insieme di aspetti: impatti sull'organizzazione del lavoro, turni e flessibilità, redistribuzione dei benefici in rapporto alla centralità strategica del terminal nella catena logistica nazionale.

    La vertenza s’inserisce in una fase di forte attenzione agli investimenti su Psa Genova Prà. Già a fine 2024 fu annunciato un piano da 900 milioni di euro per il rinnovamento e la modernizzazione del terminal, con l'espansione dei piazzali per 25mila metri quadrati e la realizzazione di nuovi magazzini per 15mila metri quadrati, oltre all'introduzione di nuove gru ferroviarie e di banchina tra il 2025 e il 2026. Nel febbraio 2026 Psa Italy e l'Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale firmarono un accordo quadro da circa un miliardo di dollari per l'innovazione tecnologica del terminal di Prà, che prevede l'introduzione di gru a portale automatizzate, sistemi avanzati di gestione dei flussi e dragaggi per accogliere le grandi navi senza limitazioni operative, con obiettivi dichiarati di incremento di capacità, efficienza e sostenibilità, compresa l'introduzione di mezzi elettrici e la riduzione delle emissioni di CO2 e del rumore.

    L'intreccio fra questo piano d’investimenti in automazione e nuove tecnologie e il conflitto sul contratto integrativo rende il caso di Psa Genova Prà un osservatorio su come la transizione verso terminal ad alto contenuto tecnologico si riflette sulle condizioni di lavoro e sui rapporti di forza sindacali. Per l'Unione Sindacale di Base, il voto dimostra che anche in contesti ad alta produttività e centralità strategica i lavoratori possono respingere intese considerate non adeguate, rivendicando un ruolo attivo nella definizione delle contropartite rispetto agli investimenti e ai cambiamenti organizzativi. La scelta dell'azienda di continuare il negoziato con le sigle confederali in assenza di rappresentanza sindacale unitaria apre intanto un fronte delicato sul piano della legittimazione: dal punto di vista normativo è una strada praticabile, ma sul piano politico e della percezione interna rischia di essere letta come un tentativo di aggirare l'esito referendario, salvo che eventuali modifiche sostanziali del testo vengano nuovamente sottoposte al voto dei lavoratori.

    Antonio Illariuzzi

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