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La complessa concessione dell’A22


Nei primi giorni di novembre 2018, la giunta provinciale di Bolzano ha approvato le linee guida dell'atto costitutivo e dello statuto inerenti alla nuova società BrennerCorridor, ossia la società in house (ente senza presenze di soggetti privati) a capitale interamente pubblico che dovrebbe gestire la concessione dell'autostrada del Brennero, scaduta nel 2014. Il compito della nuova società (che ha un milione di euro di capitale sociale) dovrebbe essere quello di gestire e sviluppare l'infrastruttura: infatti l'oggetto sociale si riferisce all'esercizio dell'attività di progettazione, costruzione, esercizio, e adeguamento di autostrade, infrastrutture di trasporto limitrofe alla rete autostradale oltre ad infrastrutture di sosta ed intermodali.
Alla fine dello stesso mese, il Cipe (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica) ha approvato lo schema di Accordo di Cooperazione relativo all'affidamento della tratta autostradale A22 Brennero-Modena. L'accordo – che prevede investimenti per 4,14 miliardi di euro nei trent'anni di durata della concessione (2019-2048) – dovrà essere firmato dal ministero delle Infrastrutture e Trasporti e da sedici enti territoriali esclusivamente pubblici (Regione Trentino–Alto Adige, Provincie autonome di Bolzano e Trento, Provincie di Verona, Mantova, Reggio Emilia e Modena, Comuni e Camere di Commercio di Bolzano, Trento, Verona e Mantova, Azienda dei trasporti di Reggio Emilia), che si avvalgono della società BrennerCorridor Spa quale società strumentale in house degli enti territoriali.
A gennaio 2019, però, Autostrada del Brennero – attuale gestore in proroga dell'A22 – ha notificato al Cipe, alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, al ministero dei Trasporti e a quello dell'Economia e delle Finanze il ricorso al Tar del Lazio, per annullare la delibera del Cipe n. 68/2018 del 28 novembre 2018, che ha come oggetto: "Approvazione dello schema di accordo di cooperazione all'affidamento della tratta autostradale A22 Brennero-Modena". Il ricorso di Autobrennero si riferisce in particolare al punto in cui il "Mit deve assicurare che, a esito della esatta quantificazione del valore di subentro, alla data della nuova stipula, al netto dei benefici registrati per il protrarsi della gestione della concessione oltre la scadenza del 30 aprile 2014, tale valore, ove a debito del concessionario, sia versato all'entrata del bilancio dello Stato in quanto spettante al concedente". Si tratta di circa trecento milioni di euro che i soci di Autostrada del Brennero Spa, dovrebbero restituire allo Stato.
Ma non è tutto. Nelle ultime settimane si registrano dei tentativi di sbloccare la situazione, soprattutto da parte del ministro Toninelli, il quale dopo l'incontro con gli enti locali (Provincie autonome di Trento e Bolzano, Province di Mantova, Verona e Modena) è più ottimista. Infatti, una delle possibili soluzioni prospettate, pare sia il ritorno ad una concessione rilasciata ancora ad Autobrennero procedendo con una continuità societaria e annullando l'impresa BrennerCorridor. Resta però da risolvere il nodo dei trecento milioni di euro di utili prodotti da Autobrennero dal 2014 ad oggi: lo Stato li considera indebiti e ne vuole la restituzione, mentre la società ritiene che siano stati legittimamente incassati e sul punto si potrebbe raggiungere un compromesso a seguito del ritiro dei ricorsi presentati contro la delibera del Cipe.

Davide Debernardi

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