Si prospetta un braccio di ferro in Svizzera tra il Canton Ticino e il Consiglio Federale, insomma Bellinzona contro Berna. Al centro del serrato confronto c’è il progetto conosciuto come “Trasporti ‘45”, vale a dire il documento che getta le basi per il futuro dei trasporti elvetici per i prossimi decenni. Le richieste del Canton Ticino sono condensate in un piano messo a punto dal Dipartimento del Territorio che prevede una serie di misure per completare la rete ferroviaria dopo la realizzazione delle trasversali alpine con il progetto AlpTransit e una migliore integrazione con le direttrici europee. Da qui nasce il contendere, perché si tratta di una serie di richieste che il Consiglio Federale, vale a dire l’organo esecutivo del Governo della Confederazione e quindi la più alta autorità del Paese, ha finora escluso nell’elaborazione del progetto “Trasporti ‘45”, dando voce e spazio solo ai Cantoni centro-settentrionali.
Entro il 2027 il Parlamento elvetico dovrà esprimersi su questo progetto che il Canton Ticino, insieme agli operatori e alle forze economiche della Regio Insubrica chiede di modificare e di integrare con una prospettiva di più ampio respiro. Una forte spinta in questo senso è venuta anche dall’associazione ProGottardo-Ferrovia d’Europa riunita in assemblea il 12 settembre 2026 che ha sostenuto gli indirizzi contenuti nel prospetto messo a punto dal Dipartimento del territorio ticinese. Secondo la ProGottardo, “Trasporti ‘45” manca di una progettualità a medio e lungo termine, perché si limita a una navigazione a vista semplicemente confermando gli indirizzi attuali. Inoltre non considera il completamento dell’asse ferroviario transalpino con le linee di accesso a nord e a sud verso i tunnel di base realizzati con AlpTransit, ignora le connessioni verso Milano e i raccordi di circonvallazione nel Canton Ticino quali varianti dei nodi ferroviari principali.
“Trasporti ‘45” non considera l’orizzonte europeo e quindi non indica le necessarie connessioni con la rete fondamentale dei corridoi Ten-T e in particolare penalizza la Regio Insubrica in stretta connessione con l’Italia. Secondo gli operatori, anche il quadro finanziario presenta limiti ed è di scarso respiro, perché invece di rivedere e aggiornare il Fondo per le infrastrutture ferroviarie (Fif) in base ai futuri investimenti, ci si limita a prorogare un simbolico prelievo sull’Iva incassata nella Confederazione. Secondo la ProGottardo, se il Parlamento nel 2027 si limiterà ad accogliere le indicazioni formulate dal Consiglio Federale, slitterà verso la fine del secolo anche il completamento della rete transalpina di AlpTransit, penalizzando quindi le relazioni nord-sud che coinvolgono anche l’Italia.
Smuovere le acque non sarà facile. Ma a poche ore dall’assemblea della ProGottardo, quasi inaspettato è arrivato un colpo di scena. Il Controllo Federale delle Finanze (Cdf), di fatto l’equivalente dell’italiana Corte dei Conti, ha pubblicato un nuovo rapporto sul progetto “Trasporti ‘45”, in cui esprime severe riserve sul documento. In sintesi, il Cdf segnala come il piano federale presenta basi carenti e parziali, non prende in considerazione e quindi non offre un’analisi delle opzioni alternative, non analizza la redditività dei progetti previsti e per finire, presenta un quadro finanziario fragile senza approfondire le eventuali modalità di reperimento di nuove risorse. Le osservazioni formulate dal Controllo Federale delle Finanze anche se basate su presupposti e criteri sostanzialmente tecnico-finanziari mettono in discussione l’architettura complessiva del piano federale in linea con i rilievi avanzati dagli operatori. Forse tutta la partita a questo punto può essere riaperta.
Piermario Curti Sacchi







































































