La tensione non cala nello stretto di Hormuz, dove martedì 11 agosto la marina statunitense ha colpito con un missile lanciato da un elicottero la Vela Nova, una portacontainer di trent'anni battente bandiera panamense, mentre attraversava il Golfo di Oman a circa 71 miglia nautiche dalla costa pakistana. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, la nave stava tentando di forzare il blocco navale imposto da Washington ai porti iraniani. A bordo della Vela Nova operavano diciassette membri dell'equipaggio, tutti tratti in salvo dopo l'abbandono della nave, poi l'incendio divampato in seguito al colpo è stato domato. Il proprietario registrato del mercantile è Golden Valley Marine Investment, con sede in Liberia, mentre la gestione operativa fa capo alla turca Doris Shipping & Trading, col beneficiario finale della proprietà ignoto. Charlie Brown, senior advisor di United Against a Nuclear Iran, ha riferito a Seatrade Maritime News di aver già segnalato lo scorso 4 agosto la presenza della Vela Nova in porto a Mumbai assieme ad altre due navi, la Zyra e la Enzo 2, ritenute collegate a traffici legati all'Iran e sospettate di aggirare le sanzioni internazionali.
Poche ore prima, nel tratto meridionale del Mar Rosso, un episodio distinto ha coinvolto il cargo Tihamah, piccola nave battente bandiera tanzaniana partita sabato da al-Mokha, in Yemen. Secondo Reuters, che cita due fonti della guardia costiera yemenita e due funzionari militari del governo di Sana'a, la nave è stata colpita dagli Houthi mentre era all'ancora a 3,3 miglia nautiche a nord-est dell'isola di Perim, provocando la morte di tre membri dell'equipaggio: due cittadini pakistani e un indonesiano. La società britannica di sicurezza marittima Ambrey ha precisato che la Tihamah non era di proprietà né gestita da soggetti sauditi al momento dell'attacco, un dettaglio che indebolisce il collegamento diretto con l'embargo dichiarato dagli Houthi contro Riad.
Se confermato, quello alla Tihamah sarebbe il primo bilancio di vittime in un attacco Houthi a una nave da quando, a fine febbraio, gli attacchi di Stati Uniti e Israele contro l'Iran hanno innescato il più ampio conflitto regionale, anche se bisogna precisare che gli Houthi non hanno ancora rivendicato l'azione. Il gruppo dichiarò lo scorso 20 luglio un embargo marittimo contro l'Arabia Saudita nel Bab el-Mandeb, in risposta a quello che definisce un assedio saudita sullo Yemen e a un raid contro l'aeroporto di Sana'a e da allora ha rivendicato otto attacchi a petroliere saudite. L'ultimo, il 5 agosto, ha spinto Riad a spostare parte dell'export petrolifero verso il Mar Rosso, rotta che gli Houthi hanno preso di mira proprio per colpire questa alternativa logistica.
Il traffico nel Bab el-Mandeb ne risente: secondo dati Kpler, nell'ultima settimana la media è scesa a 32 navi al giorno, contro le 50 registrate prima dell'inizio del blocco. Il 30 luglio quattordici Paesi dell'area - Arabia Saudita, Turchia, Pakistan, Egitto, Bahrein, Qatar, Giordania, Kuwait, Bangladesh, Gibuti, Somalia, Yemen, Sudan e Comore - hanno costituito la Multinational Maritime Defence Alliance per proteggere la navigazione nello stretto. Appena una settimana prima dell'attacco alla Tihamah, il 4 agosto, il mercantile indiano Msv Faize Noore Oliya era affondato al largo dello Yemen dopo un attacco, con tutti i 14 membri dell'equipaggio tratti in salvo.








































































