L'Italia si prepara a garantire con assetti militari propri il passaggio delle navi cargo d’interesse nazionale nello stretto di Bab el-Mandeb, dopo l’estensione geografica della presenza degli Houthi avvenuta nei giorni scorsi. Lo ha annunciato il 17 settembre 2026 il ministro della Difesa, intervenendo al Forum Risorsa Mare della Spezia. D'intesa con il capo di Stato maggiore della Difesa, il ministro ha chiesto alla Marina Militare di valutare la situazione operativa e di sicurezza nel Mar Rosso e di predisporre un piano per il transito dei mercantili, senza aspettare che l'operazione europea Aspides "stabilisca se le navi possono passare o meno". La formulazione è però ancora programmatica. "Probabilmente ci attiveremo", ha aggiunto il ministro e dalle sue dichiarazioni non emerge un ordine già definito con numero, classi e tempi delle unità da impiegare, aspetti che dovranno valutare anche il Governo e il Parlamento. Il ministro ha precisato che le eventuali navi aggiuntive opererebbero "a protezione delle navi mercantili", senza compiti offensivi, con l'obiettivo di ripristinare i traffici. Da queste parole non si può quindi ancora parlare di una scorta vera e propria.
La dichiarazione del ministro lascia per aperte alcune questioni. Non è chiaro quali navi rientrerebbero nella definizione di "interesse nazionale", se il criterio sarà la bandiera, la proprietà, il noleggio o il carico, né se la protezione avverrà dentro Aspides, in coordinamento con la missione o attraverso un dispositivo nazionale autonomo. L'annuncio non implicherebbe un'uscita dell'Italia dall'operazione europea, nella quale starebbe già operando almeno un'unità italiana, la fregata Fremm Carlo Bergamini si trova nell'area nell'ambito della missione. Aspides è un'operazione militare marittima dell'Unione Europea condotta nel quadro della Politica di sicurezza e difesa comune, con quartier generale operativo a Larissa, in Grecia. Il mandato è esclusivamente difensivo e copre il Mar Rosso, lo stretto di Bab el-Mandeb, il Golfo di Aden, il Mar Arabico e le aree adiacenti. La missione non dipende dalla Nato, né fa parte della coalizione guidata dagli Stati Uniti e non svolge azioni contro obiettivi in Yemen. I suoi compiti consistono nel costruire il quadro di sorveglianza marittima della rotta, accompagnare i mercantili nei tratti più esposti e proteggerli da minacce portate con missili, droni o mezzi di superficie.
Il concetto di protezione non prevede necessariamente una nave militare affiancata ai cargo per l'intera traversata. Nell’ambito di Aspides, l'armatore segnala il transito previsto con rotta, tempi e caratteristiche della nave, il comando valuta il livello di rischio e la disponibilità di unità nell'area e, se le condizioni lo consentono, una fregata accompagna il mercantile lungo la fase considerata critica, per poi lasciarlo proseguire verso destinazione. L'Eeas, il servizio diplomatico dell'UE, ha riferito di accompagnamenti portati a termine nei primi giorni di settembre, con navi, equipaggi e carichi giunti a destinazione. La capacità della missione resta però legata alle unità messe a disposizione dagli Stati membri, e l'Alta rappresentante Kaja Kallas ha chiesto recentemente ai Paesi comunitari di assegnare più navi ad Aspides per mantenerne la credibilità, in particolare di fronte alle limitazioni del traffico a Bab el-Mandeb.
Il quadro di sicurezza nella regione si è ulteriormente aggravato nella notte tra il 17 e il 18 settembre, quando un attacco contro la base aerea saudita di Ta'if, nei pressi della Mecca, ha colpito un Eurofighter Typhoon dell'Aeronautica Militare, designato F-2000. Il ministro della Difesa ha escluso feriti tra i militari italiani presenti nella base e ulteriori danni a mezzi o infrastrutture nazionali. L'entità dei danni al velivolo non è stata resa nota e nessuna fonte ufficiale ne ha confermato la distruzione. Il caccia era schierato a Ta'if nell'ambito di Inherent Resolve, l'operazione internazionale guidata dagli Stati Uniti contro l'Isis in Iraq e Siria. L'attacco viene attribuito da alcune fonti agli Houthi, anche se al momento mancano una rivendicazione e una comunicazione ufficiale saudita o italiana sulla dinamica e sul mezzo impiegato. Ta'if si trova nell'Arabia Saudita occidentale, lontano dalle basi di Khamis Mushait e Abha, nel sud del Paese, colpite nei giorni precedenti da droni e missili.
Non ci sono elementi che possano collegare questo episodio all’annuncio del ministro sull’intervento nello stretto di Bab el-Mandeb, quindi dobbiamo assumerlo come una coincidenza. Ma anche questa eventualità non è rassicurante, perché mette in evidenza i rischi di un attrito tra le Forze Armate italiane e gli Houthi. Al momento, gli yemeniti non hanno minacciato direttamente i cargo italiani, avendo dichiarato che interdicono la navigazione solo alle navi legate all’Arabia Saudita. Ma questa formula potrebbe riguardare anche quelle che fanno scalo in un porto saudita e quindi i mercantili con qualsiasi bandiera. E comunque, protezione militare o meno, l’aumento della tensione terrebbe lontane molte navi dall’area, se non altro per l’impennata dei premi assicurativi.
M.L.









































































