Volkswagen starebbe valutando una riduzione fino a 100mila posti di lavoro e la chiusura di quattro stabilimenti in Germania, secondo quanto riportato da Bloomberg il 26 giugno 2026 sulla base di un'inchiesta di Manager Magazin fondata su fonti confidenziali. Si tratta, va precisato, di un piano interno ipotetico presentato dall'amministratore delegato Oliver Blume durante una riunione del management, non di un programma ufficiale già deliberato dall'azienda. Il documento dovrebbe essere sottoposto al Consiglio di sorveglianza il mese prossimo come base di partenza per negoziazioni che si annunciano lunghe. Il nuovo obiettivo raddoppierebbe l'obiettivo di 50mila esuberi entro il 2030 comunicato da Volkswagen a marzo, nell'ambito di una più ampia ristrutturazione dei costi in Europa legata alla concorrenza cinese e ai dazi statunitensi. In quella prima fase, circa 28mila lavoratori avevano già accettato uscite volontarie. L'estensione a 100mila posti rappresenterebbe quindi un'accelerazione radicale di una tendenza già in corso, non una svolta improvvisa.
Secondo la ricostruzione di Manager Magazin, il pacchetto include un taglio dei costi generali per 11 miliardi di euro entro la fine del decennio e la chiusura, nel medio termine, di quattro stabilimenti tedeschi: Audi Neckarsulm, Volkswagen Hannover, Zwickau ed Emden. Le produzioni cesserebbero al termine del ciclo di vita degli attuali modelli prodotti in questi siti, non con effetto immediato. Il piano prevedrebbe inoltre una possibile separazione societaria tra il marchio Volkswagen "core" e la divisione componenti, con l'obiettivo di rendere più snella la struttura del gruppo e facilitare eventuali collocamenti sul mercato dei capitali. Volkswagen, interpellata da Bloomberg, non ha confermato né smentito i numeri riportati da Manager Magazin. L'azienda si è limitata a parlare di un "profondo cambiamento" e di un piano di riallineamento, senza commentare nel merito i dettagli dell'articolo.
La reazione dei rappresentanti dei lavoratori è stata immediata: il consiglio di fabbrica e il sindacato IG Metall hanno definito il piano destabilizzante per la forza lavoro e per le regioni coinvolte, promettendo di contrastarlo con tutti gli strumenti a disposizione. Il contesto di governo del gruppo rende l'approvazione di un piano di queste dimensioni tutt'altro che scontata: metà dei seggi nel consiglio di sorveglianza di Volkswagen è riservata ai rappresentanti dei lavoratori, mentre il Land della Bassa Sassonia, che detiene due seggi, ha storicamente sostenuto le posizioni sindacali nelle vertenze sull'occupazione. Già dal 2024 emersero indicazioni su possibili chiusure d’impianti e su una semplificazione delle procedure di licenziamento, con la messa in discussione di accordi sindacali storici che garantivano livelli occupazionali fino al 2029.





































































