Il Consiglio dei ministri ha approvato, nella seduta del 22 giugno 2026, una norma che proroga dal 1° luglio al 1° ottobre 2026 l'entrata in vigore della tassa italiana da due euro sui piccoli pacchi, inserita nel nuovo Decreto Infrastrutture collegato a Pnrr e opere pubbliche. Il provvedimento riguarda le spedizioni di valore inferiore a 150 euro provenienti da Paesi extra UE e introduce un contributo amministrativo fisso per ogni spedizione. Si tratta del secondo rinvio dopo quello già deciso in precedenza, che aveva spostato la misura da gennaio a luglio passando per una sospensione a marzo.
Il rinvio arriva a pochi giorni dalla data di entrata in vigore fissata al 1° luglio e si spiega con la necessità di evitare una sovrapposizione immediata con il dazio UE forfettario da tre euro per ogni piccolo pacco extra-UE, che entrerà in vigore comunque dal 1° luglio 2026 con la contestuale abolizione della franchigia doganale sotto i 150 euro introdotta nel 1992. Fino al 30 settembre, dunque, sulle spedizioni dirette in Italia si applicherà solo il prelievo europeo da tre euro, mentre il contributo nazionale resterà sospeso. Da novembre 2026 è inoltre prevista l'introduzione, da parte di tutti gli Stati membri, di un'ulteriore handling fee europea legata alla gestione doganale dei piccoli invii: la proroga italiana è concepita come fase transitoria in attesa di ridefinire i rapporti tra contributo nazionale e meccanismo comunitario, evitando duplicazioni del prelievo.
Sulla misura è nuovamente intervenuto il presidente di Confetra, Carlo De Ruvo, che ha commentato la decisione del Consiglio dei ministri ringraziando l'esecutivo per la sensibilità mostrata, ma ribadendo che la sola proroga non risolve il problema. De Ruvo ribadisce che la tassa va eliminata in modo definitivo, posizione già anticipata in una lettera ufficiale indirizzata al ministro dell'Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti.
Confetra stima che l'applicazione del dazio, se confermata, produrrebbe una riduzione di almeno il 50% dei volumi di traffico merci legati al commercio elettronico internazionale e all'ultra fast fashion. Una contrazione di queste dimensioni, secondo l'associazione, non genererebbe i gettiti previsti dalla misura, ma si tradurrebbe al contrario in una perdita netta stimata in circa 25 milioni di euro per lo Stato nel 2026, con effetti negativi sull'intera filiera logistica nazionale.
De Ruvo ha anche sottolineato che i continui spostamenti della data di entrata in vigore generano incertezza per gli operatori del settore, ribadendo che l'Italia non può muoversi in modo unilaterale penalizzando le proprie infrastrutture. Per questo Confetra chiede un pieno allineamento con la regolamentazione dell'handling fee europea, attendendo l'introduzione del dazio unico comunitario prima di procedere con misure nazionali. L'associazione segnala il rischio che barriere fiscali solo italiane finiscano per deviare i flussi di traffico verso altri hub continentali, a scapito dei porti e degli aeroporti nazionali.



































































