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    Nuovi dazi Usa colpiscono anche le filiere logistiche

    Immagine: TrasportoEuropa - IA
    • Il 24 luglio 2026 gli Stati Uniti impongono nuovi dazi tra il 10% e il 12,5% su importazioni da oltre 60 economie, con l'obiettivo dichiarato di contrastare il lavoro forzato nelle catene di fornitura. Le aliquote variano in base agli impegni già assunti dai singoli partner commerciali con Washington.
    • La misura sostituisce i dazi globali del 10% dichiarati illegali dalla Corte Suprema americana, evitando un vuoto tra i due regimi tariffari. Si fonda sulla Sezione 301 del Trade Act del 1974 e arriva dopo un'indagine avviata dall'amministrazione Usa nei mesi scorsi sul lavoro forzato nelle filiere globali.
    • Le ripercussioni colpiranno subito soprattutto le rotte Asia-Usa e Asia-Europa e il sistema portuale italiano, già esposto per oltre 3,5 miliardi di euro legati alle misure tariffarie statunitensi.

     

    Venerdì 24 luglio 2026 gli Stati Uniti applicheranno nuovi dazi compresi tra il 10% e il 12,5% sulle importazioni da oltre 60 Paesi, tra cui quelli dell'Unione Europea, considerata come un’unica entità. L'amministrazione Trump giustifica la misura con un'indagine sul presunto mancato contrasto al lavoro forzato nelle catene di fornitura di questi Paesi, a danno dei lavoratori americani. Le nuove aliquote sono entrate in vigore alla mezzanotte, ora di New York, e non si applicano alle merci già caricate sulle navi prima di quell'orario.

    Circa dieci Paesi, tra cui Messico, Regno Unito, Canada e India, ricevono l'aliquota più bassa, il 10%, in quanto considerati in regola con le restrizioni sul lavoro forzato. Anche l'Unione Europea e Taiwan restano sotto quella soglia, mentre Giappone, Svizzera e Corea del Sud sono soggetti a un tetto del 12,5%, coerente con gli accordi commerciali già siglati con Washington. Per decine di altri Paesi si applica invece l'aliquota piena del 12,5%, a cui in alcuni casi si sommano ulteriori dazi già in vigore. Sono previste esenzioni per i beni non producibili sul territorio statunitense o per i casi in cui la tariffa causerebbe disagi economici estesi. La nuova architettura tariffaria prende il posto dei dazi globali del 10% che la Corte Suprema americana aveva dichiarato illegali e la tempistica dell'entrata in vigore evita una fase di vuoto tra i due regimi. Un funzionario dell'Amministrazione ha precisato che le tariffe sul lavoro forzato erano comunque previste, a prescindere dalla sentenza, e sono state introdotte ora per limitare l'impatto sulle imprese statunitensi. Rispetto alla proposta iniziale, annunciata il mese scorso, l'India ha ottenuto un'aliquota del 10% invece del 12,5% inizialmente ipotizzato.

    Restano esclusi dai nuovi dazi i combustibili, i prodotti alimentari e i fertilizzanti, così come automobili, metalli e farmaci, già soggetti a tariffe settoriali separate, così come le merci coperte dall'accordo commerciale nordamericano con Messico e Canada. Il provvedimento nasce da un'indagine ai sensi della Sezione 301 del Trade Act del 1974, che ha proposto un'aliquota del 12,5% per i paesi privi di norme contro l'importazione di beni prodotti con lavoro forzato, e del 10% per quelli che dispongono di tali norme ma non le applicano a sufficienza, o che si sono impegnati a farlo. Il Canada, ad esempio, ha presentato a giugno un disegno di Legge per rafforzare i controlli alla frontiera su questo fronte.

    Diversi Paesi asiatici hanno definito la misura ingiustificata, senza però annunciare ritorsioni. Il ministro neozelandese per il Commercio, Todd McClay, ha parlato di una decisione deludente ma attesa, coerente con le promesse elettorali di Trump. L'Australia, tramite il ministro del Commercio Don Farrell, ha giudicato l'iniziativa incompatibile con l'accordo di libero scambio bilaterale, chiedendone il ritiro. Anche Singapore, per voce del ministro degli Esteri Vivian Balakrishnan, ha respinto la giustificazione economica della misura, mentre il Giappone ha chiesto rassicurazioni sulla compatibilità con l'intesa raggiunta con Washington lo scorso anno. In una nota, l'Unione Europea ha invece sottolineato che la propria aliquota, limitata al 10%, rispetta l'accordo bilaterale concluso con gli Stati Uniti nell'ultimo anno.

    L'annuncio di giovedì si inserisce in un quadro più ampio di iniziative commerciali dell'Amministrazione Usa: il 15 luglio fu applicata una tariffa del 25% sulle importazioni dal Brasile, sempre ai sensi della Sezione 301, per presunte pratiche commerciali sleali. Resta inoltre aperta un'indagine sulla sovraccapacità produttiva di alcuni Paesi, i cui esiti non hanno ancora una data. Questa settimana Trump ha inoltre proposto dazi sulle merci canadesi ricorrendo per la prima volta alla Sezione 338, che riguarderebbero circa il 5% dell'import Usa dal Canada e dovrebbero iniziare il 19 agosto, in base all'andamento dei negoziati. Il rappresentante Usa per il commercio, Jamieson Greer, ha inoltre criticato l'Unione Europea per la multa alla società Alphabet e per un prestito con sostegno statale alla Airbus di Tolosa, definendoli fattori di rischio per la stabilità commerciale transatlantica. Parallelamente, la Dogana statunitense sta già rimborsando i dazi reciproci dichiarati illegali dalla Corte Suprema lo scorso febbraio.

    Gli analisti considerano l'annuncio in gran parte atteso, e stimano che il nuovo impianto tariffario lasci sostanzialmente invariato il livello complessivo dei dazi. Olu Sonola, responsabile dell'economia Usa per Fitch Ratings, valuta le tariffe di questa settimana più rilevanti sul piano della comunicazione che su quello sostanziale, mentre il rischio reale resterebbe legato alle future tariffe sulla sovraccapacità produttiva, che si sommerebbero a quelle appena introdotte. Blake Harden, esperta di commercio della società di consulenza Ernst & Young, segnala che l'incertezza resta alta e che nel corso dell'anno sono attese ulteriori misure tariffarie, in un contesto reso più teso dalla guerra in Iran e dal rialzo dei costi energetici, a pochi mesi dalle elezioni di statunitensi di medio termine.

    Seppur poco rilevanti da un punto di vista commerciale, l'entrata in vigore dei nuovi dazi aggiunge instabilità a un comparto marittimo-logistico già segnato da due anni di shock tariffari e da crisi geopolitiche lungo le rotte di Suez e Hormuz. Pechino ha reagito con una nota di condanna, definendo le guerre commerciali dannose per tutte le parti. Gli effetti si concentrano soprattutto sulle rotte transpacifiche tra Asia e Stati Uniti e su quelle tra Asia ed Europa, dove i noli marittimi mostrano oscillazioni marcate fin dal primo annuncio di dazi Usa, nell'aprile 2025. Già in passato, nelle fasi più acute della guerra commerciale, i porti di Los Angeles e Long Beach, principali porti d'ingresso delle merci negli Stati Uniti, hanno già sperimentato congestioni e colli di bottiglia nello sbarco delle merci. In Europa è esposto il sistema portuale italiano, che finora ha subito già un costo complessivo superiore a 3,5 miliardi di euro legato alle misure tariffarie statunitensi, dato che quasi la totalità dell'import e il 98,2% dell'export italiano verso gli Stati Uniti viaggia via mare.

    Oltre alla congestione dei porti causata dall’anticipo delle spedizioni in previsione di nuovi dazi, c’è un aumento dei costi di movimentazione che spinge le aziende a consolidare i carichi in spedizioni meno frequenti ma più voluminose, per ammortizzare l'incidenza dei dazi, con ricadute dirette sulla pianificazione dei trasporti. Le operazioni doganali diventano più lente e complesse, allungando i tempi di sdoganamento e aumentando il rischio di errori, un fattore critico per i settori a ciclo breve come moda, alimentare e hi-tech. Cresce inoltre il livello delle scorte nei Paesi di destinazione, per gestire l'incertezza tariffaria, con effetti negativi su liquidità e agilità operativa delle imprese. Nel trasporto dei container, il rallentamento dei flussi ha causato la restituzione di un elevato numero di unità e congestione nei depositi, generando uno squilibrio tra domanda e offerta che pesa sui prezzi.

    M.L.

    © TrasportoEuropa - Riproduzione riservata - Foto di repertorio
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