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Cosa serve alla logistica per uscire dall’emergenza Covid-19

Un intervento “sblocca-porti” che agisca su un panel di infrastrutture portuali ad alto impatto economico e prevedere con i fondi Ue strategie mirate verso i porti del Sud per renderli ancora più competitivi. E ancora: avviare processi di digitalizzazione delle procedure portuali (evitando quanto più possibile contatti umani) e puntare su integrazione infrastrutturale e quindi favorire lo sviluppo della ferrovia e dell’intermodalità. Sono queste le principali proposte che emergono dal primo rapporto dell’Osservatorio Covid–19 sui trasporti marittimi e la logistica realizzato da Srm – Studi e ricerche per il Mezzogiorno.

L’analisi condotta sul sentiment degli operatori di settore (alla quale hanno collaborato rappresentanti di Assoporti, alcune Asp, Confetra, Confitarma, Federagenti, Fedespedi) evidenzia in primo luogo i fattori critici  e i settori a maggiore impatto della crisi. La priorità numero uno è stata individuata nell’enorme crisi di liquidità finanziaria, in particolare per le piccole e piccolissime imprese di trasporto. “Confetra in particolare ha stimato che vi sarebbero oltre 2,5 miliardi di euro di crediti insoluti per i soli comparti del trasporto su gomma, delle consegne e delle spedizioni. Le imprese stanno altresì soffrendo pagamenti prorogati e ritardati di lavori effettuati; molti clienti annunciano almeno dodici mesi di dilazione”, si legge nel rapporto.

Un altro problema sottolineato, in particolar modo dagli armatori ma anche da tutte le altre categorie, è l’oggettiva riduzione dei carichi movimentati, sia in import/export (su tutte le modalità di trasporto) sia in cabotaggio. “Ciò comporterà una diminuzione del fatturato delle imprese su base annuale, attestata in una forbice tra il 25 e il 30%. Se dovessimo trasferire questo numero sul fatturato della logistica (84,5 miliardi di euro secondo stime del Politecnico di Milano) vorrebbe dire un danno quantificabile in circa 25 miliardi di euro”, spiega ancora Srm.

Che poi aggiunge: “Si stima una enorme riduzione dei volumi logistici movimentati nei tre mesi di picco Covid–19 (marzo, aprile e maggio): si registrerà una contrazione tra il 40 e il 60%. In particolare, sollevano le Autorità di Sistema Portuale, la diminuzione interessa l’aspetto dei carichi containerizzati (che per la portualità italiana incidono almeno per un quarto dei volumi movimentati), ma problematiche sussistono anche per il ro-ro nel segmento car carrier (navi adibite al trasporto di auto nuove)”.

Tutte le Autorità di Sistema Portuale hanno posto il tema del calo dei traffici: “Genova dovrebbe registrare una perdita per l’anno 2020 del traffico complessivo sul 35-45%” riferisce sempre il neonato Osservatorio. Le buone prestazioni dei settori agroalimentare e sanitario non sembrano mostrare un impatto decisivo sui volumi di traffico ad avviso degli operatori, mentre tutti sono concordi nel ritenere che gli effetti peggiori sui traffici di merci si vedranno nelle statistiche relative ai mesi di aprile e maggio. Le Asp hanno poi sollevato con forza la questione dell’azzeramento quasi totale del trasporto passeggeri e delle crociere “che in Italia vede coinvolto un business di oltre 53 milioni di persone, di cui 12 milioni di croceristi”.

Gli spedizionieri pongono attenzione anche sull’incertezza dei tempi di percorrenza, la congestione dei porti e dei valichi e i blocchi alle frontiere. “Il Centro Studi Fedespedi stima che Covid–19 potrebbe portare una contrazione del Pil italiano tra il 4% e il 7% e dei volumi di merce movimentata del 20-25% nel 2020; questa flessione degli scambi commerciali impatta gravemente in termini di fatturato su tutti i comparti della filiera logistica” è scritto nel rapporto. “Relativamente al rallentamento di tutto il sistema dei trasporti, gli operatori rappresentano che sarebbe opportuno impostare un ripensamento del modello italiano del mondo dei controlli, puntando molto sulla digitalizzazione delle procedure su cui abbiamo oggettivamente ancora molte carenze”.

A proposito delle stime sulla ripresa, secondo la ricerca del centro studi “vige ancora una grande incertezza e nessun operatore ha fornito date o periodi, nemmeno orientativi, in cui potrebbe innestarsi una ripresa. Sul settore delle merci è ipotizzabile una ripresa graduale man mano che le imprese potranno riavviarsi. Alcuni operatori, però, non vedono riprese decise almeno per tutto il primo semestre dell’anno 2020. Altri invece ritengono che vi possano essere problematiche per tutto il 2020 dovute al fatto che, anche se l’Italia potrà ripartire, saranno gli altri Paesi nel frattempo a proseguire i blocchi con conseguenze soprattutto sulle esportazioni. Diverso è il comparto dei passeggeri dove inciderà, per i turisti, anche il fattore psicologico che farà da forte dissuasore a intraprendere viaggi o crociere a bordo di navi. In questo caso si ritiene sia compromessa l’intera stagione turistica”.

Tra le proposte avanzate dagli operatori per superare l’attuale fase di complessità, vengono segnalati i seguenti fattori: attenuare la crisi di liquidità delle imprese per coprire almeno tutto il periodo di chiusura; ridurre gli oneri delle imprese, attenuando il cuneo fiscale e introducendo sgravi contributivi per le aziende che si impegnano a mantenere i livelli occupazionali; semplificare le procedure burocratiche che stanno oltremodo rallentando la fluidità o addirittura provocando blocchi delle merci e impostare un futuro fondato sulla digitalizzazione dei processi logistici e dei controlli.

Un altro fattore su cui puntare con forza, anche in prospettiva futura, secondo i porti è l’incentivazione al trasporto ferroviario, ritenuto più sicuro, rapido e meno soggetto a file e attese ai controlli. Il ferro rappresenta un’opportunità da cogliere anche perché può trasportare una quantità di merce maggiore rispetto ai veicoli industriali e rappresentare il giusto raccordo per far ripartire il traffico nazionale e internazionale.

Nicola Capuzzo

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