La società di autotrasporto statunitense Central Transport ha raggiunto un accordo da 5,5 milioni di dollari (circa 4,9 milioni di euro) con la Commissione federale per le pari opportunità nell'impiego dopo essere stata accusata di aver sistematicamente escluso le donne dalle assunzioni come autiste per almeno un decennio. Il caso, definito dalla Commissione come discriminazione intenzionale e strutturale, ha portato alla firma di un decreto di consenso che impone all'azienda misure correttive estese e una sorveglianza esterna pluriennale. La causa federale è stata depositata il 31 marzo 2026 presso il tribunale competente e il decreto di consenso è stato firmato già il 30 aprile dello stesso anno, a meno di un mese dalla notifica. La rapidità della chiusura del caso è un segnale che l'azienda ha preferito evitare la fase istruttoria e un processo su accuse di condotte discriminatorie protratte per circa un decennio.
Central Transport è un autotrasportatore nazionale con sede a Warren, nel Michigan, e gestisce oltre duecento terminal regionali e locali negli Stati Uniti. La società appartiene alla galassia d'affari della famiglia Moroun, nota anche per la proprietà dell'Ambassador Bridge, il valico stradale tra Detroit e Windsor, in Canada. L'accordo economico prevede la distribuzione della somma tra le quattro ricorrenti originarie e una classe allargata di candidate qualificate che avevano presentato domanda in varie sedi dell'azienda senza essere assunte. L'importo copre arretrati retributivi, benefici persi, interessi e danni compensativi.
La Commissione federale per le pari opportunità nell'impiego (Eeoc) sostiene che, per almeno dieci anni, Central Transport abbia sistematicamente scartato candidate donne qualificate per ruoli di autista, preferendo candidati uomini spesso con minore esperienza o privi dei requisiti minimi richiesti dall'azienda stessa. Secondo la ricostruzione dell'agenzia, le decisioni su chi selezionare per i colloqui e chi assumere venivano accentrate nel quartier generale, producendo uno squilibrio nelle assunzioni decisamente sfavorevole alle donne nel periodo compreso tra il 2016 e l'inizio del 2022. Le condotte contestate configurano, per l'Eeoc, una violazione del Title VII del Civil Rights Act del 1964 e del Civil Rights Act del 1991, ovvero una discriminazione intenzionale in fase di assunzione basata sul sesso.
La costruzione del caso da parte dell'Eeoc si articola su tre categorie di prove: le testimonianze dirette delle candidate, i dati statistici sulle assunzioni e i riscontri sulle procedure interne aziendali. Sul piano statistico, l'agenzia sostiene che, a parità di qualifiche, il tasso di assunzione delle candidate era considerevolmente più basso di quello dei candidati uomini, con una disparità non spiegabile con fattori neutri. In alcuni terminal, tra cui quelli di Phoenix e di El Paso, per anni non sarebbe stata assunta nemmeno una donna autista, nonostante la presenza documentata di numerose candidate in possesso dei requisiti.
Le testimonianze raccolte descrivono episodi precisi. Una camionista con quindici anni di esperienza ha dichiarato che il suo curriculum fu ignorato dal terminal di Phoenix mentre, nello stesso periodo, veniva assunto un uomo privo dei requisiti minimi previsti dall'azienda. In un altro caso, una candidata che aveva presentato domanda insieme al cugino maschio ha visto, al suo rientro in sede, un dipendente recuperare la sua candidatura dal cestino; il cugino è stato assunto, lei no. Diverse altre donne hanno riferito di non essere mai state convocate a colloquio pur soddisfacendo o superando i criteri richiesti, mentre candidati uomini con profili più deboli venivano chiamati e inseriti in tempi brevi.
Sul versante delle procedure interne, l'Eeoc cita un episodio circostanziato: una coordinatrice del terminal di Dunbar, in West Virginia, avrebbe riferito a una candidata che dagli uffici centrali di Warren era arrivata l'indicazione di non assumere alcuna donna come autista. La denuncia afferma inoltre che molte candidate non erano trattate in modo coerente con le pratiche ordinarie di selezione applicate dall'azienda ai candidati di sesso maschile, configurando un doppio standard esplicito. L'insieme di questi elementi - candidature cestinate, istruzioni interne di esclusione, tempi di risposta differenziati - è stato presentato dall'Eeoc come prova di una discriminazione intenzionale e reiterata.
Il decreto di consenso firmato il 30 aprile 2026 non si limita all'aspetto economico. Central Transport dovrà consentire alle candidate danneggiate di ripresentare domanda e partecipare ai processi di selezione in condizioni prive di discriminazione e di ritorsioni legate al contenzioso. L'azienda è tenuta a ingaggiare, a proprie spese, un consulente esterno con il mandato di rivedere e riscrivere le politiche di pari opportunità e le procedure di assunzione per il personale di guida. Tutti i dipendenti con potere decisionale sulle assunzioni di autisti dovranno seguire sessioni di formazione obbligatoria sulla non discriminazione e sulle pari opportunità.
Per due anni e mezzo, Central Transport sarà inoltre sottoposta a sorveglianza da parte di un osservatore indipendente che riferirà periodicamente all'Eeoc. L'azienda dovrà trasmettere rapporti semestrali sulle proprie pratiche di assunzione, consentendo all'agenzia federale di verificare il rispetto degli impegni assunti. Il caso nasce dalle denunce di quattro donne ma è stato rapidamente qualificato dall'Eeoc come "class case" su scala nazionale, in un contesto in cui la quota femminile nell'autotrasporto statunitense resta minoritaria. L'agenzia sta utilizzando il contenzioso strategico per colpire discriminazioni strutturali nelle assunzioni, con un'attenzione crescente ai settori in cui la sotto-rappresentazione delle donne è storicamente marcata e difficilmente spiegabile con ragioni di mercato o di qualifica.
P.R.










































































