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Cronaca

  • Camionista italiano in Austria con la carta cronotachigrafica del figlio

    Camionista italiano in Austria con la carta cronotachigrafica del figlio

    La Polizia austriaca ha fermato nel Tennengau, in provincia di Salisburgo, un camionista italiano di 73 anni alla guida di un autotreno immatricolato in Germania, trovando nel cronotachigrafo digitale la carta conducente intestata al figlio. L'analisi delle registrazioni ha fatto emergere 59 violazioni delle norme sui tempi di guida.

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  • Trieste capofila della cibersicurezza Shieldport

    Trieste capofila della cibersicurezza Shieldport

    Il progetto Shieldport, unico dedicato alla sicurezza informatica dei porti nel terzo bando del Programma Interreg Italia-Croazia 2021-2027, dispone di 1,37 milioni di euro e riunisce sette autorità portuali italiane e croate. Allo scalo di Trieste sono assegnati 222mila euro, coperti integralmente da fondi europei e nazionali.

    Rotte stradali pakistane per evitare lo Stretto di Hormuz

    Il Pakistan ha aperto sei corridoi terrestri per consentire il transito stradale di merci dirette in Iran, collegando i principali scali marittimi del Paese ai valichi di frontiera del Balochistan. La misura, notificata dal ministero del Commercio pakistano, riguarda i flussi di Paesi terzi rimasti bloccati nei porti di Karachi, Port Qasim e Gwadar a causa delle difficoltà di accesso ai porti iraniani attraverso lo stretto di Hormuz. I nuovi itinerari permettono di trasferire su strada carichi destinati all’Iran sotto regimi di garanzia doganale. La decisione risponde soprattutto all’accumulo di oltre tremila container nei porti pakistani, in particolare a Karachi, dopo che molte navi hanno evitato gli scali iraniani o la rotta di Hormuz per effetto delle tensioni militari, delle restrizioni alla navigazione e del blocco navale.

    La decisione è stata formalizzata con un ordine regolamentare Sro del ministero del Commercio pakistano. Il provvedimento consente di trattare i carichi in transito verso l’Iran attraverso un percorso doganale dedicato, con garanzie per il controllo delle merci e per la loro uscita dal territorio pakistano. Per spedizionieri, agenti marittimi e autotrasportatori, l’elemento più importante è la trasformazione di una problema marittimo in un flusso terrestre regolato. I corridoi collegano Karachi, Port Qasim e Gwadar ai valichi di frontiera con l’Iran in Balochistan, tra cui Taftan e Gabd. La scelta interessa una regione già strategica per i collegamenti tra l’Asia meridionale, il Golfo e l’altopiano iraniano, ma sottoposta a vincoli infrastrutturali, controlli di sicurezza e procedure doganali complesse. L’apertura delle rotte non elimina questi fattori, ma crea un canale autorizzato per decongestionare le banchine e ridurre la permanenza dei container nei terminal pakistani.

    Nel quadro della crisi nello stretto di Hormuz il Pakistan si è collocato come piattaforma di transito per merci che non hanno origine dal Paese stesso, ma che possono usare il suo territorio per raggiungere il mercato iraniano. L’apertura dei corridoi terrestri consente di riportare in movimento una parte dei container fermi nei porti, ma sposta il carico operativo sulla strada, sui valichi e sulle procedure doganali di uscita, con possibili intasamenti. Il trasferimento dal mare alla strada cambia anche la struttura dei costi e dei rischi. Le merci devono essere prese in carico nei porti, instradate verso il Balochistan, accompagnate da documenti di transito e coperte da garanzie doganali fino alla frontiera iraniana. Per gli operatori, ciò comporta una maggiore attenzione alla disponibilità di mezzi, alla sicurezza dei convogli, ai tempi di attraversamento dei valichi e alla capacità degli uffici doganali di gestire volumi aggiuntivi.

    Particolare attenzione merita il ruolo del porto di di Gwadar. Lo scalo, più vicino all’Iran rispetto a Karachi e Port Qasim, può offrire una base più diretta per alcuni flussi terrestri verso il confine occidentale. Tuttavia la sua funzione dipende dalla capacità d’integrare porto, strada, dogana e sicurezza lungo un corridoio coerente. Ricordiamo che il Pakistan si è posto come intermediario tra Washington e Teheran nella crisi di Hormuz. Questa dimensione diplomatica s’intreccia quindi con quella logistica: aprire rotte terrestri non equivale soltanto a risolvere un problema di piazzale, ma consente a Islamabad di rafforzare il proprio ruolo nei traffici regionali in una fase in cui le rotte marittime tradizionali sono esposte a decisioni militari e sanzionatorie.

    Per gli operatori del trasporto merci, la questione principale è la tenuta dei corridoi nel tempo. La loro efficacia dipenderà dalla stabilità delle autorizzazioni, dalla chiarezza delle procedure Sro, dalla disponibilità di garanzie doganali accettate, dalla capacità dei valichi di Taftan e Gabd e dalla sicurezza del transito in Balochistan. In assenza di questi elementi, la strada può funzionare come soluzione temporanea, ma faticherà a sostituire con continuità i flussi marittimi diretti verso i porti iraniani.

    M.L.

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