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Podcast K44

Cronaca

  • A Parma 162 infrazioni nell’autotrasporto primi sette mesi 2026

    A Parma 162 infrazioni nell’autotrasporto primi sette mesi 2026

    Nei primi sette mesi del 2026, la Polizia Locale di Parma ha controllato 65 veicoli industriali lungo le principali arterie, contestando 162 infrazioni tra cronotachigrafo, velocità e riposi. Tra i casi più gravi, la manomissione dei sigilli di un sistema Kitas.

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    Prosegue il fermo dell’autotrasporto in Sicilia

    Il fermo dell’autotrasporto in Sicilia entra nella sua fase più critica tra il 15 aprile e la mattina del 16 aprile 2026, quando gli effetti sulla filiera logistica diventano misurabili e diffusi. La protesta, avviata il 14 aprile dal Comitato Trasportatori Siciliani, prosegue con un’adesione stimata attorno al 90%, mantenendo la stessa impostazione operativa: nessun blocco stradale, ma sospensioni delle attività nei porti e dei collegamenti stradali tra scali marittimi e centri distributivi.

    Il 15 aprile segna il passaggio da una fase iniziale di accumulo a una d’impatto concreto sulle filiere. Si stima che nel secondo giorno circa 100mila bancali destinati alla grande distribuzione organizzata non siano stati consegnati. Sarebbero bloccati circa tremila tra rimorchi e container, con una saturazione progressiva dei piazzali portuali e dei magazzini retroportuali. Il condizionale è d’obbligo, perché non ci sono rilevazioni ufficiali. I semirimorchi che arrivano via nave nei porti siciliani non sono ritirati oppure restano nei piazzali dei trasportatori senza raggiungere i porti. Il rallentamento delle rotazioni compromette l’efficienza operativa degli scali, rendendo più complesse anche le operazioni d’imbarco e sbarco.

    I primi effetti stanno emergendo anche nella distribuzione. Mediterranea24 riferisce che Federdistribuzione Sicilia registra un calo del 50% delle merci in ingresso nei centri distributivi, un dato che fotografa la riduzione dei flussi più che una crisi immediata degli scaffali. Le scorte disponibili consentono ancora una gestione ordinaria dei punti vendita, ma la tenuta del sistema è legata alla durata del fermo. Se la situazione dovesse protrarsi fino al 18 aprile con gli stessi livelli di adesione, il rischio di carenze, soprattutto per i prodotti freschi, aumenterebbe in modo rilevante. Le filiere ortofrutticole risultano tra le più esposte. Il Consorzio di Tutela Igp Pomodoro di Pachino segnala il pericolo concreto che tonnellate di prodotto restino invendute nei magazzini, con perdita di valore legata alla deperibilità, mentre il Consorzio Arancia Rossa di Sicilia Igp esprime preoccupazione per la continuità delle consegne verso i mercati nazionali, sottolineando come anche pochi giorni d’interruzione possano compromettere campagne commerciali già avviate.

    Il 16 aprile, nelle prime ore del mattino, il quadro resta sostanzialmente invariato ma con una pressione crescente lungo tutta la filiera. I semirimorchi continuano a rimanere fermi nei piazzali e nei porti, mentre le trattative tra Cts, Regione Siciliana e Governo nazionale non producono ancora un esito concreto. Gli autotrasportatori siciliani ribadiscono la linea: nessuna ripresa delle attività senza impegni formali su carburanti, costi marittimi e correttivi legati al sistema Ets. L’intervento della Regione, con una proposta da circa 25 milioni di euro per autotrasporto, agricoltura e pesca è giudicato insufficiente dalla categoria rispetto a un fabbisogno stimato in circa 100 milioni annui. Il nodo resta quindi nazionale, sia per la natura delle misure richieste, sia per l’impatto delle normative europee sui costi operativi delle tratte insulari.

    Antonio Illariuzzi

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