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Dodici arresti per contrabbando gasolio da 14 milioni

Il 1° giugno la Guardia di Finanza ha svelato i risultati dell’indagine Petroloro su un ingente contrabbando di gasolio attuato per evadere Iva e accise. L’inchiesta nasce nella Procura di Pisa a gennaio 2019 da un controllo su strada attuato dai Finanzieri a Crespina, in provincia di Pisa, su un’autocisterna carica di carburante. Dall’autocisterna i Finanzieri passarono a un deposito della cittadina toscana, estendendo i controlli anche ad altri due depositi a Mantova e Verona. Emerse così un traffico di gasolio importato da Austria, Germania, Slovacchia e altri Paesi orientali viaggiando su strada con documenti falsi che riportavano timbri contraffatti delle Dogane.

Gli inquirenti hanno scoperto una parte dei documenti falsi addirittura nei bagni di una stazione di servizio di Rho, in provincia di Milano, dove erano prelevati dagli autisti delle autocisterne. Dopo essere scaricato nei depositi italiani, il gasolio era allungato con oli esausti, con una percentuale che raggiungeva il cinquanta percento e poi venduto ai distributori stradali, una parte dei quali secondo gli inquirenti sapeva della frode, a un prezzo più basso di quello di mercato.

Le fatture di questo commercio erano prodotte da società cartiere, che venivano chiuse dopo avere ricevuto i pagamenti senza versare imposte e accise. La Procura di Pisa precisa che la pandemia di Covid-19 non ha rallentato questo traffico, anzi lo ha aumentato grazie alla possibilità di ridurre ulteriormente i prezzi rispetto al commercio legale. Secondo i magistrati, questo meccanismo avrebbe immesso in circolazione dieci milioni di litri di gasolio di contrabbando e adulterato, causando un’evasione d'imposta di almeno dieci milioni di euro.

Al termine dell’inchiesta, la Procura di Pisa ha emesso dodici ordinanze di custodia cautelare, in carcere e ai domiciliari, più otto obblighi di dimora e di presentarsi alla Polizia. Inoltre, la Finanza ha sequestrato tre società e beni (tra cui un centinaio di veicoli, comprese autocisterne) per un valore complessivo di 14 milioni di euro. Gli indagati sono accusati a vario titolo di contrabbando, auto-riciclaggio e ricettazione. Tra gli indagati ci sono anche gli autotrasportatori che hanno gestito la movimentazione del carburante.

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