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  • Camionista spara a un collega con pistola scacciacani

    Camionista spara a un collega con pistola scacciacani

    Un camionista di 42 anni è stato denunciato dalla Polizia Stradale di Modena per minaccia aggravata dopo aver esploso un colpo con una pistola scacciacani contro un collega lungo l'A1, al culmine di una lite tra autotrasportatori nei pressi di Modena Nord.

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  • Il transpacifico continua a trainare il rialzo dei noli

    Il transpacifico continua a trainare il rialzo dei noli

    L'indice composito Drewry sui noli spot medi dei container sale del 4% a 4.526 dollari per feu nella settimana chiusa il 20 agosto, spinto dalle tratte dalla Cina verso gli Stati Uniti, mentre l'Asia-Europa continua ad arretrare: Shanghai-Genova cede il 2% e scende sotto i 5mila dollari.

Autotrasporto

  • Camion fermi allo Stretto di Messina sono un disagio cronico

    Camion fermi allo Stretto di Messina sono un disagio cronico

    La Lega Autisti Autotrasportatori Indipendenti Siciliani Nazionale denuncia attese fino a sei ore per l'imbarco a Tremestieri e al Porto Storico di Messina durante l'esodo estivo. Non è un caso isolato: il problema si trascina da anni, tra proteste, esposti e promesse rimaste in gran parte sulla carta.

    Belly cargo nella trappola della guerra del Golfo

    Foto: Emirates

    La terza guerra del Golfo – con la conseguente limitazione degli aeroporti della penisola araba e la chiusura degli spazi aerei d’Iran e Iraq – ha ridisegnato le rotte passeggeri tra Europa e Asia e di conseguenza di quello merci nelle stive belly. Si stima che la capacità belly lungo il corridoio Asia–Medio Oriente–Europa si sia ridotta di quasi il 40%, causando effetti immediati su affidabilità delle consegne e tariffe.

    I grandi aeroporti del Golfo - in particolare Doha e Dubai - prima del conflitto erano diventati snodi fondamentali per il consolidamento soprattutto di merci deperibili, farmaci, moda e componenti ad alto valore, che viaggiavano in gran parte proprio nelle stive dei wide-body passeggeri dei grandi vettori dell’area. La loro esclusione causata dalla guerra ha creato un vuoto di capacità. Quindi, merci bloccate nelle cargocity, ritardi nei transiti e riprotezioni forzate via scali alternativi nel Caucaso, in Asia centrale o via Africa, con tempi più lunghi e coincidenze meno fluide.

    Il risultato è un’ondata di congestione e riallineamento forzato delle catene logistiche: parte dei flussi più urgenti è spinta sui pochi aerei tuttomerci disponibili, un’altra parte torna sul mare, soprattutto per l’export meno sensibile alla necessità di raggiungere rapidamente i mercati, mentre gli spedizionieri si contendono lo spazio rimasto sul belly delle compagnie europee e turche. Nello stesso tempo, i noli del cargo aereo sulle principali direttrici da e per l’Asia hanno registrato balzi fino al 90-95% in poche settimane, trainati sia dalla carenza di capacità, sia dal raddoppio dei costi carburante.

    Per gli aeroporti europei a forte vocazione cargo, la combinazione fra cancellazioni dei tuttomerci e minor offerta belly sta già lasciando il segno: nei primi dieci giorni di marzo si sono registrati cali nell’ordine del 25% dei movimenti tuttomerci e di oltre il 10% dei volumi trasportati in stiva sui voli passeggeri, con ricadute dirette su handler, spedizionieri e filiere che dipendono dal just-in-time aereo. Oggi è difficile prevedere le conseguenze della guerra sul trasporto aereo delle merci nel lungo periodo, che dipenderà soprattutto dalla durata del conflitto stesso e nessuno, neppure i protagonisti della guerra, sono oggi in grado di determinarla.

    M.L.

    © TrasportoEuropa - Riproduzione riservata - Foto di repertorio
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