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    La Corea del Sud ha completato la prova sulla rotta artica

    La portacontainer sudcoreana Panstar Acro è rientrata a Busan l'11 ottobre 2026 dopo 50 giorni e due transiti senza rompighiaccio sulla rotta del Mare del Nord. All'andata aveva 737 teu pieni, al ritorno solo container vuoti. Seul punta al servizio regolare entro il 2030.

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    Dal 28 ottobre 2026 le proteste degli autisti turchi contro le regole Schengen sui soggiorni interrompono a tratti i transiti dei camion verso Bulgaria e Grecia. A Kapıkule l'attesa superava già i quattro giorni. Ankara ha avviato contatti con Sofia e la Commissione Europea.

    Nuovo rinvio italiano sulla tassa per i pacchi extra-UE

    Ormai il rinvio del contributo italiano di due euro sulle piccole spedizioni provenienti da Paesi extra-UE è diventato un evento seriale e, francamente, poco serio: non entrerà in vigore il 1° ottobre 2026 perché il Governo ha deciso di rinviarne l’applicazione al 1° dicembre, secondo quanto previsto dalla bozza di Decreto Legge esaminata dal Consiglio dei ministri il 16 settembre. Il nuovo differimento dovrebbe consentire all’Italia di attendere la definizione della futura tassa europea di gestione delle piccole spedizioni e di coordinare il prelievo nazionale con il nuovo quadro doganale dell’Unione. Tutti fatti che però si conoscono da ben prima della istituzione della tassa italiana.

    La misura riguarda ogni spedizione importata da un Paese terzo con valore dichiarato non superiore a 150 euro. Il contributo dovrebbe essere riscosso dall’Agenzia delle Dogane al momento dell’importazione definitiva e si applicherebbe indipendentemente dalla natura commerciale della transazione. Il suo campo di applicazione interessa quindi soprattutto i flussi generati dal commercio elettronico basato sulla spedizione diretta di prodotti di basso valore ai consumatori europei, modello utilizzato su larga scala anche da piattaforme asiatiche come Temu, Shein e AliExpress. E proprio queste ultime sembrano il bersaglio principale del provvedimento, anche se ormai stanno cambiando modello logistico, importando grandi spedizioni nell’Unione per poi distribuirle nei vari Stati.

    Il rinvio copre ottobre e novembre ed è il terzo. Il contributo era stato introdotto dalla Legge di Bilancio 2026 con decorrenza inizialmente prevista il 1° gennaio. L'avvio era stato poi spostato al 1° luglio e successivamente al 1° ottobre. Con l'ultimo intervento, la data prevista diventa quindi il 1° dicembre 2026. Il differimento non equivale però alla cancellazione del contributo, come chiedono fin dalla sua ideazioni le associazioni della logistica. La questione assume particolare rilievo per la logistica perché un prelievo applicato esclusivamente alle merci sdoganate in Italia incide sulle scelte degli operatori relative al punto di ingresso delle spedizioni nel mercato unico.

    Il contributo italiano deve inoltre essere distinto dal dazio doganale introdotto dall’Unione Europea sulle spedizioni di modico valore. Dal 1° luglio 2026 il Regolamento UE 2026/382 ha introdotto un dazio transitorio di tre euro sulle importazioni con valore intrinseco complessivo non superiore a 150 euro, superando la precedente franchigia daziaria per questa categoria di invii. Il dazio UE costituisce un prelievo doganale comune e si applica in tutti gli Stati membri, mentre quello italiano è configurato come contributo amministrativo nazionale. Anche la base di calcolo cambia, i due euro italiani sono previsti una sola volta per ciascuna spedizione. Il dazio europeo di tre euro invece non corrisponde necessariamente a tre euro per pacco, perché la sua applicazione dipende dalle voci merceologiche presenti nella spedizione.

    Per esempio, un pacco con tre magliette identiche comprese nella stessa classificazione doganale determina un dazio UE di tre euro, ma se la stessa spedizione contiene una maglietta, un paio di scarpe e un accessorio elettronico classificati in tre sottovoci differenti, il dazio può arrivare a nove euro. Dal primo dicembre, se il contributo nazionale entrasse effettivamente in vigore nella configurazione attualmente prevista e lo sdoganamento avvenisse in Italia, agli importi europei si aggiungerebbero altri due euro per spedizione. Nei due esempi precedenti il carico complessivo dei due prelievi diventerebbe quindi rispettivamente di 5 e 11 euro, prima di considerare Iva, trasporto e altri costi.

    C’è un’ulteriore complicazione: il Consiglio UE ha approvato il 3 settembre una riforma doganale che prevede entro il primo novembre 2026 una tassa europea di gestione sulle piccole spedizioni importate. L'importo deve ancora essere determinato dalla Commissione Europea e le ipotesi finora circolate indicano una possibile fascia compresa tra due e quattro euro. L'avvio del contributo italiano il primo ottobre avrebbe quindi potuto creare per due mesi un sistema nazionale destinato a essere nuovamente valutato una volta definito il nuovo intervento europeo, mentre il rinvio al primo dicembre consente di attendere un quadro più chiaro prima di rendere operativo il prelievo nazionale.

    Confetra ha chiesto la cancellazione del contributo italiano, richiamando gli effetti sulla logistica nazionale, Confcommercio, pur condividendo l'obiettivo di contrastare forme di concorrenza sleale legate alle importazioni di prodotti a basso costo, ha segnalato il rischio di conseguenze controproducenti e Assonime ha sottolineato i nodi derivanti da una misura nazionale non armonizzata rispetto alle regole degli altri Stati membri. La questione non riguarda soltanto il costo finale delle importazioni. Per gli operatori della logistica, un elemento centrale è la diversa area geografica di applicazione dei due sistemi, che può influire sulla localizzazione dei flussi, perché è un incentivo economico a usare aeroporti e centri logistici situati in altri Stati membri per l'ingresso doganale delle merci, procedendo successivamente alla distribuzione verso l'Italia attraverso il mercato interno europeo.

    Accanto agli aspetti economici e logistici rimane inoltre aperta una questione giuridica, perché il prelievo italiano potrebbe essere incompatibile con il diritto dell'Unione qualora il primo possa essere assimilato a una tassa di effetto equivalente a un dazio. La valutazione dipende, tra gli altri elementi, dalla natura del contributo e dal suo effettivo collegamento con uno specifico servizio amministrativo fornito all'importatore.

    M.L.

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