- Cma Cgm e Stonepeak hanno completato il 28 luglio 2026 la formazione di United Ports, joint-venture di diritto statunitense annunciata a gennaio e valutata attorno ai 10 miliardi di dollari. Il fondo newyorchese ha investito 2,4 miliardi per una quota del 25%, mentre il gruppo francese conserva il 75% e il controllo operativo pieno.
- Il portafoglio iniziale comprende nove terminal container negli Stati Uniti, in Brasile, Spagna, Taiwan e Vietnam. L'annuncio di gennaio ne prevedeva dieci in sei Paesi: l'ingresso della quota nel terminal indiano di Nhava Sheva resta subordinato alle autorizzazioni regolatorie e slitta ai prossimi mesi.
- Lo stesso giorno Cma Cgm ha pubblicato i conti del secondo trimestre 2026: ricavi per 15,7 miliardi di dollari (+19,2%), Ebitda a 3 miliardi (+31%) con margine al 19%, utile netto a 770 milioni e volumi marittimi a 6,3 milioni di teu (+6%). Nella logistica i ricavi salgono dell'8,5% ma l'Ebitda arretra del 15,4%.
Stonepeak ha versato 2,4 miliardi di dollari (circa 2,1 miliardi di euro) per rilevare il 25% di United Ports, la società statunitense nella quale Cma Cgm ha conferito nove terminal container. Il completamento dell'operazione, comunicato il 28 luglio 2026 dalle due società, è arrivato dopo il via libera delle autorità antitrust e di quelle competenti sugli investimenti esteri diretti. Il gruppo di Marsiglia mantiene il 75% del capitale e il controllo operativo pieno della joint-venture. L'accordo venne reso noto il 28 gennaio, con una valutazione complessiva del perimetro vicina ai 10 miliardi di dollari (circa 8,8 miliardi di euro) e un closing atteso nella seconda metà dell'anno. La struttura contempla anche un impegno ulteriore: il fondo newyorchese potrà investire fino a 3,6 miliardi di dollari aggiuntivi (circa 3,2 miliardi di euro) per finanziare nuovi progetti terminalistici sviluppati insieme al gruppo francese attraverso la stessa società.
Il portafoglio conferito comprende Fenix Marine Services a Los Angeles, i terminal Port Liberty di New York e Bayonne, gli impianti di Santos in Brasile, Csp Valencia e Csp Bilbao, Tti Algeciras, il terminal di Kaohsiung a Taiwan e Gemalink a Cai Mep, in Vietnam. Il perimetro è più ristretto di quello comunicato sei mesi fa, che contava dieci terminal in sei Paesi e includeva il Nhava Sheva Freeport Terminal in India: il comunicato congiunto del 28 luglio precisa che l'ingresso della quota indiana resta subordinato alle autorizzazioni regolatorie e avverrà nei prossimi mesi. Sugli assetti conferiti le due società hanno annunciato un programma d’investimenti che riguarda l'ampliamento della capacità portuale, l'acquisto di nuove attrezzature di movimentazione, il rafforzamento dei collegamenti ferroviari e stradali con l'entroterra e le infrastrutture per la decarbonizzazione delle operazioni, dall'elettrificazione dei mezzi di piazzale agli impianti di alimentazione elettrica da terra per le navi ormeggiate.
La logica dell'operazione è monetizzare una parte del patrimonio terminalistico senza rinunciare alla gestione degli impianti, che restano integrati nella rete marittima del gruppo: Cma Cgm ha indicato che i proventi saranno impiegati per finanziare la crescita delle attività principali. Per Stonepeak, specializzata in infrastrutture e attivi reali e già presente in operazioni come Cellnex Nordics e Forgital, l'ingresso avviene su un comparto a elevate barriere all'entrata e con contratti di lungo periodo.
Il closing è caduto nello stesso giorno della pubblicazione dei conti di Cma Cgm del secondo trimestre 2026, che hanno mostrato un gruppo in accelerazione. I ricavi consolidati si sono attestati a 15,7 miliardi di dollari (circa 13,8 miliardi di euro), in aumento del 19,2% rispetto allo stesso periodo del 2025, con un Ebitda di 3 miliardi di dollari (circa 2,6 miliardi di euro), in crescita del 31%, e un margine salito al 19% dal 17,3%. L'utile netto del trimestre è stato di 770 milioni di dollari (circa 676 milioni di euro) contro i 520 milioni di un anno prima, secondo i dati ripresi da Reuters.
Il contributo decisivo è arrivato dal marittimo. I volumi trasportati hanno raggiunto 6,3 milioni di teu, +6% su base annua, contro un mercato mondiale del container cresciuto del 4,7% nei primi cinque mesi dell'anno. I ricavi del segmento sono saliti del 22% a 10 miliardi di dollari, con un ricavo medio per teu di 1.575 dollari (+15,1%); l'Ebitda è passato da 1,6 a 2,3 miliardi e il margine ha guadagnato 3,3 punti, al 22,7%.
Andamento diverso nella logistica, dove Ceva ha portato i ricavi a 5 miliardi di dollari, +8,5%, per effetto della crescita organica, delle variazioni di perimetro e del cambio, ma ha visto l'Ebitda scendere del 15,4% a 388 milioni, con un margine in flessione di 2,2 punti al 7,8%. Il gruppo attribuisce l'arretramento alla pressione sulle spedizioni internazionali e alle difficoltà persistenti del comparto automobilistico, un settore nel quale la controllata ha comunque siglato intese con Byd e Chery per lo sviluppo di soluzioni logistiche integrate. Nel trimestre Ceva ha aperto un centro distributivo automatizzato ad Alashankou, in Cina, sul corridoio stradale trans-eurasiatico, mentre la controllata Colis Privé ha annunciato l'acquisizione di Paack per rafforzare le consegne del commercio elettronico in Francia, Spagna e Portogallo. Le altre attività, che raggruppano terminal, trasporto aereo e media, hanno registrato la progressione più marcata: ricavi a 1,5 miliardi di dollari, +47,6%, ed Ebitda a 338 milioni, +44,5%, con un margine del 22,8%.
Sul versante geopolitico il quadro resta pesante. L'immobilizzazione di alcune navi, l'aumento dei premi assicurativi e la contrazione dei volumi sugli scali dell'area mediorientale hanno generato costi aggiuntivi che, secondo il gruppo, sono stati compensati dalla combinazione fra maggiori volumi e noli sostenuti. In un'audizione parlamentare in Francia lo scorso giugno il direttore finanziario Ramon Fernandez aveva quantificato in 300 milioni di dollari (circa 263 milioni di euro) l'onere delle rotte alternative nel primo semestre. Nella stessa sede Rodolphe Saadé, presidente e amministratore delegato, aveva escluso un rapido ritorno alla situazione precedente nello Stretto di Hormuz, indicando come risposta strutturale lo sviluppo di alternative: gli investimenti nel terminal di Sohar, in Oman, e i collegamenti intermodali che consentono di sbarcare le merci nei porti del Golfo o a Gedda per proseguire via terra. Circa il 60% della flotta continua a transitare da Suez, il restante 40% circumnaviga l'Africa quando le condizioni di sicurezza lo impongono.
Nelle prospettive diffuse insieme ai conti il gruppo mantiene un approccio prudente, indicando nelle tensioni mediorientali e nelle misure daziarie adottate da alcuni Paesi i due fattori che possono incidere sui noli, sui costi operativi e sui flussi commerciali dei prossimi mesi. In Europa, dal 1° luglio l'Unione Europea applica un dazio di 3 euro sulle importazioni extra-UE di valore pari o inferiore a 150 euro, misura destinata a incidere sui flussi di piccoli colli. La crescita per linee esterne prosegue intanto sul mercato nordamericano: l'accordo con FedEx per le attività di logistica conto terzi, valutato dal Financial Times attorno a 1,4 miliardi di dollari (circa 1,2 miliardi di euro), porterà Cma Cgm a gestire 123 magazzini in Nord America. Nel trimestre il gruppo ha inoltre avviato la seconda fase dell'ampliamento del terminal Gemalink, uno dei nove impianti conferiti a United Ports.
Antonio Illariuzzi










































































