Il tifone Bavi si è abbattuto sul Mar Cinese Orientale tra il 10 e il 12 luglio 2026 con una traiettoria che ha risalito la costa travolgendo in sequenza i principali hub portuali di Taiwan e della Cina orientale. Classificato come tifone di forte intensità, ha generato venti sostenuti oltre i 130 km/h, accompagnati da piogge torrenziali e mareggiate violente, colpendo prima lo Stretto di Taiwan e poi il delta del Fiume Azzurro. Gli scali di Kaohsiung e Taipei, seguiti dai terminal cinesi di Ningbo-Zhoushan e Shanghai, hanno chiuso in via preventiva e consecutiva per un periodo compreso, a seconda delle zone, tra le 24 e le 48 ore: insieme, questi quattro scali movimentano oltre il 30% del traffico container mondiale.
Il blocco delle attività portuali ha innescato un effetto domino sulle rotte internazionali. Le navi rimaste bloccate in banchina non hanno potuto completare le operazioni di scarico e si sono unite a quelle già in ritardo di settimane per le deviazioni dal Medio Oriente, formando in rada un collo di bottiglia che ha costretto decine di portacontainer da oltre 15mila teu ad attendere il turno di attracco per giorni.
Il problema peggiore, tuttavia, non riguarda lo spazio in banchina ma quello nei piazzali di stoccaggio. Durante la chiusura le fabbriche dell'entroterra hanno continuato a inviare container verso i porti via strada e ferrovia, riempiendo gli spazi disponibili di merce pronta per l'export che non ha potuto essere imbarcata. La densità dei piazzali si è così avvicinata alla soglia critica dell'85-90%, un livello oltre il quale la movimentazione interna dei container rallenta, allungando di conseguenza i tempi di permanenza delle navi in porto.
La chiusura ha inoltre interrotto il flusso di ritorno dei container vuoti che le navi scaricano in Asia per essere nuovamente riempiti. Bastano 48 ore di fermo per generare una carenza di attrezzature nei distretti industriali cinesi nelle prossime due settimane, con difficoltà per i caricatori nel reperire container standard da 40 piedi in vista della stagione di punta delle spedizioni.
L'effetto si propaga anche al Sud-est asiatico: le navi che ripartono da Shanghai o da Ningbo accumulano un ulteriore scarto sulla tabella di marcia e nelle prossime settimane si presenteranno fuori orario e in numero maggiore nei porti di trasbordo successivi. Il rallentamento della domanda di stiva registrato nelle scorse settimane aveva lasciato alle compagnie un margine di manovra che l'impatto del tifone ha in gran parte riassorbito. A Singapore e a Port Klang, in Malaysia, i terminal hanno già attivato aree di stoccaggio d'emergenza per assorbire l'arrivo simultaneo dei convogli in ritardo.
Antonio Illariuzzi









































































