Il presidente dell'Autorità di Sistema Portuale dei Mari Tirreno Meridionale e Ionio, Paolo Piacenza, ha lanciato un allarme sulla saturazione del porto di Gioia Tauro, sostenendo che i due terminal dello scalo sono ormai "quasi in overbooking" e che servono con urgenza nuove aree per sostenere la crescita dei traffici. Ricorda che il porto movimenta oltre il 40% dei container gestiti in Italia, un volume che secondo Piacenza sta ormai saturando la capacità operativa degli attuali piazzali. Le dichiarazioni sono arrivate durante il festival Visioni Collettive, a San Ferdinando, a metà luglio 2026, e puntano il dito su un nodo aperto da anni: le aree ex Enel nel retroporto, bloccate da un contenzioso con il Corap, il consorzio regionale oggi in liquidazione.
Le aree ex Enel - che ricadono nel retroporto tra i comuni di Gioia Tauro, Rosarno e San Ferdinando - sono al centro di un contenzioso che risale almeno al 2023, quando la Corte d'Appello attribuì la proprietà dei terreni al Corap, pur confermandone l'inclusione nel demanio portuale. Questa sovrapposizione giuridica ha reso finora complessa la concessione delle aree agli operatori portuali, congelando progetti di ampliamento pensati per assecondare la crescita dei traffici e sfruttare gli strumenti della Zes Calabria, che nella Piana di Gioia Tauro copre circa 607 ettari con 35 imprese insediate.
La soluzione del nodo ex Enel-Corap coinvolge più soggetti istituzionali: la Regione Calabria, che gestisce il Corap e gli strumenti della Zes, il commissario della Zes stesso e gli enti locali della Piana, riuniti nel Suap associato per la semplificazione amministrativa dell'area industriale retroportuale. Fino a quando il contenzioso non sarà definito, le aree restano fuori dalla disponibilità operativa del porto, mentre i piazzali esistenti continuano ad assorbire un traffico che nel 2025 ha già toccato il proprio record storico. Sono coinvolti Medcenter Container Terminal, controllata dal gruppo Msc, e Automar, del gruppo Grimaldi, che gestisce i traffici ro-ro e automotive. Entrambi gli operatori avrebbero manifestato interesse per l'espansione nelle aree retroportuali, oggi indisponibili proprio per effetto del contenzioso con il Corap.
Antonio Illariuzzi










































































