A giugno 2026 la puntualità dei servizi container internazionali ha smesso di migliorare. Lo rileva un'analisi ripresa da The Loadstar nei primi giorni di luglio, secondo cui il recupero registrato nel secondo trimestre dell'anno si è interrotto per effetto della congestione nei porti, che continua a erodere la regolarità delle rotazioni delle navi. La battuta d'arresto arriva in un contesto di noli già sostenuti sulle principali rotte e riduce ulteriormente la prevedibilità del servizio per caricatori e spedizionieri.
Il quadro s'inserisce in un’articolata traiettoria di più lungo periodo. Nel 2024 la puntualità media mondiale delle portacontainer si attestò stabilmente nella fascia 50-55%, con un dato di dicembre al 53,8% e un ritardo medio di 5,28 giorni per le navi fuori orario. Il 2025 portò un recupero: la quota di arrivi puntuali crebbe fino al 65,2% a luglio, dal 51,4% di gennaio (+13,8 punti percentuali in sette mesi). Il ritardo medio delle navi fuori orario, tuttavia, restava ancora attorno ai 4,68 giorni, segno che il miglioramento non riguardò in eguale misura tutti gli indicatori. A gennaio 2026 Sea-Intelligence ha rilevato un nuovo, lieve arretramento: -0,4 punti percentuali rispetto a dicembre. A marzo il ritardo medio delle portacontainer si è attestato a 5,48 giorni, in calo leggero sul mese precedente ma ancora su livelli storicamente elevati.
Il fenomeno ha una dimensione globale, ma con due epicentri riconoscibili: gli scali dove si concentra la congestione e le grandi rotte est-ovest, in particolare Asia-Europa e transpacifico, le più esposte alle oscillazioni dei noli e ai cali di affidabilità. Per l'Europa l’importanza è alta, perché ogni riduzione della puntualità sulle rotazioni oceaniche si riflette sui terminal gateway e sulle reti d'inoltro terrestre. La dinamica più citata dagli operatori è la concentrazione degli arrivi in finestre ristrette (vessel bunching): ritardi a monte e riprogrammazioni delle rotazioni portano più navi a raggiungere lo stesso scalo in un breve arco di tempo, generando congestione su banchine e piazzali e alimentando ulteriori ritardi lungo la catena di consegna.
Le compagnie non condividono però le stesse prestazioni. Nelle rilevazioni 2025, Maersk e Hapag-Lloyd si collocarono ai vertici della classifica con l'80,6% e il 74% di puntualità, mentre altri vettori restarono nella fascia 50-60%. Tra le alleanze, Gemini raggiunse in alcune rilevazioni oltre il 90%, un livello nettamente superiore a quello di Premier Alliance e della precedente Ocean Alliance. Msc, Cma Cgm e Cosco, dal canto loro, registrarono flessioni a doppia cifra nel confronto tra il 2023 e il 2024.
Al centro del fenomeno c’è il peso della geopolitica: le tensioni nello stretto di Hormuz e in altre aree strategiche hanno imposto cambi di rotta che allungano le distanze, saturano nuovi hub e generano congestione negli scali che assorbono i volumi deviati. Accanto alla geopolitica, pesa la cronica difficoltà di sincronizzare porto e magazzino: la carenza d’infrastrutture digitali e di coordinamento tra terminal, trasporto terrestre e magazzini amplifica ogni ritardo delle navi. Ricordiamo che porti e magazzini sono gli anelli più deboli della catena logistica, con costi indiretti crescenti legati a movimentazioni straordinarie e inefficienze di processo.
M.G.











































































