- Nel 2025 gli incidenti marittimi globali per navi sopra le 100 GT sono scesi del 16%, a 2.818 casi, mentre le perdite totali hanno toccato il minimo storico di 43 navi, confermando un calo strutturale decennale della sicurezza in mare.
- I guasti ai macchinari restano la prima causa di incidente, con 1.505 casi (53% del totale) nel 2025, aggravati dall'invecchiamento della flotta (età media 23 anni) e dall'uso crescente di ricambi non originali.
- Crescono i rischi emergenti: incendi legati alle batterie agli ioni di litio, frodi nella dichiarazione delle merci e interferenze sui segnali Gnss, che si aggiungono alle tensioni geopolitiche nei passaggi stretti marittimi come Hormuz e il Mar Rosso.
Il Safety and Shipping Review 2026 di Allianz fotografa un settore marittimo che, nel suo complesso, non è mai stato così sicuro in termini di perdite totali, ma che al tempo stesso affronta un cambiamento profondo nella natura dei rischi operativi. Secondo il rapporto, nel 2025 gli incidenti globali per le navi sopra le 100 GT sono diminuiti del 16%, scendendo a 2.818 casi contro i 3.353 dell'anno precedente. Le perdite totali si sono attestate a 43 navi, il dato più basso mai registrato, in un andamento decennale che ha visto una media di 70 perdite annue nel periodo 2021-2025 contro le 111 del quinquennio precedente.
Dietro questo miglioramento aggregato, il rapporto individua però tre direttrici di rischio in espansione: i guasti ai macchinari, che restano la causa principale di incidente con il 53% dei casi nel 2025; l'instabilità geopolitica nei principali passaggi marittimi, dallo Stretto di Hormuz al Mar Rosso, che ha alterato in modo permanente le rotte commerciali globali; l'evoluzione tecnologica delle merci trasportate, in particolare le batterie agli ioni di litio, che ha reso gli incendi a bordo una minaccia più complessa da gestire. A questi si aggiunge un quarto fattore, più recente: le interferenze sui segnali satellitari Gnss, che stanno mettendo in difficoltà i sistemi di navigazione elettronica in diverse aree del mondo.
In ambito economico, il rapporto stima una spesa in conto capitale per la decarbonizzazione tra i 150 e i 200 miliardi di dollari nel periodo 2021-2025, con oltre il 58% del tonnellaggio ordinato nel 2025 nel trasporto di container compatibile con il Gnl. Resta tuttavia un vuoto normativo: le tecnologie per i carburanti alternativi, come ammoniaca e metanolo, avanzano più rapidamente dei quadri regolatori e assicurativi, mentre lo stallo in sede Imo sul quadro per le emissioni nette zero alimenta l'incertezza sugli investimenti futuri degli armatori.
I guasti ai macchinari sono la prima causa d’incidente. Nel 2025 sono avvenuti 1.505 di questi eventi, quasi sei volte il numero delle collisioni, che si fermano a 260 casi. A livello decennale (2016-2025) il rapporto conta 12.991 guasti meccanici contro 2.822 collisioni, un dato che conferma come il cedimento tecnologico abbia superato l'errore umano di manovra come principale fonte di pericolo in mare. Secondo gli analisti, questo fenomeno è direttamente collegato all'invecchiamento della flotta globale, la cui età media ha raggiunto i 23 anni nel 2025.
Quasi un quarto delle portacontainer in navigazione ha superato i venti anni di vita e le navi più anziane risultano responsabili di oltre la metà di tutti gli incidenti legati alla sicurezza. Il ritardo nel rinnovo delle flotte, dovuto a colli di bottiglia nei cantieri navali e a incertezze normative, costringe molti armatori a mantenere in servizio unità obsolete, mentre l'inflazione dei costi di riparazione e la carenza di pezzi di ricambio originali spingono verso un uso crescente di componenti non originali. Questa combinazione aumenta il rischio di blackout improvvisi a bordo, con perdita di propulsione e controllo della nave: un evento che, se si verifica in porti o canali di navigazione stretti, può avere conseguenze catastrofiche, come dimostrato dal caso della portacontainer Dali a Baltimora nel 2024.

Il rischio incendio resta una delle cause più gravi di perdita totale, anche se in calo rispetto al 2024: 218 casi nel 2025 contro 255 dell'anno precedente, comunque il secondo dato più alto del decennio. Il gigantismo navale ha reso gli incendi più difficili da gestire per gli equipaggi, spesso costretti ad abbandonare la nave prima dell'arrivo dei soccorsi specializzati. A complicare il quadro contribuisce la transizione energetica: l'aumento del trasporto di batterie agli ioni di litio, sia all'interno di veicoli elettrici sia come merce generica, genera incendi complessi da estinguere, in particolare sulle navi ro-ro e sulle car carrier, spesso progettate decenni fa senza sistemi antincendio adeguati alle criticità termiche di questi accumulatori. Il rapporto segnala che il 25% degli incendi legati alle merci va attribuito a carichi non dichiarati o mal etichettati, un fenomeno che ha portato a un aumento delle dichiarazioni di avaria generale, con i proprietari del carico chiamati a condividere costi di salvataggio che possono raggiungere il 50% del valore della merce. Per contrastare il fenomeno, stanno nascendo strumenti basati sull'intelligenza artificiale, come il programma Wsc/Ncb, per filtrare milioni di prenotazioni e individuare in anticipo le merci pericolose non dichiarate.
Il Mediterraneo orientale e il Mar Nero hanno registrato il maggior numero d’incidenti nel 2025, con 622 casi, seguiti dalle Isole Britanniche con 619. Sul fronte delle perdite totali, però, il punto caldo resta la regione tra il Sud della Cina, l'Indocina, l'Indonesia e le Filippine, che negli ultimi dieci anni ha contato 255 navi perse, la concentrazione più alta al mondo, legata agli enormi volumi di traffico import/export che saturano l'area. Le navi cargo sono state le più colpite nel decennio, con 328 perdite totali su 905, seguite dai pescherecci con 141 casi. Le cause prevalenti di perdita totale nel decennio restano l'affondamento, al 41%, l'incendio o l'esplosione, al 20%, e l'incaglio, al 19%. Il rapporto dedica attenzione anche alle rotte artiche, sempre più utilizzate come alternativa a Suez per dimezzare i tempi di transito attraverso la Northern Sea Route. Negli ultimi dieci anni si sono registrati oltre 500 incidenti nel Circolo Polare Artico, quasi la metà dei quali causati da guasti ai macchinari, un dato allarmante considerata la totale assenza d’infrastrutture di soccorso e riparazione in quell'area.
Tra i rischi emergenti segnalati dal rapporto appare l'aumento del disturbo (jamming) e della falsificazione (spoofing) dei segnali Gnss, che stanno compromettendo sistemi critici come l'Ais e la navigazione elettronica, soprattutto nelle aree geo-politicamente instabili. Questi fenomeni hanno già causato deviazioni involontarie e incagli, come nel caso della Msc Antonia, oltre ad aumentare il rischio di collisione. Le tensioni geopolitiche restano centrali nell'analisi del rapporto, che cita la crisi del Mar Rosso e il blocco di Hormuz. Le navi che restano intrappolate in aree di conflitto come il Golfo Persico affrontano inoltre rischi indiretti, tra cui il biofouling estremo, le incrostazioni biologiche sullo scafo che riducono drasticamente l'operatività, e interruzioni critiche dei programmi di manutenzione dovute al mancato approvvigionamento di pezzi di ricambio.
Mara Gambetta







































































