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    Quando il dazio degli Usa lo paga l’esportatore

    Nel regime Ddp (Delivered Duty Paid) è il venditore estero, e non il compratore, a dover sostenere dazi, tasse e spese di sdoganamento all'ingresso delle merci negli Stati Uniti. Si tratta dell'unico Incoterm 2020 che attribuisce questo obbligo all'esportatore.

    In pratica il venditore non paga direttamente la dogana Usa, ma si avvale di spedizionieri o corrieri internazionali che anticipano gli import duties per suo conto, addebitandoglieli poi sulla base di un calcolo preventivo del landed cost.

    L'adozione del Ddp verso gli Usa comporta rischi rilevanti per l'esportatore: errori di classificazione doganale, sottostima dei dazi, possibili dazi antidumping o compensativi e la necessità di gestire la figura dell'importer of record nel quadro delle normative federali americane.

    Nel commercio internazionale con gli Stati Uniti, la questione di chi paghi i dazi all'importazione dipende in larga misura dal termine Incoterms scelto dalle parti nel contratto di vendita. La risposta non è univoca: solo nel caso del Ddp — acronimo di Delivered Duty Paid — l'obbligo ricade interamente sul venditore estero (tranne il caso di accordi specifici firmati tra le parti). In tutti gli altri regimi contrattuali più diffusi, dall'Exw al Fob fino al Cip, i dazi e le formalità doganali d’importazione sono a carico del compratore. Il Ddp è definito dagli Incoterms 2020 della Camera di Commercio Internazionale come il termine che attribuisce al venditore il massimo livello di obblighi: questi deve organizzare il trasporto, sostenere tutti i costi, espletare sia le formalità di esportazione sia quelle di importazione e pagare dazi e tasse nel Paese di destinazione. La merce viene consegnata all'acquirente già sdoganata, nel luogo concordato, senza che il destinatario debba sostenere alcun esborso aggiuntivo al momento della consegna.

    Sul piano pratico, il venditore che opera in regime Ddp verso gli Usa si fa carico di una serie di voci di costo ben definite. La principale è rappresentata dai dazi doganali, calcolati sulla base del codice Hs della merce, dell'origine dichiarata e del valore in dogana. A questi si aggiungono le spese di sdoganamento, gli onorari del customs broker, il Merchandise Processing Fee e altre imposizioni amministrative richieste dalla dogana Usa, ossia dall'U.S. Customs and Border Protection (Cbp). In molti casi il prezzo Ddp comprende anche l'assicurazione e gli oneri accessori di movimentazione, così che il compratore Usa non abbia costi ulteriori.

    Un aspetto spesso frainteso riguarda le modalità operative del pagamento. Il venditore estero, in molti casi, non versa i dazi direttamente alla Cbp: si avvale invece di spedizionieri internazionali o corrieri che anticipano gli import duties per suo conto. Questi intermediari addebitano poi tali importi al venditore, di norma sulla base di un preventivo di landed cost concordato prima della spedizione. Molti corrieri e piattaforme di commercio elettronico consentono di calcolare e riscuotere dazi e tasse già nella fase di checkout, permettendo all'esportatore di offrire una consegna Ddp con prezzo finale trasparente e senza sorprese per il destinatario.

    Dal punto di vista giuridico-doganale, va notato che il compratore americano, o un importatore of record da questi designato, rimane spesso la figura che compare formalmente nelle dichiarazioni alla Cbp, anche quando il costo economico dei dazi è integralmente a carico del venditore. Questo sdoppiamento tra soggetto giuridico e soggetto economico è una delle particolarità operative del Ddp verso gli Usa, e richiede una gestione attenta delle responsabilità di compliance.

    Il ricorso al Ddp si è intensificato negli ultimi anni, in particolare nelle spedizioni verso consumatori finali e nel commercio elettronico transfrontaliero. La crescita di questo modello è stata favorita dallo sviluppo di servizi logistici dedicati che rendono possibile la pre-fatturazione dei dazi all'esportatore, eliminando i rischi di mancata consegna o di rifiuto della merce da parte del destinatario a causa di costi doganali inattesi. È emerso un ricorso crescente al Ddp in ambito commercio elettronico verso gli Usa anche in risposta alle modifiche sulla soglia de minimis per alcune origini.

    Il contesto daziario americano è diventato più complesso negli ultimi anni. L'introduzione e l'adeguamento di dazi aggiuntivi — come quelli previsti dalla Sezione 232 sull'acciaio e l'alluminio, dalla Sezione 301 su determinati prodotti di origine cinese, o le misure specifiche su alcune categorie merceologiche — ha reso più arduo per il venditore stimare con precisione il costo complessivo dello sdoganamento al momento della definizione del prezzo Ddp. Dal 2025, l'eliminazione generalizzata dell'esenzione de minimis oltre 1 dollaro di valore rende in pratica ogni spedizione soggetta a dazio o tassa, rendendo ancora più centrale la corretta imputazione dei costi in operazioni Ddp.

    I rischi per il venditore che sceglie il Ddp verso gli Usa sono molteplici e non vanno sottovalutati. Un errore di classificazione merceologica con il codice Hs errato può comportare rettifiche doganali e sanzioni. Una sottostima dei dazi applicabili — soprattutto in presenza di misure antidumping, dazi compensativi o tariffe straordinarie — può erodere significativamente il margine di vendita. A questo si aggiungono possibili blocchi per non conformità a normative specifiche, come l'Uyghur Forced Labor Prevention Act, che impone requisiti documentali stringenti per determinate categorie di prodotti di origine cinese.

    Per gestire correttamente un Ddp verso gli Usa è necessario che il venditore valuti anche la necessità di registrarsi fiscalmente nel Paese di destinazione, poiché l'assunzione delle imposte all'importazione può implicare obblighi fiscali più ampi a livello federale e statale. Diversi esperti raccomandano di ricorrere al Ddp verso gli Usa solo quando l'esportatore dispone di collaboratori affidabili sul territorio americano, di adeguata conoscenza delle normative doganali Usa e di sistemi di calcolo del landed cost aggiornati in tempo reale. In assenza di questi presupposti, può risultare preferibile utilizzare termini come il Dap (Delivered at Place), lasciando al compratore l'onere del pagamento dei dazi in dogana, pur a fronte di una maggiore complessità per l'acquirente.

    Anna Maria Boidi

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