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  • Benzina spacciata per solvente sequestrata a Padova

    Benzina spacciata per solvente sequestrata a Padova

    Le Fiamme Gialle del Comando Provinciale di Padova hanno sottoposto a sequestro preventivo 33mila litri di benzina di contrabbando, dichiarata come solvente nei documenti di trasporto, e l'autoarticolato utilizzato. Denunciato per contrabbando di prodotti petroliferi il conducente ungherese del mezzo, fermato al valico di Tarvisio.

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    Nel 2024 cresciuto il traffico di Global Ports in Russia

    Foto: Global Ports

    Il 2024 si è rivelato un anno dinamico per il mercato russo del trasporto marittimo di container. Dopo un periodo di rallentamento legato alla pandemia e alle conseguenze delle sanzioni sorte dall’invasione dell’Ucraina, i dati più recenti segnalano un rimbalzo robusto nei volumi movimentati, sebbene il settore continui ad affrontare sfide rilevanti sul piano logistico, normativo e geopolitico.

    Secondo i risultati operativi di Global Ports, uno dei principali operatori terminalistici in Russia, il volume totale movimentato nei suoi terminal marittimi ha toccato quota 5,39 milioni di teu nel 2024, con una crescita del 14,1% rispetto all’anno precedente. Il solo quarto trimestre ha segnato un record storico con 1,466 milioni di teu, pari a un incremento del 18,6% rispetto allo stesso periodo del 2023. Un ritorno ai livelli del 2021, prima delle principali interruzioni generate dal quadro sanzionatorio internazionale.

    Il bacino del Mar Baltico ha trainato l'espansione, registrando nel quarto trimestre +17,7% su base annua e un aumento del 34,4% sull’intero anno. Mentre l’Estremo Oriente russo, pur restando il principale polo container in termini assoluti, ha visto rallentare la crescita al 5%. Il sud del Paese – ovvero i bacini del Mar Nero-Azov e del Caspio – ha chiuso l’anno con un incremento del 6,3%. L’analisi disaggregata dei principali porti evidenzia +58,6% per i porti baltici (830.900 teu) e +6,7% per quelli del Mar Nero-Azov (555.200 teu). In controtendenza il Caspio, che ha perso il 37,5% dei volumi, complice la rimodulazione degli scambi regionali e l'impatto delle restrizioni normative.

    Secondo gli analisti, diversi i elementi sono alla base di questa ripresa. Il primo è la ripartenza dell’economia russa, spinta anche dalla domanda interna e dal consolidarsi del commercio elettronico, che ha aumentato il bisogno di soluzioni logistiche affidabili. Inoltre, gli investimenti pubblici nelle infrastrutture portuali hanno migliorato la capacità operativa dei terminal, in particolare nella zona baltica, dove Global Ports ha superato la media di mercato con un aumento del 27,1% su base annua. Si registra anche un’impennata nel trasporto di merci non containerizzate, che nel 2024 ha raggiunto i 6,6 milioni di tonnellate.

    Un altro motore di crescita è la strategia russa di diversificazione commerciale. L’orientamento verso i Paesi asiatici, in particolare la Cina, ha contribuito a mantenere attivo il traffico container nonostante le difficoltà nelle relazioni con l’Europa. Tuttavia, le conseguenze della guerra in Ucraina non sono marginali. I rincari energetici hanno inciso sul potere d’acquisto europeo e quindi sulla domanda, mentre il rafforzamento delle sanzioni ha imposto nuove sfide operative.

    Le restrizioni imposte dall’Unione Europea, tra cui il divieto di accesso a 74 navi nei porti comunitari, i limiti alle transazioni con infrastrutture marittime e i vincoli sui finanziamenti bancari, hanno costretto diversi operatori a ricalibrare le rotte e a trovare soluzioni alternative. Le difficoltà di assicurazione e pagamento in ambito internazionale continuano a influire sull’efficienza della catena logistica.

    A complicare il quadro, si aggiungono le misure adottate direttamente dalla Russia. In ottobre è stato vietato il transito di merci a duplice uso (civile e militare), con ricadute anche su spedizioni apparentemente non sensibili, come abbigliamento proveniente dalla Cina. L’attuazione frammentaria della direttiva, unita alla richiesta russa d’ispezionare fisicamente ogni container, ha generato ritardi e aumentato l’incertezza per gli operatori. La mancanza di trasparenza nei meccanismi di ricorso ha aggravato ulteriormente la situazione.

    Anche sul fronte infrastrutturale emergono punti critici. I porti dell’Estremo Oriente, tra i più trafficati, hanno sofferto episodi di congestione, mentre interruzioni nella catena di approvvigionamento – legate sia al conflitto sia alla pandemia – continuano a ostacolare la regolarità dei flussi. Gli attacchi con droni a raffinerie russe hanno influito sulle esportazioni di carburante, un fattore non secondario per la stabilità del comparto marittimo.

    Sul piano geopolitico, ulteriori pressioni arrivano dal Kazakistan, che a febbraio 2025 ha introdotto restrizioni ferroviarie al traffico con la Russia, senza fornire giustificazioni chiare. Le nuove regole rischiano di compromettere la continuità del trasporto di container lungo la rotta asiatica, sollevando preoccupazioni tra le aziende cinesi che temono rincari e ritardi.

    In risposta a queste difficoltà, Mosca intende sviluppare la rotta artica. Questo tracciato rappresenta una delle principali scommesse strategiche per Mosca, che ha affidato a Rosatom la gestione dell’intera infrastruttura: dalla sicurezza alla navigazione, fino al supporto con rompighiaccio nucleari. Tuttavia, il progetto è frenato dalla scarsità di navi adeguate. I flussi previsti per il 2024 si fermano a circa 40 milioni di tonnellate, la metà dell’obiettivo ufficiale. Una differenza che rivela i limiti strutturali ancora da colmare.

    In parallelo, il traffico container continua a offrire opportunità. La crescita del mercato interno russo, lo sviluppo degli scambi con l’Asia e l’adozione di tecnologie avanzate – dall’intelligenza artificiale all’Internet delle Cose – stanno contribuendo a trasformare il settore. Però le fonti russe e quelle internazionali offrono interpretazioni in parte divergenti. Se realtà locali come Fesco parlano di resilienza e di una ripresa strutturale, fonti come Container Trade Statistics mettono l’accento sull’impatto negativo delle sanzioni e sulla necessità di una profonda riorganizzazione per affrontare i nuovi equilibri globali.

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