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    Cinque morti nella Honour 25 per battaglia con i pirati

    Immagine: TrasportoEuropa IA
    • Le autorità del Puntland hanno ripreso il 29 settembre 2026 la petroliera Honour 25, sequestrata il 21 aprile con diciassette marittimi a bordo. Cinque sono stati uccisi e quattro feriti. Sono i primi morti attribuiti ai pirati somali da oltre dieci anni.
    • Nel primo semestre 2026 l'Imb ha registrato nel mondo 38 episodi di pirateria e rapina armata, il livello più basso dal 1992. Dieci sono attribuiti a pirati somali, contro tre nello stesso periodo del 2025: cinque dirottamenti, tre navi colpite da armi da fuoco e due tentativi. Ai gruppi somali fa capo il 94% dei 67 marittimi presi in ostaggio.
    • Secondo il Rusi, dalla fine di aprile i pirati hanno sequestrato sei navi mercantili, quattro delle quali petroliere, contro tre in quasi quattordici anni. Pesano la riduzione delle navi militari, spostate verso Hormuz e Bab el-Mandeb, e l'assenza di guardie armate a bordo. Con la Honour 25 e la Eureka, cinque navi su sei sono state liberate.

     

    Cinque mesi di sequestro sono terminati con cinque marittimi uccisi nella battaglia ingaggiata dalla polizia marittima del Puntland che si è svolta il 29 settembre 2029 al largo di Dharin-baar, nel distretto di Bandar Beyla, per liberare la petroliera Honour 25 dirottata dai pirati il 21 aprile. Il ministero dell'Informazione della regione semiautonoma ha comunicato che le vittime sono tre cittadini pakistani, uno del Myanmar e uno indiano, mentre quattro marittimi, tre pakistani e un indiano, sono rimasti feriti. Sono le prime uccisioni attribuite ad azioni dei pirati somali da più di un decennio. La Honour 25, una piccola nave cisterna per prodotti petroliferi di bandiera di Palau, trasportava 18.500 barili di carburante e diciassette membri d'equipaggio, dieci dei quali pakistani. È stata abbordata dai pirati mentre viaggiava dall'Oman verso la Somalia, con destinazione Mogadiscio.

    Sulla dinamica delle uccisioni circolano due versioni. Il governo del Puntland dichiara che i pirati abbiano ucciso i cinque marittimi prima dell'avvio dell'operazione, ma non ha precisato come né quando. Due sopravvissuti pakistani, sentiti dall'Ansar Burney Welfare Trust e citati da The Express Tribune, raccontano un'altra storia: l'intervento delle forze somale avrebbe scatenato uno scontro a fuoco e i sequestratori, messi sotto pressione, avrebbero sparato sull'equipaggio mentre abbandonavano la nave, danneggiando anche la timoneria e rendendo la petroliera ingovernabile. Già prima dell’attacco, alcuni marittimi avevano avvertito un'associazione pakistana che i carcerieri minacciavano di uccidere gli ostaggi in caso di tentativo di riprendere la nave. Non risultano finora verifiche indipendenti della dinamica.

    Anche il numero degli arresti è stato corretto: il Puntland ha comunicato sedici fermi dopo averne annunciati inizialmente ventuno, con almeno undici sequestratori fuggiti e latitanti. Intanto, il ministero degli Esteri pakistano ha reso noti i nomi dei tre connazionali uccisi: Rafi Ullah Khan, Syed Kashif Umer e Mahmood Ahmed Ansari e ha precisato che i sopravvissuti sono stati portati a terra a Bandar Beyla. Secondo l'Express Tribune, la richiesta di riscatto era cambiata più volte fino a scendere a un milione di dollari (circa 870mila euro).

    Lo stesso giorno si è chiusa anche la vicenda della Eureka. I pirati che la trattenevano da 150 giorni hanno portato la nave in secca a Hulcaanood, sempre nel distretto di Bandar Beyla, hanno sbarcato i dodici marittimi, otto egiziani e quattro indiani, e sono fuggiti. Secondo la Polizia del Puntland, quando i militari si sono avvicinati i sequestratori sono scappati verso l'entroterra. Quattro giorni prima venne riconquistata la Sibu 1, nota anche come Seamull, petroliera sotto sanzioni statunitensi dirottata in agosto. Quell'operazione si è però conclusa con la fuga di 28 dei 41 sospetti durante il loro trasferimento notturno su strada da Garacad a Garowe.

    Con le operazioni del 29 settembre salgono a cinque su sei le navi liberate tra quelle sequestrate dai pirati al largo della Somalia a fine agosto. La Sward, nave da carico di bandiera di Saint Kitts e Nevis, è stata rilasciata l'11 settembre dopo 138 giorni di prigionia e il pagamento di un riscatto di entità non dichiarata e stime non confermate parlano di una cifra è compresa tra 1,7 e 2,7 milioni di dollari (circa 1,5-2,3 milioni di euro). I pirati l'avevano anche usata come nave madre per catturare almeno due pescherecci iraniani e la nave da carico Lutuf, di bandiera del Camerun. Proprio quest’ultima le versioni divergono: fonti della sicurezza del Puntland parlano di un riscatto di 2,5 milioni di dollari (circa 2,2 milioni di euro), mentre il Governo federale attribuisce il rilascio alla pressione militare della Marina militare turca e delle forze armate somale.

    Il caso Honour 25 è il più grave degli episodi rilevati dal rapporto Imb sul primo semestre 2026. A livello mondiale gli episodi di pirateria e rapina armata contro navi sono stati 38, contro 90 nello stesso periodo del 2025 e 60 nel 2024. È il dato semestrale più basso dal 1992, però cresce la quota somala: il Centro attribuisce ai pirati somali dieci episodi, contro tre nella prima metà del 2025 e otto nel 2024. Soprattutto, i gruppi somali sono responsabili del 94% dei marittimi presi in ostaggio nel mondo, che nel semestre sono stati 67. Dei dieci episodi somali, cinque sono dirottamenti: due cisterne per prodotti petroliferi, due sambuchi e una nave da carico generale. Tre navi sono state colpite da armi da fuoco e due hanno subito tentativi di avvicinamento.

    Dopo un primo trimestre relativamente calmo, nella seconda metà di aprile c’è stata una svolta. Dopo la Honour 25, il 23 aprile la nave da carico Elfriede ha respinto l'attacco di un barchino veloce: a circa 600 metri c'è stato uno scambio di colpi tra i quattro pirati e la squadra di sicurezza armata di bordo. Due giorni dopo è stato dirottato il sambuco emiratino Fahad 4, rilasciato il 4 maggio, e il 26 aprile è toccato alla Sward, a circa 20 miglia da Garacad. Il 2 maggio la Eureka, cisterna di bandiera del Togo, è stata abbordata all'ancora a circa 12 miglia dal terminal di Qana, nello Yemen, da nove uomini armati, che hanno preso in ostaggio i dodici marittimi e diretto la nave verso la Somalia.

    In giugno la pressione si è spostata nel Golfo di Aden, ma con esito diverso. Il 15 giugno la portacontainer Greta Star e la petroliera Vst Amara sono state colpite da armi da fuoco. Contro la seconda è stato sparato anche un razzo, andato a vuoto, e la scorta armata ha risposto al fuoco. Il 21 giugno la cisterna Sea Heart ha subito un tentativo di avvicinamento. Secondo l'Imb, in tutti questi casi le navi hanno evitato l'abbordaggio applicando le Best Management Practices e chiede alle Marine militari presenti nell'area una postura più robusta e un deterrente navale forte. Ricorda inoltre che in passato si sono registrati attacchi a oltre mille miglia dalla costa somala e che alcuni dirottamenti di sambuchi e pescherecci potrebbero non essere stati denunciati.

    Una lettura di fondo della recrudescenza della pirateria somala viene da Christopher Hockey, ricercatore del Rusi a Nairobi, in un'analisi del 23 settembre. In quasi quattordici anni, tra il crollo di questo fenomeno nel 2012 e l'inizio del 2026, al largo del Corno d'Africa furono dirottate solo tre navi cargo, mentre solo dalla fine di aprile 2026 ne sono state sequestrate sei. Ciò avviene in due aree: tre navi sono state catturate lungo la costa orientale del Puntland, tra Garacad e Durdura, e tre sul versante yemenita del Golfo di Aden, prima di essere tutte trasferite in acque somale. Quattro delle sei erano petroliere. Tra le cause, Hockey indica la riduzione delle navi da guerra internazionali dal 2021 e un ulteriore spostamento di unità nel 2026 verso Hormuz e Bab el-Mandeb. A ciò si somma l'aumento del traffico al largo della Somalia per le deviazioni di rotta legate alla guerra di Stati Uniti e Israele contro l'Iran, insieme al rincaro del petrolio e a condizioni del mare insolitamente calme. Dal gennaio 2023 è stata inoltre revocata l'Indian Ocean High Risk Area, e le compagnie hanno quindi ridotto i costi delle misure di protezione. Nessuna delle navi dirottate quest'anno aveva una scorta armata a bordo.

    A terra, prosegue l'analisi, il quadro non è cambiato. Le comunità costiere del Puntland ricevono servizi limitati, i tagli agli aiuti internazionali pesano, i prezzi di cibo e carburante salgono e la pesca illegale continua a impoverire gli stock. Capi, manovalanza e finanziatori della stagione 2008-2012 si erano spostati sul contrabbando, e alcuni restano collegati agli apparati di sicurezza del Puntland o del governo federale. Sul ruolo degli Houthi il Rusi resta cauto. Esistono segnalazioni non confermate di addestramento, equipaggiamenti e finanziamenti forniti ad alcuni gruppi di pirati e indicazioni di partenze da insediamenti yemeniti con la partecipazione di cittadini dello Yemen. Funzionari del Puntland hanno attribuito a persone legate agli Houthi un coinvolgimento nel sequestro della Eureka e fonti riservate parlano di un finanziamento del dirottamento della Sward. Lo stesso Hockey definisce però circostanziali le prove di un legame diretto. L'Imb tiene comunque distinti gli attacchi con missili e droni nel Mar Rosso e nel Golfo di Aden, che non classifica come pirateria.

    L'analisi segnala anche il profilo anomalo di alcune navi catturate. La Honour 25 risulterebbe di proprietà di un imprenditore del Puntland, la Asana avrebbe trasportato un carico falso e ha una proprietà contesa, la Sibu 1 viene associata alla flotta ombra iraniana e la Lutuf avrebbe trasportato armi turche dirette a Mogadiscio. Secondo Hockey, l'andamento dell'ondata dipenderà dalle modalità di liberazione delle navi, però il ricorso alla forza ha però un costo: il Puntland accusa la Turchia di raid aerei per liberare la Lutuf, con almeno quattordici morti, e la vicenda ha acceso uno scontro con il governo federale. L'ultima nave mercantile ancora in mano ai pirati è la Asana, cisterna dirottata il 17 luglio. Mohamed Mubarak, responsabile dell'ufficio di coordinamento della sicurezza del Puntland, ha dichiarato che al largo della regione non ci sono più navi sotto sequestro e che l'ultima si trova nelle acque del vicino Stato del Galmudug.

    M.G.

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