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    Le proteste ambientaliste e pro-Pal rallentano il porto di Rotterdam

    Foto: Geef Tegendas/@ras_4rw
    • Dal 9 maggio 2026 il gruppo olandese Geef Tegengas sta bloccando la principale linea ferroviaria merci del porto di Rotterdam, la Havenspoorlijn, con sit-in sui binari che fermano per ore i treni container diretti verso la rete europea. Le azioni si sommano ai rallentamenti doganali del 23 gennaio e alle mobilitazioni sindacali contro il blocco degli aumenti salariali.
    • Le proteste del 2026 s’innestano su un ciclo di conflittualità avviato nell'ottobre 2025, quando lo sciopero dei lavoratori addetti al lashing paralizzò i principali terminal container del porto per giorni, accumulando oltre 18-20 portacontainer in rada e fermando circa 17mila teu al giorno. La campagna attuale è politicamente distinta ma logisticamente contigua: colpisce gli stessi nodi infrastrutturali.
    • Il porto di Rotterdam non è un caso isolato: nell'Europa del 2025-2026 si registra un'ondata di azioni di disturbo logistico contro la catena di forniture militari e fossili legate al conflitto a Gaza, dai terminal di Barcellona ai depositi di Anversa, con reti di coordinamento transnazionale che fanno del porto olandese il simbolo più visibile di questa strategia di "supply chain activism".

     

    A maggio 2026 il gruppo di azione climatica e pacifista Geef Tegengas ha avviato una campagna di blocchi quotidiani alla Havenspoorlijn, la principale linea ferroviaria merci del porto di Rotterdam, dichiarando di voler ostacolare il principale hub logistico d'Europa fino a quando il Governo olandese non adotterà un embargo commerciale e militare totale verso Israele e non avvierà una riduzione sostanziale dei traffici fossili che transitano per il porto. L'annuncio è arrivato il giorno dopo la prima azione, avvenuta sabato 8 maggio, quando decine di attivisti hanno occupato i binari all'incrocio tra Vondelingenweg e Petroleumweg, in piena zona portuale, bloccando per alcune ore il flusso di treni merci verso le retroportualità olandesi e la rete continentale. La mattina è cominciata con il sit-in, il pomeriggio si è conclusa con lo sgombero da parte della polizia.

    Nei giorni seguenti si è ripetuto lo stesso modello di azione: giorno due in un tratto diverso della stessa linea, giorno tre e giorno quattro ancora all'altezza di Pernis, nella zona della Vondelingenweg. Il quotidiano locale De Havenloods ha titolato "En dat is dag vier… Havenspoorlijn wéér geblokkeerd" ("Ed ecco il giorno quattro… la Havenspoorlijn di nuovo bloccata") con un tono tra l'incredulo e l'esausto che rispecchia la percezione degli operatori portuali di fronte a un'azione sistematica e dichiaratamente indefinita. Ii treni merci in uscita dai terminal container e dal bacino Maasvlakte restano fermi in attesa della rimozione del blocco, con effetti a catena sulle connessioni intermodali e sui caricatori che dipendono dalla puntualità ferroviaria.

    L'impatto operativo di queste azioni è diverso da quello di uno sciopero portuale generalizzato. Il tratto ferroviario bloccato è parte essenziale del corridoio che collega il Maasvlakte alle retroportualità olandesi e al cuore delle reti merci europeo e la scelta del punto di blocco non è casuale: è strategica sia in termini di rendimento simbolico sia per il danno logistico concentrato e secondo Geef Tegengas, le azioni avrebbero già causato milioni di euro di danni all'operatività del porto. Gli organizzatori hanno inoltre annunciato che il 26 e 27 giugno si terrà una "massa-actie" (azione di massa) di due giorni, presentata come un'escalation rispetto alle azioni giornaliere, con riferimento alle giornate del 10-11 ottobre 2025, quando la cosiddetta "Rotterdam Block Party" bloccò l'accesso stradale ai terminal Apm Maasvlakte 2 e Rwg per sei ore, fermando il flusso di camion da e verso il porto.

    Il 2026 s’innesta su un 2025 già segnato da una conflittualità straordinaria. Nell'autunno di quell’anno il porto di Rotterdam subì uno sciopero a oltranza dei lavoratori delle imprese di lashing (che fissano il carico sui portacontainer) che paralizzò i principali terminal della baia: Apm Maasvlakte 2, Rwg, Ect Delta, Hutchison Ports Delta 2 ed Euromax. La paralisi fermò circa 17mila teu al giorno e accumulato oltre 18-20 portacontainer in rada, con uno scenario di congestione paragonabile a quello dei grandi blocchi pandemici. A quel conflitto sindacale si aggiunsero le prime azioni di Geef Tegengas e delle reti pro-Palestina, che il 10 ottobre 2025 bloccarono gli accessi stradali ai terminal e iniziarono a costruire la narrativa del porto come "cuore pulsante dell'impero logistico" da colpire, secondo la formula della loro campagna "Empire of Logistics".

    Nel 2026 la dimensione sindacale e quella politico-ambientale seguono binari parzialmente separati ma si alimentano a vicenda. Sul versante del lavoro, il 23 gennaio i doganieri del porto svolsero una "stiptheidsactie" - cioè un'applicazione rigidissima di tutte le procedure previste - al terminal Rwg, controllando in modo particolarmente meticoloso ogni camion in entrata. Sorsero code agli accessi che si estesero fino alla viabilità ordinaria. Il sindacato Fnv Havens, nello stesso periodo, convocò assemblee e consultazioni per costruire un mandato verso azioni più ampie contro i piani del Governo in materia di sicurezza del reddito e tutele dei lavoratori portuali: la "nullijn", ovvero il blocco degli aumenti salariali per il 2026, è la miccia di una tensione che resta aperta e che potrebbe innescare un'escalation di scala ben più ampia rispetto ai blocchi ferroviari di Geef Tegengas. Fino ad oggi i due fronti non si sono uniti, ma la loro coesistenza crea un contesto di fragilità strutturale in cui azioni mirate possono rapidamente trasformarsi in crisi logistiche più estese.

    Nello stesso tempo, la Rotterdam Palestina Coalitie e altre reti pro-Gaza hanno promosso nel corso del 2026 campagne con focus diretto sul porto e sulle compagnie di navigazione. La più visibile è quella contro Maersk, accusata di complicità nel conflitto a Gaza: lo slogan "Stop Maersk! Stop medeplichtigheid! De haven van Rotterdam…" circola sui social e orienta le adesioni verso le giornate di mobilitazione di giugno. L'ecosistema delle proteste comprende anche Rights Forum e altri collettivi olandesi che organizzano sit-in, marce e momenti di pressione politica che, pur non sempre fisicamente in area portuale, mantengono alta l'attenzione pubblica sulla catena logistica che transita per Rotterdam.

    Il porto olandese non è però un caso isolato nel panorama europeo. Dal 2024 in poi si è consolidato un movimento di "supply chain activism" che prende di mira i nodi della logistica continentale come punti di leva per esercitare pressione politica sul conflitto a Gaza. A Barcellona gruppi affini a Geef Tegengas hanno organizzato blocchi ai terminal del porto con obiettivi analoghi; ad Anversa, le reti di coordinamento pro-Palestina hanno segnalato azioni di pressione verso depositi e operatori logistici coinvolti nel transito di forniture militari. In Belgio e in Francia la discussione politica sulla responsabilità dei porti nella catena di approvvigionamento bellico ha trovato spazio in Parlamento, con interrogazioni e proposte di embargo che riprendono in parte le richieste degli attivisti. La strategia condivisa da questi movimenti è quella di spostare la protesta dal terreno simbolico (manifestazioni, petizioni) a quello operativo: colpire la continuità dei flussi logistici per rendere economicamente e politicamente costoso il mantenimento dei traffici contestati.

    Il profilo di rischio che emerge da Rotterdam nel 2026 è quello di un disturbo selettivo e reiterato, non di un blocco totale. Le azioni note hanno durata di alcune ore, con impatto diretto concentrato sul segmento ferroviario e su quello dei controlli doganali. I flussi più esposti sono il traffico di container lungo la Havenspoorlijn, le spedizioni legate a carichi fossili o riconducibili a forniture militari, che rientrano esplicitamente nell'agenda degli attivisti, e i servizi intermodali sensibili alla puntualità. Per il momento l'impatto non è paragonabile alla paralisi dello sciopero lashing del 2025, ma la combinazione di tensioni sindacali irrisolte, campagne politico-ambientali strutturate e una "massa-actie" annunciata per fine giugno disegna uno scenario in cui la pressione cumulata può tradursi, in determinati momenti, in perturbazioni di portata ben più rilevante per la catena di fornitura europea.

    M.L.

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