A una decina di giorni dal fermo che il Comitato Trasporto Siciliano ha programmato dalla mezzanotte del 16 ottobre al 20 ottobre 2026, dal ministero dei Trasporti non è arrivata alcuna i convocazione. Lo denuncia il 5 ottobre 2026 il presidente del Comitato, Salvatore Bella, ricordando che la protesta nasce con dell’aumento del prezzo del gasolio e del costo dei biglietti delle navi, entrambi "alle stelle", e accusa il Governo di non voler affrontare i problemi sollevati dall'associazione. Le richieste di incontro, spiega Bella, procedono da un mese e l'attesa porta il Comitato a definire l'esecutivo "irresponsabile". L'organizzazione afferma di aver cercato finora di non mettere in difficoltà la committenza, ma di non poter più lavorare in queste condizioni. Nelle previsioni del Comitato, le conseguenze del fermo ricadranno soprattutto sulla grande distribuzione e sull'ortofrutta, con supermercati vuoti per una settimana. Le modalità dell’azione non prevedono blocchi o presidi, ma semplicemente i camion resteranno fermi nei piazzali.
In Calabria l'autotrasporto è già sceso in piazza il 5 ottobre, a partire dalle 7.00, quando Fedralog Calabria ha radunato davanti alla Cittadella regionale di Catanzaro circa un centinaio di veicoli industriali, in una manifestazione pacifica. L'iniziativa non è né un fermo generale né un blocco stradale e nei giorni precedenti l'associazione aveva precisato che gli autotrasportatori non avrebbero interrotto l'attività. Le imprese chiedono risposte concrete al rincaro del gasolio e dei costi d'esercizio, che considerano ormai insostenibili. Domandano anche misure strutturali e la possibilità di trasferire almeno in parte gli aumenti sulla committenza lungo la filiera. Una loro delegazione è stata ricevuta in mattinata dall'assessore regionale Gianluca Montuoro, che ha prospettato un incontro a breve e un tavolo tecnico con il Governo. Il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, ha annunciato un intervento da 15 milioni di euro contro il caro carburante, impregno che i manifestanti considerano un primo segnale, ma ancora insufficiente.
Su questo tipo di mobilitazioni prende una posizione critica la Lega Autisti Autotrasportatori Indipendenti Siciliani Nazionali (Laaisn). Senza citare iniziative specifiche, l'associazione mette in guardia contro i blocchi e i fermi di autotrasportatori e agricoltori di questi giorni nel Mezzogiorno. Per la Lega, presieduta da Tania Andreoli, queste azioni danneggiano l'economia interna e finiscono per favorire le lobby e la grande distribuzione organizzata. Per i piccoli produttori e gli autotrasportatori monoveicolari si traducono invece in un autogol fatto di merce deperibile buttata e contratti rescissi. Multinazionali e Gdo, sostiene la Laaisn, possono contare su una solidità strutturale che consente loro di assorbire i ritardi temporanei e di ricorrere a importazioni a basso costo dall'estero. È una lettura che rovescia quella del Comitato siciliano, per il quale proprio la grande distribuzione sarebbe il soggetto più esposto al fermo.
La Lega aggiunge che qualsiasi iniziativa di questo tipo, se non raccoglie il sostegno dell'opinione pubblica, risulta inutile e destabilizzante, perché rompe i legami sociali, spinge il ceto medio a chiedere interventi di ordine pubblico e lascia piccoli produttori e autotrasportatori ancora più isolati. Il dissenso sulle forme di protesta si accompagna a un'analisi del mercato dei carburanti che chiama in causa la politica fiscale. Andreoli contesta i ripetuti tagli alle accise decisi dal Governo. A suo avviso, sostenere artificialmente la domanda abbassando il prezzo alla pompa rischia di generare una scarsità fisica di carburante sul mercato interno, in una fase di carenza mondiale dovuta soprattutto alla minore capacità di raffinazione dell'Europa occidentale. La presidente teme inoltre che i tagli facciano perdere di vista il riallineamento delle accise del gasolio a quelle della benzina, con la base fissata a 0,6729 euro al litro per eliminare i sussidi ambientalmente dannosi in linea con gli impegni del Pnrr. Sottolinea però che questa misura "sta già gravemente impattando sul sistema produttivo". Nel mirino finisce poi lo sconto praticato da Eni, che per la Lega "in realtà non lo è". L'associazione lo considera un modo per razionare la domanda attraverso i prezzi, accelerando l'esaurimento delle scorte, oltre che una forma di concorrenza sleale verso gli altri operatori.






































































